Sardegna, parla Veneziani: “Nel M5S scoppiata ‘miscela’ esplosiva”

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Dopo il risultato delle elezioni regionali in Sardegna cosa cambia nel Governo del Paese? E nel futuro del centrodestra che ha vinto ancora seppur con tutte le divergenze politiche evidenti fra Salvini, Meloni e Berlusconi? E poi ancora: quale destino politico attende il Movimento 5Stelle sempre più alle prese con una spaventosa emorragia di consensi? Quanto è davvero blindata la leadership di Luigi Di Maio? Abbiamo rivolto queste domande allo scrittore, intellettuale e giornalista Marcello Veneziani.

Partiamo dal crollo del M5S. Come mai proprio le regioni che alle politiche di un anno fa erano state il serbatoio di consensi dei grillini, oggi puniscono in modo tanto pesante Di Maio e company?

Penso stia esplodendo quella miscela di rabbia, protesta e aspettative su cui si era fondato il successo del M5S. Finché i grillini sono stati  all’opposizione, hanno saputo incarnare molto bene quello spirito di vendetta contro il potere che era comune a gran parte dell’opinione pubblica e hanno anche acceso molte aspettative su un’azione di governo in forte discontinuità con tutto ciò che c’era stato prima. Ora però stanno passando i mesi, e quel poco che al governo riescono a realizzare sta creando più malcontento che favore. Basti pensare al reddito di cittadinanza che aveva aperto le speranze di sette-otto milioni di italiani, quando in realtà poi potranno essere accolte soltanto il 20% delle richieste. Tutti gli esclusi si sentono già fuori dal vantaggio loro promesso. A ciò si aggiunga la totale inadeguatezza politica dei 5Stelle nel governare, e questo spiega la fuga di consensi, tanto a destra verso la Lega, che a sinistra verso candidati come Zedda che non sono espressione del Pd, ma del radicalismo di sinistra modello Rifondazione Comunista”.

Pensa che i 5Stelle abbiano troppo sottovalutato gli svantaggi dell’alleanza di governo con Salvini?

Molti elettori certamente non apprezzano la collaborazione con la Lega, ma non credo che il problema vero sia rappresentato, come si ostinano a ripetere molti osservatori, da questa coabitazione. In verità il logoramento rapido del M5S è causato dal fatto di stare al potere. L’inadeguatezza politica si sta mescolando ad aspettative tradite, ancora più evidenti di fronte a riscontri che sono completamente in contraddizione con certe dichiarazioni roboanti, come quella di aver abolito la povertà. Il vero problema è che sono i fatti a smentire ogni corrispondenza con le parole. Poi va detto che la Lega è un partito molto più realistico, che fonda la sua azione su battaglie realmente sentite dalla popolazione e quindi capace di giocare un ruolo politico attivo e riscontrabile. Direi che la coabitazione con la Lega è soltanto una conseguenza, ma non la causa principale del continuo tracollo del M5S”.

A questo punto come vede il futuro del governo? 

Al momento non vedo prospettive di ribaltamento, anche perché Salvini da questo punto di vista è stato molto chiaro, specificando che quel tipo di alleanza di centrodestra lui la sostiene soltanto a livello locale.  In ambito nazionale infatti va fatta con Silvio Berlusconi e non con i movimenti territoriali come avvenuto in Sardegna, e quindi per lui è preferibile stare al governo con un Di Maio azzoppato, che con un Berlusconi di minoranza ma sempre molto ingombrante. Quindi, almeno fino alle europee, non è sua intenzione far saltare il tavolo. Dopo sarà tutto da vedere”.

Il centrodestra vince le regionali e le amministrative mantenendo la vecchia formula, ma tanto Salvini che la Meloni hanno già suonato il de profundis al centrodestra berlusconiano specificando che le alleanze locali non sono replicabili a livello nazionale. Quindi, quale dovrà essere l’orizzonte del centrodestra nel prossimo futuro?

Il centrodestra deve essere completamente ripensato e ristrutturato. Se per quattro quinti si presenta come polo sovranista unendo Lega e Fratelli d’Italia, non può pensare poi di agire con lo spirito di Tajani, della Prestigiacomo e della Carfagna che hanno finalità politiche del tutto divergenti. Forza Italia se vuole continuare a far parte del centrodestra deve accettare l’orizzonte sovranista; se resta ancorata all’idea del vecchio centrodestra berlusconiano o peggio ancora sposa la linea filo-Merkel di Tajani o quella liberal-progressista della Prestigiacomo e della Carfagna, ogni tipo di alleanza con Lega e FdI a livello nazionale diventa improponibile”.

Berlusconi però in alcune uscite televisive ha dichiarato che lavorerà in Europa per favorire un’alleanza fra popolari e sovranisti. Ma quanto c’è di credibile in ciò che afferma? 

“L’alleanza fra Ppe e forze sovraniste è un’ipotesi fondata, anche se non potrà certamente essere Berlusconi a rivestire i panni del mediatore. Mi sembra molto più credibile, seppur nell’esiguità dei numeri, l’ipotesi lanciata da Giorgia Meloni, ossia che il gruppo conservatore a livello europeo possa diventare un ponte fra i popolari come Orban e la Csu tedesca, e i populisti come Salvini. Questa strada mi sembra più praticabile, mentre trovo molto difficile che il garante di un’eventuale alleanza possa essere Berlusconi. Vedo margini di sopravvivenza di un centrodestra unito soltanto con un ruolo molto marginale e defilato dello stesso Berlusconi”.

Il quale però è tornato in campo, si è candidato alle europee e sembra intenzionato a voler ostacolare in tutti i modi l’Opa ostile di Salvini su Forza Italia. Ci riuscirà?

Il leader di Forza Italia è sempre stato un leone in tutte le campagne elettorali, dimostrando una straordinaria capacità di recupero nelle situazioni più difficili. Tuttavia penso che in questo caso il tempo per lui sia davvero scaduto. Non vedo nessuna possibilità per una concreta rimonta. Potrà anche riuscire a raccogliere quei consensi moderati di destra che non accettano l’alleanza con i grillini, ma credo che si debba rassegnare ad un ruolo minore rispetto a quello di Salvini e all’asse sovranista. Deve in qualche modo lavorare per fare in modo che FI abbia una leadership compatibile con quella di Salvini e della Meloni e del tutto alternativa alla sinistra. Quella stessa sinistra che non aveva invece escluso di poter avere come alleata”. 

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