Elezioni, Torriero: “Dio, Patria e Famiglia vincono contro antifascismo e antimedioevo”

Politica

Chi ha vinto e chi ha perso le elezioni europee? Quali scenari si potranno aprire ora alla luce di questi risultati che hanno di fatto ribaltato i rapporti di forza nel Paese, con la Lega che ha raddoppiato il consenso rispetto alle politiche del 2018 e il M5S che lo ha drasticamente dimezzato? Il governo Conte potrà andare avanti oppure ci si dovrà preparare alle elezioni politiche anticipate? Abbiamo provato a fare il punto della situazione con il nostro direttore editoriale e politologo, esperto di comunicazione politica, Fabio Torriero. 

Chi ha vinto e chi ha perso questa tornata europea?

“Sul piano politico direi che è stata sconfitta la grancassa mediatica e culturale che aveva incentrato tutta la campagna elettorale contro i nazionalismi e i sovranismi. Ha perso la politica dell’antifascismo mediatico, quella dei selfie e degli antimedievalisti. Direi invece che ha vinto ‘Dio, Patria e Famiglia’ ed è stata vanificata quell’operazione, che è sembrata ispirata anche dalla Conferenza episcopale italiana, che mirava ad isolare Salvini. Il leader della Lega invece baciando il crocifisso ha ribadito che una gran parte del popolo cristiano e cattolico sta con lui e in seconda battuta con Fratelli d’Italia. La Lega diventa il partito pigliatutto, il partito omnibus, il partito nazione e si candida a diventare centrale nella politica italiana. Una sorta di via di mezzo fra la vecchia Lega e la Democrazia Cristiana”.

Chi sono i grandi sconfitti a questo punto?

“E’ stato sconfitto il fronte globalista, laicista, transnazionale identificabile in Più Europa di Emma Bonino che non ha raggiunto il 4%. Adesso si aprirà un grande fronte di dibattito interno al Movimento 5Stelle che alla luce del 17% ottenuto dovrà rivedere totalmente la propria posizione. Credo però che a questo punto non convenga né a Salvini, né a Di Maio far cadere il governo”.

Perché?

“Perché Salvini ha tutto da guadagnare restando comodamente a Palazzo Chigi, mentre i 5Stelle se inizieranno ad oscillare fra la permanenza al governo e la collaborazione con il Partito Democratico e lo spostamento a sinistra, rischieranno di restare col cerino in mano”.

Non pensa che fra i 5Stelle si renderà inevitabile una resa di conti interna con il tramonto della leadership di Luigi Di Maio?

“Una resa dei conti ci sarà sicuramente, ma non commettiamo l’errore di leggere i risultati europei in chiave esclusivamente nazionale. Del resto fino ad oggi, anche di fronte alle ripetute sconfitte alle amministrative, Di Maio e soci hanno sempre escluso di dover interpretare i risultati in chiave politica nazionale visto che per quello ci sono le politiche. Certo è che la strategia anti-Salvini dei 5Stelle non ha funzionato e non ha portato frutti, questo mi sembra evidente”.

Cosa potrà cambiare in Europa? Dovremo attenderci un’accelerata verso il processo di disgregazione dell’Unione?

“Sul piano europeo cambierà poco, perché nonostante la vittoria dei sovranisti molto chiara in Gran Bretagna, in Francia, in Ungheria e in Italia, l’asse fra popolari, socialisti e liberali seppur ridimensionato, non dovrebbe subire grandi scossoni, se non con uno spostamento del Ppe più a destra. Ma questo lo valuteremo sulla base dei numeri”. 

Quali scenari potranno aprirsi seriamente in Italia?

“L’area gialloverde che sostiene il governo Conte, che io chiamo polo populista-sovranista, è ancora maggioritario, visto che sta sopra il 51%, e questo è sicuramente un elemento di stabilità. Il polo radical e liberal formato da Forza Italia, Pd e Più Europa è invece completamente fuori scena. Il vecchio centrodestra potrebbe avere i numeri per tornare a governare: se infatti si vanno a sommare i voti di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia questi superano il 40% e quindi la quota prevista dal Rosatellum per avere la maggioranza in Parlamento. Ma va considerata la parabola discendente degli azzurri e di Berlusconi in particolare, Forza Italia si sta riducendo al lumicino, fatto questo che sconsiglierebbe Salvini dal tornare alla vecchia formula del centrodestra. E’ vero che sarebbe un centrodestra a forte trazione leghista, ma a Salvini conviene restare dov’é perché così ha la possibilità di vampirizzare tutti”.

A sinistra vede possibili alleanze?

“Sarebbe possibile anche la creazione di un’eventuale asse giallo- rosso formato da Pd ed M5S. I dem hanno guadagnato voti perché si sono polarizzati e radicalizzati nello scontro globalisti contro sovranisti e questo gli ha permesso di incrementare i consensi. Se sommiamo ai loro voti quelli dei 5Stelle ci avviciniamo al 40%  ma non credo che a Di Maio convenga buttarsi a sinistra”.

Giorgia Meloni ha profetizzato invece un blocco sovranista conservatore, un’alleanza Lega-Fdi senza Forza Italia. E’ possibile?

“Direi proprio di sì, anche un possibile governo Salvini-Meloni senza Berlusconi, alla luce di questi risultati, avrebbe ottime possibilità di riuscita. Direi che si potrebbero aprire scenari interessanti applicando questi numeri ad eventuali elezioni politiche anticipate. Ma ripeto, credo che adesso a Salvini convenga restare dov’è”. 

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