Come finirà il duello tra Di Maio e Salvini. Tutte le date.

Politica

I conti tornano o non tornano? I Conte tornano o non tornano? Il futuro di un governo, quello gialloverde compreso, è legato ai numeri. Numeri promessi e numeri realizzati (una prima avvisaglia si è vista con la Manovra). Una cosa è certa: la luna di miele è finita. I sondaggi cominciano a scendere, il gradimento di Palazzo Chigi è passato dal 60% al 53%, sommando tra l’altro due partiti, grillini e leghisti, in rotta di collisione. E Di Maio e Salvini lo sanno bene.

Da una parte, in vista delle europee, i due Dioscuri stanno estremizzando le loro posizioni ideologiche per raggranellare tutti i voti possibili (nel gioco delle parti interno, ad esempio, Di Maio moderato e Di Battista estremista, Salvini estremista e Giorgetti moderato etc), anche a rischio di far saltare tutto; dall’altra ascoltano preoccupati le raccomandazioni del premier, che non vuole vanificare un lavoro originale e innovativo, ossia l’esperimento gialloverde, primo esecutivo populista della Repubblica italiana.

Quindi, il futuro di Palazzo Chigi sarà deciso da altri numeri: le date, i giorni che faranno la storia. Date dove si concentrerà tutta la guerra diretta e indiretta tra i due vicepremier. Mascherata mediaticamente da sorrisi e rassicurazioni.

10 febbraio. Le regionali abruzzesi ridefiniranno gli equilibri nazionali tra 5Stelle e Carroccio, al momento, con i seggi del 4 marzo scorso, totalmente a vantaggio del Movimento. Sara Marcozzi, candidata governatore, è una fedelissima di Di Maio ( e lui intende giocarsi per interno la partita), mentre Marco Marsilio, l’antagonista del centro-destra (frutto della vecchia alleanza Lega-Fdi-Fi), in quota Meloni, appare un candidato debole. Riuscirà l’effetto-Salvini a compensare i rapporti di forza?

15 febbraio. La questione delle autonomie (più che la Tav, la Tap, gli inceneritori, i vaccini) è la vera spina nel fianco. I grillini sono centralisti, la Lega ha una tradizione opposta. Di Maio teme che un rafforzamento federalista delle istituzioni possa danneggiare il Sud che ha votato in massa per il reddito di cittadinanza. Salvini deve consolidare il tesoretto del Nord, oggi in mano al suo partito (Lombardia e Veneto), fonte di consenso, e motore del Pil italiano. Una cosa non da poco.

19 febbraio. Il voto in Giunta sul caso Diciotti stabilirà la posizione definitiva sull’immunità da concedere a Salvini. E Di Maio non potrà più barcamenarsi tra due scelte: coerenza con la sua storia e superiore interesse del governo. Temendo che se casca Salvini, casca pure il governo. Oppure no?

24 febbraio. Voto regionale sardo. Per la prima volta la Lega si presenta nell’isola. E il candidato di tutto il centro-destra è Christian Solinas, segretario del Partito sardo d’azione, un autonomismo più antico di quello padano. Ci sarà ancora l’effetto-Salvini?

21 marzo. E’ la data più accreditata per il voto al Senato sull’autorizzazione a procedere contro Salvini. E finiranno le strategie. In qualsiasi caso sarà una data “importante”.

26 maggio. Il voto europeo. Da un lato, Salvini spera di incassare tutto il suo lavoro come ministro degli Interni (la chiusura dei porti, la sicurezza, l’anti-Ue, il primato degli italiani), rafforzando l’internazionale dei sovranisti; dall’altro, Di Maio ancora non ha trovato una sua casa solida, alternativa al Pse, al Ppe e ai sovranisti. Ci ha provato con i gilet gialli, con i risultati che si sono visti. Anche se i pentastellati avranno una buona affermazione nazionale rischiano di non contribuire ad un cambio di scenario continentale. Mentre Salvini può cambiare realmente: un governo Ppe-sovranisti, per una nuova Commissione europea, per una nuova Ue.

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