Istat. In difesa di Blangiardo. Si può essere ancora cattolici in Italia?

Politica

Prove tecniche di dittatura. Appena viene nominato un dirigente pubblico che non ricalca l’ideologia laicista o il pensiero unico, scatta la Santa Inquisizione radical e liberal, con i suoi processi preventivi a mezzo stampa. La parola d’ordine è scomunicarlo, epurarlo, ovviamente nel nome della democrazia, della libertà e dell’obiettività.

E’ quello che è successo ad esempio, a Marcello Foa, che ha dovuto subire le pene dell’inferno, per assumere l’incarico di presidente del Cda Rai, che legittimamente il nuovo governo gli aveva conferito. E’ quello che è successo ieri a Gian Carlo Blangiardo, designato ai vertici dell’Istat. Istituto nevralgico e strategico che storicamente offre alla politica e alle istituzioni, numeri e dati importanti per pensare e scrivere le leggi. Un istituto da sempre tirato per la giacchetta a seconda delle convenienze del momento.

E di cosa è stato accusato Blangiardo al punto che, al momento, la sua nomina è stata sospesa? “Di essere di parte”. Gli si rimprovera la sua formazione cattolica, il suo aver collegato (lesa maestà) la crisi economica alla denatalità, ponendo la famiglia naturale al centro delle scelte politiche. E richiamando tutti al dovere di aiutarla e non di limitarsi a prebende o mancette, tipo sgravi fiscali o asili nido etc.

Gli rimproverano il suo essere contro lo ius soli e vicino, oltre che a Cl, anche a Salvini, e di aver scritto un libro insieme al professor Vaditara, sovranista doc. Gli rimproverano di aver polemizzato con Boeri, presidente dell’Inps (questo istituto sì, fa politica d’opposizione), a proposito di pensioni e di migranti (apriti cielo).

Questo vuol dire “mettere a rischio l’indipendenza e l’imparzialità dell’istituto”, argomento scelto da tutta l’opposizione indignata, da sindacalisti, a esponenti del Pd? Tra tutti ha brillato per astio e livore ideologico la lettera di Francesco Sinopoli, segretario generale Flc Cgil, alla Commissione Affari Costituzionali.
Due considerazioni: quando le scelte istituzionali le fa la sinistra è normale alternanza democratica, spoil system. Quando le fa la destra, o i populisti, è dittatura e indottrinamento.

E poi, l’argomento che viene usato è sconfortante quanto emblematico e denuncia ormai il tasso di emergenza democratica in cui versa l’Italia e non solo (basta vedere alcuni servizi tv, certe trasmissioni Rai). Non si può essere cattolici: chi crede nella religione è di parte. Chi è ateo, agnostico, laicista, è per definizione obiettivo, garanzia di indipendenza, obiettività, libertà di espressione e di pensiero.

Ma questi atteggiamenti concretamente dittatoriali nel nome della democrazia non fanno pensare? Ricordano i tanti dissidenti e i tanti sacerdoti uccisi in passato dal comunismo in Russia, dai governi liberali massonici in Messico, dalla repubblica democratica spagnola, in quanto pericolosi sovversivi rispetto al libero pensiero che andava (e va) difeso col fucile. E il fucile oggi è diventato la censura alla libertà di opinione cattolica. O controcorrente.

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