Voto on line, la democrazia grillina. Quello che tutti non capiscono

Politica

In difesa dei 5Stelle, che non hanno bisogno di avvocati. Ma tutte le polemiche sul voto on line e sul presunto tradimento del Movimento, rispetto alla linea originale, oggetto in queste ore di una vibrante contestazione (da parte di amici e nemici), sono in malafede e soprattutto cieche.

E c’è una ragione. Se i politici cambiano posizione secondo la loro posizione geografica (se sono al governo si difendono e se sono all’opposizione attaccano, rendendo relative le idee e le parole), almeno gli osservatori (giornalisti, commentatori, esperti, docenti) dovrebbero fare un passo in avanti, un salto di qualità: comprendere che la politica sta cambiando e che ormai c’è un rapporto sempre più stretto tra new media, società e appunto, l’offerta politica.

Altrimenti tutti questi soloni, si espongono, come si sono esposti in passato, volenti o nolenti, a continue brutte figure. Pontificano e poi vengono clamorosamente smentiti dalla realtà in mutamento, in evoluzione, che oltrepassa le interpretazioni ideologiche. Così è accaduto con Trump, con la Brexit e con l’esito del voto italiano dello scorso 4 marzo.

Facciamo una fotografia: il Movimento è definito all’interno della “casa populista”, un partito post-ideologico-televisivo-informatico; i suoi candidati, i programmi e la sua linea politica, sempre in progress (quindi non ideologica, statica), vengono decisi dalla base dei militanti, degli iscritti e dei cittadini. I parlamentari eletti, quindi, non sono i mediatori tra il popolo e le istituzioni, ma cittadini che si autorappresentano nelle istituzioni. Sono semplice mezzo, non fine.

Non comprendere questo, vuol dire non capire la nuova politica (ripetiamo, le nuove categorie tipo “alto-basso”, popoli contro caste etc). Vuol dire non capire il dna strutturale dei 5Stelle. La loro visione della democrazia è quella di Rousseau: “La volontà generale è superiore alla sommatoria della volontà individuale”.

E’ ovvio che tale impostazione rappresenti un vulnus per i sostenitori della democrazia delegata, rappresentativa, parlamentare. Infatti, il concetto di democrazia dei grillini è totalitaria, è la democrazia diretta, che non prevede contaminazioni, alleanze, né mediazioni, pena la contaminazione (la rivoluzione o è integrale, o non è; il cambiamento o è integrale o non è). Non a caso, l’alleanza di governo con la Lega è stata definita “contratto”, proprio per evitare annacquamenti, ogni partner conserva la propria identità.

Questa è la forza e anche la debolezza dei grillini. Ad esempio, la linea politica, se è in progress, non può essere contestata se si espone al cambiamento programmatico e vista come tradimento. E la stessa dialettica scaturita dal voto on line, sul caso Diciotti, non può essere vista come divisione, spaccatura in seno al Movimento, ma come semplice manifestazione di democrazia dal basso.
Domanda: quella dei grillini è un incidente della storia o una nuova forma di democrazia, destinata a rinnovare realmente le istituzioni?

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