Le difficili settimane dell’Italia a Bruxelles: posta in gioco e vie d’uscita

Politica

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Si annuncia calda la settimana che avrà inizio lunedì.

Il rischio di una procedura d’infrazione contro l’Italia per debito eccessivo si è fatto concreto, dopo che la Commissione europea l’ha raccomandata agli Stati che compongono il Consiglio d’Europa. Naturalmente si tratta soltanto di una proposta, che dovrà ora essere valutata dagli organismi competenti. L’Italia quindi ha ancora ampi margini di trattativa per scongiurarla. Ma certamente il governo non può pensare di cullarsi sugli allori.

Il 14 giugno la questione sarà già sul tavolo dell’Ecofim, ovvero l’organismo che riunisce i ministri dell’Economia dei vari Paesi europei.

Il pronunciamento definitivo dell’Ecofim però non dovrebbe arrivare prima del 9 luglio. Il 20 e 21 giugno è in programma il Consiglio europeo composto dai Capi di Stato e di governo e già lì forse si capirà l’orientamento politico in merito ai conti dell’Italia.

Insomma ci sono davanti ancora diverse settimane per convincere l’Europa a non dare seguito a quanto “raccomandato” dalla Commissione.

Il fatto è che le osservazioni formulate nei confronti del nostro Paese sono piuttosto dure e servirà mettere in campo le migliori energie diplomatiche e capacità di persuasione per convincere gli organismi competenti a non procedere con il pugno di ferro.

Anche perché sotto accusa ci sono quota cento e reddito di cittadinanza, ovvero i cavalli di battaglia di Lega ed M5S che, a detta dei commissari Ue, avrebbero “squilibrato” la traiettoria di bilancio impedendo a deficit e debito di scendere. Il disavanzo secondo le stime della Commissione, non avendo rispettato gli impegni assunti nel 2018 e nel 2019 verrebbe di fatto a superare il 3,5% nel 2020.

Per evitare la procedura d’infrazione l’Europa potrebbe chiedere una manovra aggiuntiva da almeno 2-3 miliardi in attesa della finanziaria di fine anno, con lo sblocco delle clausole di salvaguardia pari a circa 2 miliardi e l’introduzione di nuove misure di austerity che il governo si è detto però indisponibile ad attuare.

Il conto alla rovescia è dunque iniziato e la speranza è che si possa raggiungere un compromesso, visto che la procedura d’infrazione comporterebbe un commissariamento di fatto dell’Italia, che sarebbe obbligata a nuove manovre “lacrime e sangue” per ridurre il debito secondo i parametri di Bruxelles dietro la minaccia di sanzioni. Il tutto nell’arco di circa un quinquennio. Il ministro Tria è fiducioso e convinto di poter convincere le istituzioni europee a congelare il provvedimento, ma le prossime settimane saranno decisive da questo punto di vista.

Sarà necessaria una mediazione che parta innanzitutto all’interno del governo italiano e finisca poi per convincere i partner europei. All’Ecofim il titolare dell’Economia dovrà arrivare sapendo di avere le spalle coperte e di parlare a nome di tutto l’Esecutivo. Senza il timore di essere smentito o sfiduciato nella fase critica del negoziato.

Non va poi trascurato un aspetto politico che potrebbe giocare a favore come a sfavore dell’Italia, ovvero lo scenario che si è aperto in seguito alle ultime elezioni europee. Se è vero infatti che i sovranisti non avranno potere e ruoli nelle nuove Istituzioni, è altresì vero che un vento nuovo è soffiato un po’ in tutta l’Europa e potrebbe aprire una fase nuova nel modo di trattare le politiche economiche degli Stati. L’Italia insomma, come la Grecia in passato, potrebbe essere usata come cavia: trattata con benevolenza per dimostrare che è finita l’epoca del pugno di ferro, o al contrario punita per rimettere in riga tutti i Paesi e dimostrare che, sovranisti o no, alle regole non si deroga.

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