Governo, parla Massimo Fini: “Salvini ambiguo sul dopo europee”

Interviste

Non si spengono all’interno del Movimento 5Stelle le polemiche scaturite in seguito alla decisione di votare contro l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Matteo Salvini sul caso Diciotti. I pentastellati hanno detto no al processo chiesto dal Tribunale dei ministri di Catania dopo che gli iscritti, con la consultazione online lanciata dalla Piattaforma Rousseau, si erano espressi a maggioranza per salvare Salvini. L’ala cosiddetta ortodossa e tanti militanti della prima ora stanno però accusando i vertici di aver rinnegato i principi del M5S, aver tradito la fiducia di tanti elettori e hanno chiesto l’intervento di Beppe Grillo, da molti visto come una sorta di garante della purezza originaria. Ne abbiamo parlato con lo scrittore e giornalista Massimo Fini, noto per il suo anticonformismo e per aver avuto sempre il coraggio di assumere posizioni “politicamente scorrette” e controcorrenti.

Hanno fatto bene i parlamentari del M5S a “salvare” Salvini nella Giunta per le autorizzazioni? O farebbero meglio a votare a favore della richiesta di processo quando arriverà nell’aula del Senato?

“Iniziamo con il dire che c’è una cosa del tutto illogica alla base di questa vicenda. Un movimento che ha raccolto alle ultime elezioni politiche undici milioni di voti, non può affidare le decisioni a 50mila iscritti della Piattaforma Rousseau. Una cosa che non sta in piedi. Ho sempre sostenuto, e lo ribadisco, che un movimento rivoluzionario dovrebbe essere leninista e le decisioni dovrebbero essere assunte dai capi riconosciuti come tali. Si immagina lei se ogni volta Lenin avesse dovuto consultare la base prima di assumere provvedimenti?”.

Ma lei Salvini lo avrebbe salvato o no?

Penso che la decisione sia giusta. Salvini non è accusato dalla magistratura di corruzione o di altri gravi reati contro la pubblica amministrazione, ma di aver assunto una posizione politica, discutibile quanto si vuole, ma perfettamente legittima. Una decisione che del resto l’intero governo ha condiviso. Quindi non aveva alcun senso mandare a processo il ministro per un atto di governo che è stato posto in essere sulla base di un indirizzo politico collegiale”.

Nel M5S però non tutti hanno condiviso questa decisione. Un 40% di iscritti si è comunque espresso per far processare il leader della Lega e ci sono forti contestazioni persino contro Grillo. Vede all’orizzonte una spaccatura?

“No, nessuna spaccatura. Direi che questa dialettica interna è assolutamente naturale in un movimento che contiene al proprio interno elementi di destra e di sinistra, oltre a tanti elettori che non si riconoscono in nessuna categoria politica. E’ quindi evidente che su singole questioni possano nascere delle divergenze anche molto forti. Ma è proprio questa la natura dei 5Stelle, quella cioè di andare oltre gli schieramenti e le ideologie, raccogliendo al proprio interno sensibilità differenti. Quindi non credo che si arriverà a spaccature o scissioni”.

C’è chi accusa il M5S di aver tradito i valori originari, di aver annacquato le battaglie storiche per interessi di governo, di aver perso l’identità diventando una casta. Condivide?

“Di caste in questi anni ne abbiamo viste tante e molto peggiori, da Berlusconi a Renzi. Il M5S nasce come movimento antisistema che si contrappone a tutti i partiti e gli schieramenti politici tradizionali, rompendo regole e schemi consolidati. C’è un’evidente volontà di delegittimarne costantemente l’operato, sia da parte delle altre forze politiche che della stragrande maggioranza dei media. Poi non dimentichiamo che l’obiettivo del M5S al governo è quello di attuare una forte politica sociale che consenta di appianare gli enormi divari che esistono nel Paese. Questo dà molto fastidio. Non troverete una casa di ricchi dove non si parli male dei 5Stelle”. 

L’accusa che viene rivolta a Di Maio e alla classe dirigente pentastellata è di essere appiattiti sulle posizioni della Lega. E’ così?

“No, anche questo non è vero. Salvini occupandosi quasi esclusivamente di immigrazione e sicurezza ha la possibilità di godere di una visibilità e di un impatto mediatico imminente, grazie alla lotta fra poveri che è tanto bravo a scatenare. Il M5S invece sta portando avanti un programma di stampo fortemente sociale e ci vorrà del tempo, anche forse l’intera legislatura, prima di poter godere dei benefici concreti di questi provvedimenti”.

Intanto ci sono le elezioni europee e i sondaggi vedono la Lega in forte ascesa e i 5Stelle in forte calo. Il governo sarà a rischio?

“Prevedo anche io una forte affermazione di Salvini a scapito del M5S, e ancora di più di Forza Italia che penso sia ormai destinata a scomparire. Non so quali siano le reali intenzioni del leader leghista. Fino ad oggi ha sempre assicurato che le elezioni amministrative non avrebbero prodotto nessuna conseguenza sul governo, indipendentemente dal rafforzamento o meno del Carroccio. Ed è sempre stato di parola. Per ciò che riguarda il post europee non è stato invece mai altrettanto chiaro. Dovrebbe parlare con franchezza ed essere meno ambiguo. Se non lo fa, mi viene da pensare che forse non escluda del tutto la possibilità di far saltare il banco”.

Pensa sia giusta la politica anti immigrazione di Salvini con la chiusura dei porti, il blocco delle navi e i respingimenti?

“Da un punto di vista generale non la condivido, perché va tenuto conto che soltanto il 20% dei migranti scappano davvero dalle guerre. Tutti gli altri arrivano qui in cerca del benessere. Ma è colpa degli occidentali se tante persone scappano dai loro Paesi di origine. L’Africa era autosufficiente, poi siamo arrivati noi europei e l’abbiamo depredata riducendola in miseria. Prima di respingere gli immigrati dovremmo ritirare tutte le aziende che abbiamo impiantato nell’Africa sub sahariana contribuendo a sfruttare quei popoli. Poi però serve anche essere realisti”.

Quindi?

“E’ logico che l’Italia non possa farsi carico di tutta l’immigrazione che si sposta dall’Africa, anche se poi molti migranti in realtà transitano soltanto nel nostro Paese per raggiungere la Germania e altre Nazioni. Non vedo quindi questa grande invasione di cui si parla. Ad ogni modo è necessario che le quote vengano distribuite in tutta Europa, perchè noi italiani, a differenza dei tedeschi, con il nostro debito pubblico non possiamo permetterci di accogliere un numero elevato di stranieri. Questo grazie soprattutto alla corruzione che, pochi lo ricordano, ma è costata circa un quarto del nostro debito. La nostra debolezza economica parte da lì. Poi non dobbiamo neanche dimenticare che c’è chi sull’immigrazione ha i suoi interessi, quello cioè di impiegare i migranti per sfruttarli nei lavori pesanti e risparmiare sui costi del lavoro”. 

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