Venezuela. Papa Francesco ha capito, Salvini no. Ecco chi è Guaidò

Politica

Papa Francesco ha fatto bene due volte. Negli Emirati Arabi ha ripercorso il cammino di Benedetto XVI (il discorso di Ratisbona). Un dialogo a favore della pace e dell’unità delle religioni, nel nome di Dio, che non significa abdicazione alla Verità Rivelata. Con un obiettivo: impedire l’abolizione della religione, l’allontanamento di Dio dal mondo, magari mettendo in guerra cattolicesimo e Islam, per far trionfare l’ateismo mondiale.

Un pianeta laicizzato dove non ci saranno differenze identitarie tra popoli, culture, storie. Tutti apolidi, ma cosmopoliti, cittadini del mondo, ridotti a merce e a cose, schiavi dell’economia (il mercato globale), che piace tanto ai Soros di turno.
Cosa avranno pensato i detrattori ideologici di casa nostra, vedendo i centomila cristiani radunati per la prima volta davanti al Pontefice, vicario di Cristo, nella penisola arabica? E’ un’abdicazione o una prova di coraggio?

E ha fatto bene il Pontefice offrendosi come mediatore delle “due parti” in Venezuela. Ma lo vorranno? Dimostrazione evidente che il papa non legittima, non si offre alla strumentalizzazione ideologica, che sta dividendo l’opinione pubblica internazionale in un duello ipocrita tra guelfi e ghibellini, tra bene e male: nostalgici comunisti, per definizione, servi della dittatura di Maduro, e filo-occidentali, liberali, laici, cittadini democratici, moderni e progressisti, che sventolano la bandiera di Guaidò.

La verità e l’interesse dei popoli, come noto da sempre, sta nel mezzo e non è mai come sembra, come le lobby mediatiche, economiche e politiche vogliono far apparire; lobby che partono a raffica quando c’è l’ordine di scuderia: inizia Trump, seguono a ruota Ue, premier occidentali schierati, direttori tv, esperti e commentatori ufficiali della grande stampa.
La pace che insegue papa Francesco è, invece, una pace vera, figlia della verità e della giustizia, e figlia di un’altra pace, superiore. E non si limita a ridurre i danni. Perché è ovvio che in Venezuela si dovrà arrivare ad una mediazione, evitando un bagno di sangue; è ovvio che si dovrà arrivare a nuove e più trasparenti elezioni (che la Chiesa, tra l’altro, ha immediatamente chiesto).

Ma qui il tema non è il consenso che Maduro ancora ha, da vincitore anche se opaco, delle ultime consultazioni; il tema non è la conferma o meno del diritto all’ingerenza democratica, che dovrebbe valere anche per tanti altri paesi (e come mai non scatta per gli altri?), e che in passato ha giustificato guerre sbagliate dagli effetti devastanti.
Il focus è cosa c’è dietro questa improvvisa accelerazione in Venezuela. Lo Speciale lo denuncia da giorni: il petrolio, lo sfruttamento delle risorse energetiche, e l’idea che gli Usa hanno del Sud-America, una loro colonia economica, un bacino naturale per la loro leadership e sopravvivenza.

“Tu chiamale se vuoi privatizzazioni”. I presidenti americani non hanno mai digerito le nazionalizzazioni dei paesi che hanno la fortuna di avere pozzi petroliferi. Le guerre, dall’Africa al Medio-Oriente, si fanno e si sono fatte per questo.
Ed ora è venuto il momento di bloccarle pure in Venezuela, in omaggio al mercato globale, alla libertà economica, che prende il nome di privatizzazioni multinazionali a guida Usa.

E’ la stessa strada che ha percorso invano da noi Enrico Mattei, presidente dell’Eni, morto in circostanze misteriose, colpevole di essersi inimicato le “sette sorelle”, a prova che la sovranità energetica dei singoli paesi non esiste e non può esistere.
E chi percorre questa via, finisce male. Ci ha provato anche Berlusconi, si pensi alla sua amicizia con Putin e Gheddafi (l’oleodotto), ed è finito come è finito.
Maduro, è la vittima sacrificale di questa nuova-antica strategia. Ma per favore non parlate di comunismo, di delinquente, di socialismo patriottico, di libertà contro la dittatura. E’ un pretesto. E chi ci casca, da destra a sinistra, o è un utile idiota o è in malafede.

Guaidò, da personaggio di terza schiera, a icona della democrazia, della libertà, dei diritti civili, della democrazia?
Ecco chi è, quali valori persegue e di quali cordate fa parte: appartiene ad un piccolo partito di centro-sinistra, liberal-progressista, chiamato Voluntad Popular, che ha ottenuto, alle scorse elezioni, solo l’8,3% dei voti nell’Assemblea. Rappresenta la nazione? Basta per incoronarlo rappresentante del popolo? Che idea hanno della democrazia i nostri portavoce ufficiali?

Il suo partito è famoso, guarda caso, perché ha eletto i primi attivisti Lgbt in Parlamento. Sostiene la globalizzazione, una società inclusiva senza razze, età, orientamento sessuale, identità di genere. Lo stesso Guaidò, per i più informati, sarebbe un affiliato della massoneria.
Tutte scelte legittime per chi ci crede, ma che danno l’esatta fotografia del personaggio, del reale disegno in atto e della reale posta in gioco.
La guerra tra identità e mondialismo, sovranità politica ed economia globale, tra popoli e caste, tra valori e laicizzazione del pianeta si è trasferita pure in America Latina.

E fa specie che da noi, la classe politica non abbia colto, o non abbia voluto cogliere il senso dello scontro. Appena qualche sfumatura nelle prime dichiarazioni del nostro governo. Subito smentite da Salvini. Che in ciò si è accodato perfettamente alla narrazione che ha uniformato Berlusconi, Tajani, la Bonino, Casini, il Pd e Leu. Salvini come certa destra nostrana, ha capito chi è Guaidò? Come si fa ad essere sovranisti in Europa e mondialisti in America? Come si fa ad essere anti-Lgbt in Italia e filo-Lgbt in America?
Il papa invece, non è caduto nella trappola.

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