Stime Ue negative, Sapelli: “Colpa del Fiscal Compact, perché Salvini non ne parla più?”

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L’Italia sarà fanalino di coda nel 2019 per la crescita in Europa. Lo ha detto il Commissario agli Affari Economici dell’Unione europea Pierre Moscovici, presentando le previsioni per il 2019/2020. Non solo, per la Commissione Ue l’Italia sarà ultima nella zona euro anche per gli investimenti. Da Bruxelles sostengono anche che l’aumento dell’Iva sarà inevitabile per impedire un innalzamento del rapporto deficit-pil al 3,5% e un debito record nel 2020. E avverte: “A giugno valuteremo i conti dell’Italia e il rispetto del patto di stabilità”. Uno scenario catastrofista che suona come una chiara bocciatura del governo gialloverde in piena campagna elettorale. Ne abbiamo parlato con l’economista e storico dell’economia Giulio Sapelli. 

Moscovici, citando le previsioni di crescita della zona euro fatte dalla Commissione, dice che l’Italia sarà ultima in Europa e che a giugno si dovranno fare i conti. Il premier Conte ha parlato di previsioni pregiudizialmente ingenerose. E’ davvero così?

Certo che è così, ma non c’è bisogno di metterlo in evidenza come sembra voler fare il commissario europeo. Perché è altrettanto vero che, se noi siamo ultimi, siamo appena preceduti dalla Germania. Siamo allo 0,1 con i tedeschi allo 0,5. Questa della Germania è una novità assoluta cui non mi pare si stia dando grande peso. Mi sembra che Moscovici stia portando avanti la solita politica di potenza francese contro l’Italia e questo non dovrebbe neanche essere nello spirito europeo, almeno nella narrazione decantata dai commissari europei”.

Ultimi nella crescita, ma che vuol dire? Che le politiche messe in campo dal governo sono sbagliate?

Le misure del governo alzeranno un po’ la domanda interna se la gente sarà disposta a spendere anziché risparmiare. Finora abbiamo visto soltanto una politica di assistenza alla povertà, in perfetta continuità con le strategie del governo Gentiloni. Si parla di aumentare l’occupazione ma sarà molto difficile farlo senza una seria riforma della pubblica amministrazione. Vanno potenziati, o in certi casi addirittura creati, i centri per l’impiego e per l’impresa. La crescita ci sarà soltanto per le piccole e medie imprese e per le famose 3500 multinazionali tascabili individuate da Mediobanca già da molti anni, che tengono in piedi l’economia italiana nonostante le politiche governative e quelle europee”.

Secondo le stime di Bruxelles l’Italia sarà ultima anche per ciò che riguarda gli investimenti. In questo campo cosa sarebbe necessario fare?

La risposta mi sembra ovvia. Andrebbero fatti gli investimenti privati in primo luogo e poi, anche a costo di aumentare leggermente il deficit, andrebbero stimolati quelli pubblici. Potremmo sfruttare la Cassa Depositi e Prestiti per questo, visto che in questo caso gli investimenti non sarebbero conteggiati né come aiuti di Stato, nè come debito. Non mi pare però che la Cassa stia facendo politiche indirizzate verso la crescita”.

Stando a quanto previsto dalla Commissione, l’aumento dell’Iva sarebbe inevitabile per impedire un deficit al 3,5% nel 2020 e un indebitamento record. Non ci sono alternative?

Se non si riforma il Fiscal Compact mi pare evidente che l’aumento dell’Iva arriverà. Senza una rinegoziazione delle regole europee non c’è via d’uscita, ma mi pare che questo governo non abbia né la forza, né la volontà di farlo. Si occupa di tutto, tranne che di questo”. 

Salvini ripete che dopo le elezioni europee cambierà tutto, basta avere pazienza fino al 26 maggio. Ci crede?

Non credo cambierà molto. Il peso del Partito Popolare e quello dei Socialisti continuerà a farsi sentire come adesso e sarà determinante. Ci sarà sicuramente un crollo del macronismo in Francia e una discreta avanzata delle destre, che però in larga parte mi pare siano legate al Partito Popolare, vedi Orban. Se ci sarà un cambiamento sarà soltanto di facciata, spostando a destra l’asse politico, ma ciò non porterà grossi sconvolgimenti né per ciò che riguarda le politiche economiche, né la riforma delle regole. Piccoli aggiustamenti forse sì, ma niente di rivoluzionario”.

Quale dovrebbe essere la prima seria riforma da fare dopo le europee?

“Ridiscutere il Fiscal Compact, ma mi pare che questo argomento non interessi nessuno. La Lega è stato l’unico partito in Italia a votare contro e non capisco francamente perché Salvini non stia cavalcando questo tema. Non vorrei che alla fine tocchi a lui la stessa sorte di Tsipras che in Grecia per altro governa con una formula politica simile al modello gialloverde italiano. Ai greci alla fine non è rimasto che piegarsi alle logiche della Ue e accettare le regole, dopo aver promesso cinque anni fa che avrebbero rivoltato tutto, trovando anche molti sostenitori in Italia. La Lega per altro non è un partito di estrema destra anche se guarda da quella parte invece che in direzione del Ppe come sarebbe più logico facesse”. 

Quindi teme tanto fumo elettorale e poco arrosto dopo le elezioni?

“Se qualcosa cambierà, temo avverrà in peggio. Non ci saranno stravolgimenti in politica economica mentre rischiamo seri danni in politica estera con una forte accentuazione dell’antiamericanismo che già oggi si sta portando avanti in maniera folle. Anche la politica estera è un altro tema del tutto assente in questa campagna elettorale. Non si parla di rapporti con la Cina, con gli Stati Uniti, niente di niente. Questo dimostra che in tutta Europa la classe politica sta crollando. Parlare di politica estera significa avere una mentalità da statisti e qui non ce ne sono. Abbiamo distrutto la politica con la P maiuscola con le campagne anticasta, le inchieste giudiziarie, e ci ritroviamo governati da personaggi di secondo, terzo livello, incapaci di guardare oltre il tornaconto elettorale e la porta di casa”. 

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