Sea-Watch. Fi ormai sta con la sinistra e Toti è un corpo estraneo

Politica

Giovanni Toti lo dice da tanto. Forza Italia, a parole richiama Matteo Salvini ai vecchi amori, al vecchio centro-destra berlusconizzato, invitandolo a togliersi dall’abbraccio mortale dei grillini. Proprio lui, il presidente della Regione Liguria, che da ultimo delfino del Cavaliere, è stato sorpassato nelle preferenze, da Antonio Tajani, nella lunga lista degli eredi azzurri, prima lanciati sul mercato, poi vampirizzati.

Lui che mesi fa, ancora non pentito (leggendo le interviste che concede), ha proposto il nuovo “partito unico del centro-destra”, non versione-Predellino, ma dati i voti e i sondaggi, a trazione leghista (modello-Le Pen), tanto da meritarsi il nomignolo di “Enrico-Giovanni Toti”, l’eroe inutile della prima guerra mondiale che dalle trincee, prima di morire, buttò le sue stampelle contro l’avanzante nemico austro-ungarico.

Secondo Toti-indomito, infatti, Fi starebbe sbagliando tutto. Sta spingendo, con le sue politiche cieche, la Lega proprio tra le braccia di Di Maio.
E come? Con posizioni ambigue. Una volta protegge Salvini dall’incriminazione sulla Diciotti, un’altra boccia la Manovra, perché troppo di sinistra. Da una parte, appoggia il decreto sicurezza, dall’altra difende a spada tratta la Ue e tutte le ingiurie che Bruxelles riversa sull’Italia.

Ultimo episodio la traversata romantica e patetica, dietro la maschera umanitaria, di Stefania Prestigiacomo, in gommone con Nicola Fratoianni di Sinistra italiana, e il radicale di Più Europa Riccardo Magi, violando le regole marittime, con l’obiettivo di visitare e salvare le 47 “vittime della Sea-Watch”. Vittime di Hitler-Salvini.

Un atto dimostrativo che secondo Toti, esalta e valorizza unicamente le posizioni demagogiche della sinistra: “Più che di riunioni di partito, a questo punto, abbiamo bisogno, data la confusione politica e ideologica, di un buon lettino di psicanalisi”.

Ma una cosa deve capire Toti. L’atto della Prestigiacomo, subito assecondato e condiviso da Berlusconi e dalla Carfagna, dimostra il radicale cambio di pelle di Fi, non più partito moderato, cattolico, liberale di massa del 1994, ma ormai partito liberal, molto più vicino al Pd di quanto non si creda. La Prestigiacomo, la Carfagna, quasi tutte le donne azzurre, lo stesso Cavaliere “pascalizzato”, è da tempo su posizioni laiciste, liberal, radical.

E’ proprio Toti che rischia, invece, di essere un corpo estraneo in casa sua. E non si tratta di mera opposizione al governo gialloverde. La verità è semplice; Lega e 5Stelle, al di là delle fibrillazioni, stanno avviando un processo di osmosi politica: un polo sovranista, populista, omogeneo su sicurezza, identità, immigrazione, primato degli italiani, nuova Europa. E Fi e Pd, sono di fatto, dal canto loro, dentro un polo radical: liberali in politica, liberisti in economia, laicisti sui temi etici, ultra-europeisti e ultragarantisti sul resto.

Fatica sprecata, quindi, quella di Toti. L’Italia e le categorie della politica non tornano più indietro. Un’operazione di recupero del centro destra che fu, sa più di funerale che di rinascita.

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