Greta, la bambina che riscalda le lobby, usata dai grandi

Politica

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Prendete una bambina “politicamente corretta”, funzionale al sistema mediatico, carina, di 16 anni, che pensa al futuro del pianeta e trasformatela in un’icona dell’ambientalismo pacifista, tanto da candidarla addirittura al premio Nobel per la pace.

Lei è Greta Thunberg (il cognome ricorda una birra), svedese, ma già cittadina del mondo, cosmopolita, che ha fatto dello sciopero l’arma politica e culturale contro l’inquinamento globale. La sua biografia è veloce come la carriera: si rivolge ai politici di tutte le nazionalità perché prendano sul serio il problema del riscaldamento globale e, grazie alla sua tenacia, ha commosso il mondo e mobilitato ragazzi in molti altri paesi (dalla sua iniziativa sono nati i FridaysForFuture).

La sua battaglia per il clima, iniziata a nove anni, si è articolata in piccole tappe e tanto coraggio, dai primi passi mossi in casa per ridurre l’impatto ambientale della sua famiglia fino ai discorsi tenuti al COP24 delle Nazioni Unite…
I suoi fan (tra cui molti giornalisti e politici italiani) ne ammirano lo sguardo da adulta. Come la consapevolezza di un’emergenza planetaria vecchia di secoli: la terra ferita.

Invece, questo sguardo da adulta fa riflettere e preoccupa. Lei non c’entra. Rivela il tasso di strumentalizzazione che il mondo dei grandi, le lobby verdi e progressiste, obamiane (ma il discorso riguarda pure le lobby di segno opposto), opera sui piccoli.

Piccoli strumentalizzati nel loro candore e nel loro sano utopismo, per disegni alti ed altri. Come a stimolare una riscossa morale che gli adulti non riescono più ad interpretare, né a vivere da protagonisti. Piccoli che non servono quando si parla di aborto e di disabilità, di fame nel mondo, ma servono unicamente quando devono andare contro Trump, reo di aver irriso maldestramente all’ideologia del riscaldamento globale, bloccando gli accordi di Kyoto.
E Greta non è l’unica, è solo l’ultima di una lunga schiera: da Emily Graham a Genesis Butler.
Quando i grandi useranno sé stessi come simboli delle loro battaglie e delle loro sconfitte?

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