Effetto-voto on line. Ecco tutte le nuove correnti grilline

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Visto che Rousseau va tanto di moda, ebbene impariamo dal filosofo francese. Nel suo famosissimo “Contratto sociale” ha scritto senza mezzi termini che “la volontà generale è più importante della somma delle volontà individuali”. Prendere o lasciare.

La consultazione grillina, infatti, ha seguìto questa logica. E’ stata un esempio di partecipazione su piani diversi e opposti alla democrazia parlamentare. E’ il segno che la piazza sovrana sarà sempre più sostituita dalla rete sovrana.
E il voto, come noto, ha salvato Salvini, nel nome della “superiorità della nazione” (gli interessi pubblici difesi dal ministro), della “superiorità della volontà generale”, sancita dal voto-mandato del 4 marzo; valori considerati prevalenti rispetto “all’ideologia dell’umanità (prima i migranti poi la patria, la sicurezza)”.
E ora il governo andrà avanti; e il Movimento e la Lega continueranno a confrontarsi, scontrarsi, sui temi consueti: Tav, autonomie, economia, trivelle etc.

Ma in casa pentastellata non è oro tutto quello che luccica. Forse Di Maio ha recuperato terreno, ma le sofferenze, le spaccature, sono destinate ad aumentare. Fibrillazioni contrattuali (gialloverdi) comprese.
E non è più questione del gap tra “5Stelle di lotta” e “di governo”, con i primi che rimproverano ai secondi di aver tradito le battaglie che hanno consentito la conquista di Palazzo Chigi.

La geografia tra “sinistra e moderati”, tra amici di Fico e amici di Di Maio, con Di Battista nel mezzo, è superata. Dopo il voto della piattaforma (60 a 40), e della giunta di ieri, il bipolarismo interno è più ricco e variegato.
L’assemblea notturna dei gruppi (di lunedì), subito dopo il verdetto informatico, ha disegnato ufficialmente la nuova mappa.

Ci sono i “politici eletti” (cittadini che, per statuto, si autogovernano), che polemizzano con i “cittadini non eletti”, magari ignorando il dna del Movimento (la politica, i candidati, i programmi vengono ratificati dalla base). Ma prima o poi, questa divaricazione doveva esplodere: gli eletti rivendicano il diritto ad agire, a decidere e ad assumersi le loro responsabilità. I cittadini dal basso, i militanti, gli iscritti, dal canto loro, non accettano che il Movimento diventi a sua volta una casta. Quando Francesco D’Uva ha riunito i parlamentari grillini, per discutere sul voto on line, si è sentito apostrofare con grida di rabbia: “Se votano i militanti, noi che ci stiamo a fare?”. Un argomento molto caro, tra l’altro, alle opposizioni che hanno affondato il coltello nella piaga proprio su questo.

Poi, ci sono gli assenti, gli “arrabbiati e delusi”, quelli che alla riunione non si sono presentati o sono fuggiti subito. E questi sono a metà tra la sinistra grillina e la dissidenza pura, al limite della epurazione: Alberto Airola, Paola Nugnes, Elena Fattori, Matteo Mantero.

E infine, la diaspora più grave, quella “sindaci-ministeriali”. Cioè il trio Raggi, Appendino e Nogarin, sempre più distanti dalla cupola e appunto, la cupola, composta da Di Maio, Fraccaro, Bonafede, Toninelli, Trenta e Giulia Grillo (i poltronisti). Di Maio, stanco ma soddisfatto, ha gettato acqua sul fuoco: “Si fanno strumentalizzare, mi cadono le braccia”. E non è la prima volta che i sindaci assumono posizioni intransigenti, per riprendersi la scena ideologica, forse per depistare i loro cittadini dal bilancio non proprio positivo delle rispettive gestioni amministrative.

Nuove tribù, quindi, dentro il Movimento che si accinge a trasformarsi in partito (accettando la collaborazione delle liste civiche nei territori), e che diventeranno molto probabilmente delle correnti; esattamente come i partiti classici che i 5Stelle pensavano, volevano, cancellare.
Pure questa un’abdicazione della linea originale? E la volontà generale di Rousseau? Resta solo il nome della piattaforma?

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