Roma. La Raggi non riesce a strumentalizzare papa Francesco

Politica

Il vescovo di Roma a Roma. Papa Francesco ha incontrato la sindaca Raggi forse nel suo momento peggiore. La città, un tempo, capitale culturale del mondo, culla della cristianità, faro universale, in mano al primo cittadino “più laicista del mondo” che se la prende con gli alberi “fascisti”, metropoli in pieno degrado (urbanistico, ambientale, stradale, acustico, come servizi, infrastrutture etc), sta morendo. E’ la sensazione ormai diffusa degli abitanti e dei turisti.

E la Raggi che fa? Continua ad affermare che è tutto frutto del malgoverno decennale delle precedenti amministrazioni (che poi si spartivano equamente le municipalizzate), ed è lo scotto della sua opera di moralizzazione pubblica e di trasparenza.

Certo è, che la sua gestione sta diventando un problema per il consenso nazionale dei grillini, confermando l’assunto che all’opposizione sono bravi, al governo sono dilettanti e ideologici.
E quindi, ci voleva il papa per benedirla. E lei aveva già pronto il messaggio e il canavaccio della comunicazione: enfatizzare i ponti e non i muri, la città dell’accoglienza e dell’integrazione. Continuando quell’azione di depistaggio, di distrazione di massa dai veri problemi.

E naturalmente, papa Francesco ha confermato la sua impostazione valoriale (i migranti, i poveri). Peccato che l’ha fatto qualche giorno dopo aver ribadito la centralità della famiglia naturale, come disegno di Dio (qualcuno lo dirà alla Raggi che ha rimosso i manifesti di Pro Vita, colpevoli di parlare di famiglia con un padre e una madre, contraria alla famiglia gay?). E peccato che il papa abbia centrato il suo discorso, al contrario delle aspettative del primo cittadino, sulla cura che si deve alla comunità: “La città eterna è un organismo delicato che necessita di cura umile, perché tanto splendore non degradi”.

Ecco il punto, il degrado, morale, materiale, politico. Un sonoro avvertimento.
Ricordiamo che papa Francesco ha sempre insistito sulla lotta alla corruzione considerata un grande peccato (“Dio perdona i peccati, ma la corruzione no”).
A modo suo, non da politico, il vescovo di Roma non si è prestato alla strumentalizzazione capitolina. Anzi, ha utilizzato il Campidoglio per riaffermare il servizio alla collettività che la politica deve tornare a privilegiare. Della serie, non si salva nessuno. Da destra a sinistra, populisti e dem.
Marcello De Vito docet.

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