Sardegna, parla Becchi: “Cosa resta da fare ai 5Stelle”

Interviste

E’ in corso lo spoglio delle schede per ciò che concerne le regionali in Sardegna dove, stando alle previsioni, è previsto un testa a testa fra il candidato del centrodestra Christian Solinas, che risulterebbe in vantaggio sulla base dei dati molto parziali finora arrivati, e quello del centrosinistra Massimo Zedda. Sembra che anche sull’Isola si registri una pesante battuta d’arresto per il M5S che secondo i primi dati sarebbe al di sotto del 20%. Le urne si sono chiuse ieri alle 22 con l’affluenza che si è attestata sul 53,75% (790.347 votanti dei 1.470.401 aventi diritto), in crescita dell’1,5% rispetto alle precedenti consultazioni del 2014 (52,2%). In attesa di conoscere i risultati definitivi che probabilmente arriveranno in giornata, abbiamo provato a fare un primo esame delle proiezioni e dei dati reali arrivati in mattinata con il filosofo Paolo Becchi.

I primi dati che giungono dalla Sardegna sembrano confermare anche qui una battuta d’arresto del M5S. Che significa?

“Direi che queste elezioni hanno riaperto il dibattito sul voto disgiunto. Se le previsioni saranno alla fine confermate ci potrebbe essere una divergenza fra i voti assegnati alle liste e quelli dati ai candidati governatori. Io che sono da sempre un sostenitore del voto disgiunto non posso che essere molto contento di questo, perché lo considero un grande strumento di democrazia. Non è giusto che un elettore di un partito debba essere obbligato a votare anche il candidato governatore collegato alla coalizione di cui quel partito fa parte, se non lo ritiene meritevole”.

Così però non si rischia alla fine di creare il caos e rischiare di far trovare il governatore privo di una maggioranza?

“Il problema non è questo, ma la qualità del candidato proposto agli elettori. Il voto disgiunto è un caposaldo del sistema elettorale tedesco e in Germania ha sempre funzionato bene. Se i sardi hanno fatto un utilizzo massiccio di questa opportunità, e questo lo capiremo soltanto quanto avremo i dati definitivi, vorrà dire che hanno voluto lanciare un messaggio chiaro ai partiti. In questo caso mi pare evidente che il messaggio in direzione dei partiti  è quello di non aver apprezzato la scelta dei candidati governatori”. 

Sul centrodestra che dire?

“Iniziamo con il dire che il candidato governatore Solinas, che si appresta a vincere, seppur eletto in Parlamento con la Lega, è espressione del Partito Sardo d’Azione che però non è più quello delle origini. La funzione autonomista di un tempo si è andata ormai esaurendo e va detto pure che è stato più volte al centro di numerose polemiche a causa del modus operandi di certi suoi dirigenti. Il candidato del centrosinistra direi che ha dimostrato di essere invece all’altezza se, come sembra dagli exit poll, avrebbe ricevuto molti più voti personali rispetto alla coalizione che lo sosteneva, quindi ricevendo il consenso anche degli elettori di centrodestra o del M5S”. 

Ma è stato Salvini a volere la candidatura di Solinas. O no?

“Salvini dovrebbe riflettere seriamente su questa alleanza che la Lega ha voluto siglare con il Partito Sardo d’Azione. E’ vero che la Lega ha incrementato i suoi voti, ma non mi pare che i vantaggi siano stati così significativi. Forse lo sono stati per il partito sardo, ma non certo per Salvini. Non vorrei poi che sia stata sbagliata la scelta di nominare commissario della Lega in Sardegna Eugenio Zoffili, uno del Nord. Forse il fatto di non risiedere stabilmente sull’Isola ha portato Zoffili a delegare tutte le decisioni a Solinas?”.

Intanto il M5S continua a perdere voti. Dopo l’Abruzzo è arrivato anche il brusco stop della Sardegna. Una crisi irreversibile per i grillini?

Il bello del M5S è che a sentire i dirigenti non perde mai, o vince pure quando perde. Oggi potranno cantare vittoria soltanto se saranno confermate le previsioni che lo danno primo partito. La cosa importante però è che i 5Stelle hanno iniziato ad interrogarsi sulla necessità di stringere alleanze sul territorio visto che, andando da soli, non vinceranno mai, pur magari prendendo più voti delle altre forze politiche prese singolarmente. Ora hanno aperto alle liste civiche e questo senza dubbio potrà aumentare le possibilità di vincere anche nelle amministrative. Ma non credo basterà questo. Ora Di Maio e company non hanno che da giocarsi la partita in Basilicata?

Pensa che lì avranno speranze di vincere?

“In Basilicata il centrodestra presenta un candidato di Forza Italia e la scelta è stata molto controversa. Non tutti l’hanno apprezzata considerando che si tratterebbe di un personaggio estraneo al territorio e che quindi parte già debole, peggio di Solinas per certi versi. Molto dipenderà da Berlusconi che sicuramente si impegnerà molto per far vincere il suo candidato anche nell’ambito della sfida interna al centrodestra. Se fossi Di Maio seguirei l’esempio di Salvini: ossia sposterei l’intera attenzione del M5S e tutti gli sforzi organizzativi sulla Basilicata, ultimo test prima delle elezioni europee. Andrei tutte le settimane sul territorio a fare campagna elettorale e obbligherei a fare altrettanto tutti i ministri e sottosegretari, come ha fatto la Lega in Abruzzo. Vincere lì, o comunque riportare a casa un ottimo risultato, potrebbe rilanciare l’immagine del Movimento in vista delle europee e riscattarlo dalle disfatte in Abruzzo e Sardegna. Per il M5S forse è l’ultima chiamata”. 

 

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