La guerra contro Maduro. Altro che democrazia

Politica

Contro Maduro c’è stata una regia perfetta. Ha iniziato Trump, lo ha seguìto la Ue. Tutti subito a riconoscere Guaidò come legittimo capo di Stato e di governo.

E ha suscitato sconcerto e perplessità la posizione del governo italiano, che si è sottratto al gioco dei guelfi contro i ghibellini. Una neutralità che, nel caso dei grillini, affonda le radici in un terzomondismo ideologico noto; nel caso delle nostre istituzioni, a partire dal presidente Mattarella, sa di “democristianume”, retaggio di una propensione al compromesso da prima Repubblica. Il silenzio di Mattarella è stato interpretato come atto di opportunità per non mettere in difficoltà la comunità italiana residente in Venezuela, chi ci abita e chi ci lavora, esponendola a ritorsioni pericolose da parte del dittatore.

Ma c’è un ma. Sabato si sono contrapposte due piazze, egualmente numerose e con motivazioni forti: i fan di Maduro che intendono difendere la loro terra, la patria socialista dalle ingerenze straniere, in perfetta continuità con le idee della rivoluzione sudamericana, che ha attraversato molti paesi, dal Cile al Brasile in poi.
I supporter di Guaidò sventolano le bandiere della democrazia occidentale, dei diritti civili e dello sviluppo economico. E’ ovvio che Usa e Ue lo abbiano trasformato in un’icona.

Quello che sorprende è la fretta: bocciare la vittoria di Maduro, bollandola come effetto di brogli e appoggiando quello che per l’attuale leader, ancora in carica, è e resta un golpe internazionale.
E come noto, democrazia, libertà e diritti, sono la santa Trinità laicista che copre sempre altre operazioni (dall’America latina all’Iraq), spesso anticamera di guerre di ingerenza democratica.
Con quale obiettivo? La guerra economica, la geopolitica, il controllo delle fonti di energia.

E qui viene un sospetto. Dietro le sanzioni al petrolio venezuelano, la nazionalizzazioni viste come il demonio, la compagnia pubblica Pdvsa al centro del mirino, c’è la grande mano delle compagnie petrolifere a guida Usa?
Un sospetto che cambia la partita. Altro che democrazia.

Condividi!

Tagged