M5S, parla Becchi: “Fico a sinistra è senza futuro. Di Maio doveva lasciare”

Interviste

Luigi Di Maio ha troppi incarichi, dovrebbe valutare se cederne qualcuno. Dopo la dolorosa sconfitta del Movimento 5Stelle alle elezioni europee, di gran lunga superiore alle più pessimistiche previsioni, il leader pentastellato è rimasto in sella grazie alla fiducia che gli è stata riconfermata con il voto online della Piattaforma Rousseau. Ma dopo Gianluigi Paragone, ora anche la senatrice Paola Taverna ammette che Di Maio detiene troppi incarichi e forse dovrebbe valutare se lasciarne qualcuno per potersi dedicare di più e meglio al rilancio del Movimento. Un modo per invitarlo a cedere il passo e farsi da parte senza passare per la via brusca della richiesta di dimissioni? Intanto circola l’ipotesi di un Roberto Fico sempre più in disaccordo con il M5S e pronto a dare vita ad un nuovo soggetto politico  insieme al sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Una specie di “cosa rossa”. Sarà vero? Ne abbiamo parlato con il filosofo Paolo Becchi, un tempo vicino ai 5Stelle e oggi con il suo libro Italia Sovrana considerato fra i più accreditati ispiratori della svolta sovranista della Lega che ha portato Salvini dal 17 delle politiche al 34% delle europee.

Dopo Paragone anche la Taverna sostiene che Di Maio ha troppi incarichi e che forse dovrebbe rinunciare a qualcosa. Un modo indolore per metterne in discussione la leadership?

“Accentrare tutti gli incarichi in una sola persona è in forte contraddizione con lo spirito originario del Movimento 5Stelle, quello ideato da Gianroberto Casaleggio, ma il problema non è questo. Non si può negare che l’operato di Di Maio come ministro dello Sviluppo economico sia assolutamente fallimentare. Dove sta lo sviluppo? Qualcuno lo ha visto? Ha assorbito il ministero del Lavoro e quello dello Sviluppo ma l’unico provvedimento che ha realizzato è stato il reddito di cittadinanza, usato pure male visti i voti”.

Quindi dovrebbe dimettersi?

“Certamente, come ha fatto in Germania la leader dei socialdemocratici dopo la batosta delle urne. Si è dimessa di sua iniziativa senza che nessuno lo chiedesse. Ma detto questo, la cosa grave è che di fronte alla disastrosa sconfitta elettorale il M5S non abbia affrontanto la situazione ricercando le cause che l’hanno determinata. Stanno ragionando come i vecchi partiti incapaci di interrogarsi sugli errori. Purtroppo con la morte di Gianroberto Casaleggio è venuta meno la grande visione che il Movimento aveva all’origine, ma nessuno sembra sentire il bisogno di aprire una seria riflessione. Non può andare avanti vivendo alla giornata”.

Cosa dovrebbe fare?

Manca una visione complessiva. Non serve discutere di creare una struttura interna se non ci sono obiettivi chiari da raggiungere. Quale visione di società si vuole creare? Non ci si può nascondere ogni volta dietro il contratto di governo. Ma che senso ha far votare gli iscritti della rete per decidere se Di Maio debba o meno restare, senza discutere contemporaneamente un programma da mettere in campo? Davide Casaleggio si è pure vantato perché il numero dei partecipanti è stato più alto del solito. Ma di cosa hanno discusso?”.

I dirigenti pentastellati hanno detto che è necessario radicarsi sul territorio. E’ il mancato radicamento che provocherebbe le sconfitte. Questo non è in parte vero?

“Certo, ma a che serve radicarsi se non si hanno idee. La Taverna ci dice che è necessario differenziarsi dalla Lega essendo più europeisti. Roba da matti! Ma si è dimenticata che il Movimento è nato su posizioni euroscettiche, chiedeva addirittura un referendum per uscire dall’euro e contestava la governance europea? In pratica la strategia dei 5Stelle è in funzione dell’opposizione da fare alla Lega con cui governa insieme. Ma per essere diversi da Salvini si devono rinnegare tutte le battaglie storiche del Movimento? Semmai sarebbe necessario indicare una diversa linea politica in coerenza con la propria tradizione, non andando in direzione diametralmente opposta”.

Ritiene possibile la formazione di una “cosa rossa” fra Fico e De Magistris? Sembrerebbe più di un’indiscrezione. Ci crede?

“Che Fico sia di sinistra mi pare ovvio, ma anche qui si sta parlando di aria fritta. Il M5S nasce come partito post ideologico, rivendicando l’autonomia tanto dalla destra che dalla sinistra. Hanno preso una batosta alle europee proprio perché si sono spostati troppo a sinistra e Fico che fa? Si mette a fare la cosa rossa? Siamo seri. Il presidente della Camera presenti un programma. Vuole prendere il posto di Di Maio e guidare il Movimento? Lanci una piattaforma su cui discutere. Non basta dire di voler rompere l’alleanza con la Lega per andare a sinistra. Gianroberto Casaleggio aveva impostato una visione chiara, fondata sulla fusione fra democrazia diretta e rappresentativa, una sorta di intelligenza collettiva che doveva scaturire dalla rete e da un’idea di sviluppo capace di fare i conti con l’intelligenza artificiale, l’automatismo, la robatica, senza venir meno alle tematiche ambientaliste. Tutto questo è stato buttatto alle ortiche e si discute soltanto se stare con Salvini o andare col Pd. E’ questo il Movimento che doveva cambiare l’Italia?”

 

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