Scuola. Togliamo il crocifisso dalle aule e mettiamo squadra e compasso?

Politica

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L’Italia è la patria dei sostituti d’imposta. Dei surrogati, dei cloni e dei replicanti. Tutti cambiano ruolo, cambiano idee, si sovrappongono. Assumono le forme dei contenitori che li contengono. La destra fa la sinistra, la sinistra fa la destra, i politici (e non solo) dicono tutto e il contrario di tutto.

Salvini fa il Di Maio, Di Maio fa il Salvini, si scippano reciprocamente i temi, i problemi, gli argomenti e le ricette. Se Di Maio abdica alle sue battaglie, è subito pronto Salvini a rubargli la scena e la sedia.

Questo è successo per l’economia, per le riforme e pure in occasione della festa della mamma: si sono contesi il primato e l’egemonia del brand-famiglia. Non più luogo degli sfigati (come da epiteto grillino durante il Congresso mondiale delle famiglie di Verona), ma improvviso e interessante serbatoio di voti, in vista delle europee.

Tanto ogni proposta (sapendo benissimo che non passerà mai in Aula), è a costo zero. Tutto è a costo zero.
E la cosa più sconcertante è che la classe politica, la classe imprenditoriale, i media, i rappresentanti istituzionali, ufficiali della cultura credono, sono convinti, che gli italiani siano un popolo di imbecilli da indottrinare, plagiare, etero-dirigere. Eterni infanti, mai cresciuti, mai in grado di essere autonomi.

Fabio Fazio, fa la vittima. Addirittura tre trasmissioni del suo programma a senso unico liberal e radical, saranno tagliate. Ma lui non risponde eccependo la legittima rivendicazione personale o professionale; parla come se fosse il megafono della cultura che viene silenziato. L’argine obbligato e unico al fascismo, al razzismo, al medioevo. Guarda caso, pericoli che tornano sempre quando c’è un governo non previsto dal pensiero unico, da Berlusconi a Conte.

E il lessico usato? Ovvio, epurazione fascista, non purga staliniana, quelle erano giuste, contro i nemici del popolo. Il comunismo continua ad essere elogiato e storicizzato, ad esempio, a suon di libri, si pensi al Salone di Torino, mentre si stilano liste di proscrizione nei confronti delle case editrici non allineate, non conformiste. Accusate ovviamente di fascismo.

E’ la solita logica della “sindrome di Voltaire”: c’è sempre chi si ritiene l’incarnazione religiosa, del bene, della democrazia, dell’etica, della morale, dell’umanità. E si sostituisce a chi questi valori li porta avanti davvero.

Un altro caso, è quello del cardinale-elemosiniere Krajewski, che su mandato di papa Francesco, ha riattivato la luce nelle case occupate dai morosi cronici, assumendosi una responsabilità che spetta allo Stato. Promettendo addirittura di pagare le bollette arretrate di 300mila euro all’Acea. Ma la Chiesa è diventata una Onlus? Surroga le istituzioni statali? Decide chi esentare e chi no dalla legge?

E ancora: il fuggiasco Cesare Battisti, stanco di girovagare per il Sud America, ha negoziato la sua cattura, a patto che in Italia godesse di uno sconto: niente ergastolo. Ora si comprendono le tante sceneggiate.
E chi ha garantito a priori tale sconto? L’allora ministro dem Orlando. Un bel modo di aggiustare la giustizia. Magari legittimo, ma singolare.

E dulcis in fundo, il professore che insegna massoneria agli studenti del liceo Virgilio di Roma. Secondo il docente, sarebbe una lezione di storia visitare il templio del Grande Oriente. E visto che la massoneria è stata importante per il nostro Risorgimento, è giusto conoscere il pensiero illuminista su cui si basa.

Tutto giusto, se non ci fosse (bisognerebbe aprire un dibattito a 360 gradi) il tema mai metabolizzato della P2, la storia della segretezza ancora non risolta, e la non corrispondenza con tutte le altre radici culturali italiane, che vengono rimosse, cancellate e ignorate, come il cristianesimo, da un’idea totalitaria di scuola pubblica che diseduca-educando, e che si è trasformata da decenni, dalla tutela della libertà religiosa (la laicità secondo Cavour), nella promozione dell’ateismo di Stato. E che pensa di togliere il Crocifisso dalle scuole, magari tra un po’, mettendo la squadra e il compasso.

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