Abruzzo. Nessun vecchio centro-destra. Ecco cosa farà Salvini

Politica

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Effetto-Abruzzo. I disperati dell’opposizione mediatica e politica ora si aggrapperanno al centro-destra “vecchia maniera” per mettere in difficoltà il governo Conte. Non hanno altro. Quelli del Pd, poi, non si sono accorti che il partito è morto, nessuno li ha avvertiti, forse dovevano candidare Mahmood. Il ceto politico, ancora vicino a Berlusconi, spera di recuperare terreno, invitando ancora una volta, Salvini a tornare all’ovile.

Certamente con il risultato travolgente della Lega, qualche tentazione Salvini ce l’avrà (di far saltare il banco), e sicuramente il modesto risultato dei 5Stelle si rifletterà dentro il Movimento, obbligato a decidere se “tornare di lotta” o “continuare di governo”, col rischio di venire ulteriormente indebolito.
Vediamo i risultati: Marco Marsilio (Fdi) ha ottenuto il 48,7% dei voti. La Lega ha conquistato un grande 27,8%; Fi, nonostante la discesa in campo di Berlusconi, il 9,2; Fdi il 6,7. Giovanni Legnini ha portato il centro-sinistra al 31,3, col Pd che non ha superato l’11.4 (bei tempi quelli del pieno renziano). Sara Marcozzi, 5Stelle, pupilla di Di Maio, non ha superato il 19,6%: una forte regressione.

I giochi futuri. Naturalmente in molti parleranno di semplici elezioni regionali, di condizioni particolari, territoriali, di scelta relativa alle persone, ma il vento, la tendenza c’è.
La vittoria di Marsilio, però, non deve far pensare ad una riproposizione del centro-destra, modello 1994, ormai finito (una Fi centrale, liberale, cattolica e moderata, una destra popolare e una Lega nordista); Salvini sia se lascia il governo, sia se si rimette dentro il vecchio schema, sia se continua così, erodendo i pentastellati, al momento, col successo mediatico e politico dovuto alle sue scelte (su immigrazione, sicurezza, primato degli italiani), farà comunque il pieno di voti. Assorbendo ogni elettorato: da Fi a Fdi a Casapound che ha preso col suo candidato (Stefano Flajani) appena lo 0,4%.

Giorgia Meloni, felice per il centro-destra regionale vincente (guidato da Fdi) sta pensando di rilanciare la sua offerta politica per non restare schiacciata tra il Carroccio e l’antico schieramento: un partito sovranista-conservatore alleato della Lega. Con un avvertimento al Cavaliere: prendere o lasciare.
I 5Stelle pagano la loro politica ondivaga, a metà tra la competizione con Salvini e i ritorni di fiamma movimentisti (Di Battista e Fico). Per Di Maio i prossimi non saranno giorni facili, specialmente in vista delle europee, dove il Movimento dovrebbe recuperare qualche punto percentuale.

Cosa li ha penalizzati? Tanti elementi: lo sradicamento ideologico, la forza mediatica di Salvini, l’aver abbandonato temi cari, come il NoTav (trattato in modo ambiguo), o il NoVax.

La sinistra si deve rifondare. Il Pd ormai è un partito senza più identità, né ruolo. Abbaiare alla luna contro Salvini, prospettando una narrazione astratta e ancora ideologica bocciata dalla maggioranza dei cittadini (l’immigrazione necessaria, la globalizzazione, l’europeismo fideistico) non paga.
Un segnale forse è venuto dal pullulare delle liste civiche, che tutte insieme hanno portato Legnini a superare il 31,3%, lui che non si è voluto presentare direttamente col logo del Pd. Un civismo progressista che fa il paio con le ricette salvifiche in casa dem di Calenda e dello stesso Renzi.

Infine, le nuove categorie. A livello di percezione storica e popolare, il discorso è diverso. Da mesi si sta affermando anche in Italia la categoria “alto-basso” (popoli contro caste), e se guardiamo al risultato complessivo dell’area “populista-sovranista” (Lega e 5Stelle), partiti anche contigui su parecchi temi (i processi politici creano delle indubbie osmosi), c’è stato in Abruzzo soltanto un riequilibrio in favore della Lega. E se andiamo all’opposizione, il “polo liberal” (Fi e Pd), anche qui, partiti omogenei su tanti valori (europeismo, liberismo, liberalismo, laicismo), è finito in pareggio: Fi 9,2 e Pd 11,4%.
Ragion per cui, la competizione abruzzese non va vista come il recupero dei vecchi schemi (centro-destra vs centro-sinistra), ma come conferma dei nuovi, inaugurati il 4 marzo.

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