Parla Becchi: “Caro Salvini, ora rimpasto o meglio il voto. Te lo dico io”

Interviste

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I risultati delle elezioni amministrative in Sardegna confermano il trend positivo in favore del centrodestra che ha conquistato e tolto alla sinistra sia Cagliari che Alghero eleggendo i nuovi sindaci al primo turno. A Sassari invece sarà necessario il ballottaggio fra il candidato del centrosinistra e un civico di area centrodestra, non sostenuto però dai partiti della coalizione. Il Movimento 5Stelle anche in questa tornata elettorale ha registrato una forte battuta d’arresto. La Lega di Matteo Salvini è riuscita anche ad eleggere il primo sindaco sull’Isola. Si tratta di Titino Cau che ha vinto ad Illorai nel Sassarese. Intanto all’interno del governo sembra che la Lega stia assumendo la cabina di regia per ciò che concerne i temi economici, con quella che i giornali hanno individuato come una vera e propria sfida al M5S su tasse, reddito e contratti. Ne abbiamo parlato con il filosofo sovranista Paolo Becchi.

Partiamo dai risultati delle amministrative in Sardegna. Cosa stanno a dimostrare?

Si tratta ovviamente di un test amministrativo, ma mi pare che confermi il trend positivo in favore del centrodestra e della Lega in particolare, con le vittorie di Cagliari e di Alghero. Fallisce a Sassari dove a causa delle divisioni dentro la coalizione si rischierà concretamente di consegnare la città al Pd. Ad ogni modo non era affatto scontato che il centrodestra potesse vincere queste elezioni, a causa delle difficoltà di formazione della Giunta regionale. Ci sono voluti mesi prima che si mettessero d’accordo e quindi era molto alto il rischio che gli elettori potessero punire l’inconcludenza e la litigiosità. Questo non è avvenuto. Mi pare altrettanto evidente il crollo del M5S che anche in queste amministrative vede andare in fumo quel consenso che aveva ottenuto sull’Isola alle elezioni politiche”.

Nel governo la Lega sembra fare la voce grossa sui temi economici. Ha detto che sarà necessario rivedere il Decreto Dignità che non favorirebbe la stabilizzazione dei lavoratori, rilancia la Flat Tax e sembra decisa anche a dirigere il gioco per ciò che riguarda la questione del salario minimo. E’ partita la sfida al M5S?

“La Lega non può continuare a costruire la sua fortuna politica soltanto sulla lotta all’immigrazione. Il M5S è stato penalizzato anche dal fatto che è sembrato assumere completamente su di sé tutta la gestione della materia economica senza però portare risultati concreti. Dopo il voto delle elezioni europee che ha ribaltato i rapporti di forza a favore dei leghisti, Salvini ha capito che è necessario prendere in mano la regia della politica economica con il chiaro obiettivo di portare a casa risultati per ciò che riguarda soprattutto l’occupazione e l’abbassamento delle tasse. Non dimentichiamo che il confronto con l’Europa si giocherà tutto sui temi economici. Ma non penso basti rivedere l’agenda delle cose da fare”.

In che senso?

“Nel senso che un rilancio dell’azione di governo non può non passare anche da una ristrutturazione dell’esecutivo. Anche se parlare di rimpasto suona brutto, questo è quello che occorre fare al più presto. Sempre che la Lega voglia proseguire davvero questa esperienza”.

Pensa non lo voglia?

“Salvini ha davanti due strade. La prima è quella di far saltare il banco e quindi capitalizzare il consenso andando all’incasso subito con nuove elezioni politiche. Ancora di più se si pensa che all’interno della maggioranza la Lega continua ad essere l’azionista di minoranza, quindi in condizione di imporre fino ad un certo punto la propria agenda. Non so quanto sia possibile ridurre le tasse nel momento in cui l’Europa ci obbliga ad abbassare il debito. E non dimentichiamo che dentro questo governo, oltre a Lega ed M5S c’è ora un terzo partito, ovvero l’asse costituito da Conte e dai ministri tecnici che ad esempio non vogliono la flat tax e i minibot che pure sono inclusi nel contratto. Andare subito al voto sarebbe la soluzione più logica. Anche perché c’è il tema dell’autonomia che stenta a decollare considerando la contrarietà dei 5Stelle. Ma se la Lega non otterrà l’autonomia come chiesto dalle regioni del nord, Lombardia e Veneto in primis, non è detto che fra un anno il consenso possa mantenersi ancora sulle percentuali attuali.”.

La seconda strada?

“Rilanciare l’azione di governo, ma a quel punto va rivista anche la squadra. Non si può pensare di lasciare la delega agli Affari europei nelle mani del premier Conte, non può essere lui insieme a Tria a gestire il rapporto con l’Europa, serve un nuovo ministro. Poi ci sono ministeri che non funzionano, come quello delle Infrastrutture e dei Trasporti dove l’azione di Toninelli si è rivelata a mio giudizio del tutto fallimentare. Non ne faccio un caso personale, ma mi pare che l’intera opinione pubblica ritenga utile sostituirlo”.

Pensa che il Ministero degli Affari europei debba andare alla Lega?

“Io dico che va occupato e non può restare nelle mani del premier Conte. Va trovata una figura di prestigio come lo era Paola Savona che però va anche detto non ha portato a casa grandi risultati. E’ vero che c’è stato soltanto pochi mesi, ma un bravo giocatore può cambiare anche i destini di una partita in soli cinque minuti entrando in campo. Savona invece se ne è andato praticamente a mani vuote. Restare al governo ha senso soltanto se si ha la capacità e la possibilità di incidere e dare nuovo impulso all’attività dell’esecutivo, altrimenti sarebbe molto più logico tornare al voto con la possibilità per la Lega, in alleanza con Fratelli d’Italia, di poter superare il 40%”.

Non teme però che staccare la spina al governo potrebbe aprire la strada ad un governo tecnico a guida Draghi e di fatto guidato da Bruxelles?

Non penso avrebbe i numeri in Parlamento e credo che non converrebbe neanche al presidente Mattarella tentare una strada simile. Lui ha già la delicatissima partita del Csm da gestire, proporre soluzioni contrarie agli interessi dei cittadini non farebbe che aumentare la sfiducia dell’opinione pubblica nei confronti delle Istituzioni” .

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