Brexit, parla G. Chiesa: “Trump ha un piano e Farage è il suo esecutore”

Interviste

La Gran Bretagna dovrebbe mandare il leader del Brexit party Nigel Farage a negoziare con Bruxelles, e se Londra non otterrà quel che chiede all’Unione Europea, dovrebbe semplicemente uscire con un “no deal”. E’ ciò che sembra augurarsi il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che proprio in queste ore si trovava a Londra. Il Presidente americano ha anche detto che il prossimo premier britannico dovrebbe rifiutarsi di pagare i 39 miliardi di sterline previsti per il divorzio e semplicemente andarsene se Bruxelles non dovesse accettare le richieste britanniche. Una rottura drastica insomma. Intanto in Italia sta facendo discutere l’approvazione da parte della Camera dell’introduzione dei minibot, titoli di Stato di piccolo taglio come strumento di pagamento da utilizzare per saldare i debiti della pubblica amministrazione. Progetto portato avanti con convinzione dal Presidente della Commissione Bilancio di Montecitorio Claudio Borghi della Lega ma che, a detta dell’economista Riccardo Puglisi sarebbe il primo passo verso un’uscita unilaterale dell’Italia dall’euro. Di tutto questo abbiamo parlato con il direttore di Pandora Tv Giulietto Chiesa. 

Trump tiferebbe per una Brexit senza accordo. Secondo lei quanto è vero e perché?

“È vero sicuramente. Il perché è ormai chiaro: Trump considera l’Europa un peso inutile e ostile di cui liberarsi. E farà di tutto per indebolirla e umiliarla, in vista di un accordo con la Russia, almeno temporaneo. La vicenda Brexit gli sta offrendo una straordinaria occasione”.

Arrivati a questo punto, ritiene che ci possano essere ancora margini per un’uscita concordata e ordinata della Gran Bretagna dalla Ue? Quale il ruolo di Farage?

“Un’ uscita concordata della Gran Bretagna è ancora possibile, ma sarà comunque la fine di un’epoca storica. E sarà un’operazione puramente mercantile, non politica, che non salverà né Londra, né Bruxelles. Farage è sicuramente un uomo di Trump, questo mi pare evidente. Non avrebbe potuto nemmeno tentare di avere un ruolo se non avesse avuto l’appoggio esplicito del presidente Usa”.

Intanto in Italia la Camera ha approvato l’introduzione dei minibot proposti dal leghista Claudio Borghi per saldare i debiti della pubblica amministrazione. Cosa pensa di questo strumento? E’ davvero utile?

“Io avrei preferito i certificati di credito fiscale; a mio giudizio sono infatti più chiari e anche più sostanziosi. I minibot sono una mezza misura e non basteranno a raggiungere lo scopo per cui sono pensati”.

Ritiene anche lei come Puglisi e altri economisti che i minibot siano soltanto una “moneta parallela” mascherata e che la loro introduzione rappresenti l’avvio di un’uscita unilaterale dell’Italia dall’euro?

“Io penso che sia i minibot che i certificati di credito fiscale siano una misura razionale, intelligente, per creare una moneta parallela, in grado di consentire ai governi europei di uscire dall’austerità. Non si tratta tanto, io credo, di una uscita unilaterale dal’euro, bensì della tappa di un processo irreversibile di rottura delle regole europee. Un processo non traumatico che potrebbe far capire a milioni di persone che le regole europee sono fallimentari e che si può benissimo vivere anche meglio senza di esse. Ovvio che in quest’ottica bisognerà porre fine all’indipendenza delle banche centrali dai poteri politici, cioè dalle decisioni democratiche dei popoli”.

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