Mistero Enrico Letta. Ecco il suo piano fuori dal Pd

Politica

Che sta facendo Enrico Letta? Sono giorni che il suo nome circola nuovamente. Era sparito, avvolto nell’anonimato e nel mistero, dopo la parentesi governativa, che lo aveva visto protagonista di uno stile che comunque gli appartiene, che incarna e che gli viene unanimamente riconosciuto: uno stile da vecchia e nobile scuola scudocrociata.

Come noto, se ne era andato dalla politica attiva e ufficiale non sbattendo la porta, separandosi, però, in modo netto da quel Renzi (che lo obbligava a stare “sereno”, avendo già preparato la sua defenestrazione); il quale, di lì a poco, avrebbe berlusconizzato il Pd, preparandolo ai vari patti del Nazareno, il peggiore trasformismo che storia repubblicana abbia conosciuto, come fossero normalità “progressista”.

Quello che si sapeva di Letta, ancora giovane per essere emarginato, ma già troppo veterano per essere considerato un politico nuovo (a livello anagrafico), almeno al pari di Salvini e Di Maio, erano i suoi libri (l’ultima sua fatica, “Ho imparato”), la presenza in importanti Fondazioni internazionali e la sua scuola politica, incubatrice, come ama dire, “di una nuova classe dirigente”.
Da giorni come detto, è tornato. Si riparla di lui: cosa farà, cosa sta facendo? Cosa architetta?

Per ora, poche risposte: innanzitutto, non sarà più organico al dibattito interno dem. Non c’entra più con le primarie e con gli scontri tra notabili vecchi e nuovi (Zingaretti, Martina e soci). Non si è fatto incastrare da Calenda, dentro il suo nuovo fronte repubblicano e considera esaurita la fase della sua componente tra l’altro, costola fondatrice del Pd.

Il suo nuovo ruolo va capito, decodificato alla luce della frase sibillina, tipicamente democristiana, che ha detto: “Non mi candido (alle Europee), ma darò ugualmente il mio contributo”.

Posto che ha mutato perimetro, in che consisterà questo contributo? Uscendo dagli schemi destra-sinistra. Lo ammette lui stesso in un’intervista al Corriere della Sera di ieri: “Molta gente ha votato per i 5Stelle senza essere populista o antieuropeista. Bisogna ripartire da lì. Se la sinistra continua con la narrazione anti-populisti contro populisti, farà un favore a Salvini”.

Un superamento delle vecchie antinomie, che lui ha frequentato per una dimensione più ampia: “Non dobbiamo lasciare a Di Maio e Salvini la paternità della parola Italia”. Decodificato, un patriottismo democratico, riformatore e identitario, sociale e liberale. Che sembra tanto il popolarismo di don Sturzo rivisitato oggi.

E che si collega a precise indiscrezione che vedrebbero Letta, insieme a Prodi, lavorare per un’area cattolica, gradita a papa Francesco (che teme l’irrilevanza dei credenti in politica, specialmente rispetto alle politiche di Salvini su immigrazione, sicurezza e anti-Ue, viste dalla Santa Sede, come fumo negli occhi); insieme a Sant’Egidio e al Popolo della Famiglia, guidato da Mario Adinolfi.

Illazioni, scenari astratti, semplici ipotesi di lavoro, con mille possibili varianti? Ma in fondo, la politica è la mediazione tra l’assoluto del pensiero e il reale possibile. Una frase dc di cui Letta è degno e moderno erede.

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