Parla Giulietto Chiesa: “Salvini negli Usa studia da premier”

Interviste

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Matteo Salvini è volato negli Stati Uniti e in diretta da Washington ha lanciato avvertimenti all’Unione europea. Il vicepremier e ministro dell’Interno ha incontrato prima il segretario di Stato Mike Pompeo e poi il vicepresidente Mike Pence. Un viaggio che da più parti è stato interpretato come una sorta di investitura da futuro premier e che inevitabilmente sembra aver fatto storcere la bocca al premier Conte e al M5S. Ma è davvero così? Lo abbiamo chiesto a Giulietto Chiesa, direttore di Pandora Tv esperto di scenari geopolitici.

Qualcuno ha detto che in Usa Salvini è andato a cercare l’investitura da premier e anche la garanzia di un appoggio da parte di Trump nel caso di una rottura con l’Europa. Condivide?

Questo viaggio è servito sicuramente a Salvini, su questo non c’è alcun dubbio. E’ andato negli Stati Uniti a cercare una difesa e una copertura rispetto alla sua politica europea. Sta cercando alleati importanti, perché l’Italia nelle attuali condizioni non può certamente affrontare una forte tensione con il Consiglio europeo. Gli serve capire fino a che punto la strategia antieuropeista di Trump può incrociarsi con la sua. Poi certo, chiaramente Salvini non è volato a Washington per fare gli interessi dell’attuale governo italiano di cui pure fa parte, lui sta lavorando in un’ottica futura contrassegnata chiaramente dall’aspirazione di diventare premier”.

In cambio di queste coperture americane, cosa chiederà Trump?

Non è chiaro cosa chiederanno in cambio gli Usa, ma questo perché non è affatto chiara la politica degli Stati Uniti verso l’Europa. Questo viaggio Salvini lo ha fatto proprio per capire quali saranno le reali intenzioni del presidente Trump e della sua amministrazione. E badi bene che non si può esaminare la questione come se avessimo davanti un corpo unico e compatto. L’Amministrazione americana porta avanti diverse linee su diversi temi. Ci sono divergenze sull’Europa, rispetto alla politica ucraina, nei confronti della Nato e molto altro. Se Salvini è andato a cercare appoggi lo ha fatto perché spera di capire quale sarà la linea politica prevalente nei confronti dell’Europa. E’ evidente però che in questo modo il leader della Lega andrà a sposare una posizione americana riconoscendo agli Usa un ruolo di comando dell’intero Occidente. In cambio spera di ricevere protezione dagli attacchi che riceverà dalle forze europeiste nel portare avanti la sua linea”.

Pensa che oltre ad una copertura politica, Salvini stia cercando dagli Usa anche appoggi economici in caso di rottura con la Ue?

“E’ molto probabile, anche perché fra coloro che appoggiano Trump ci sono anche importanti ambienti finanziari internazionali che potrebbero aiutare l’Italia se adeguatamente consigliati. Ma anche qui bisogna fare molta attenzione perchè il Presidente Usa è appoggiato anche da centri finanziari che potrebbero avere posizioni e interessi opposti. Anche qui bisognerà capire quali gruppi avranno la meglio prevalendo sugli altri e spingendo l’Amministrazione americana in un senso o in un altro”.

Per molto tempo Salvini ha portato avanti posizioni filo russe fino ad individuare in Putin il leader internazionale di riferimento. Dopo questo viaggio dovremo dire addio al Salvini amico di Mosca?

“Non credo. Qui è tutta questione di tempi e modalità. Salvini sicuramente ha legato la sua ascesa politica alla lotta contro le sanzioni alla Russia e non credo abbia abbandonato questa posizione. Il fatto è che nel sostenerla si è trovato di fronte ostacoli molto forti e poichè il leader leghista è un uomo pratico, ha soltanto ammorbidito i toni di un avvicinamento alla Russia per ragioni puramente tattiche. Penso che il suo atteggiamento sia questo. Resta convinto che una contrapposizione fra Europa e Russia sia negativa e vada abbandonata, ma ovviamente in questo momento si trova nella necessità di appoggiarsi agli Stati Uniti per verificarne le posizioni e per mettere un po’ il bavaglio ai suoi critici filo occidentali. Se le condizioni lo permetteranno sono convinto che riprenderà la sua battaglia in favore di Mosca”. 

Però ha detto di condividere l’intera strategia americana su Iran, Venezuela e Cina. Così non si schiera automaticamente anche contro la Russia che ha strategie opposte su questi fronti?

Qui Salvini sbaglia sicuramente. Può giocare una partita delicata e intelligente anche differenziando le posizioni. Appoggiando la linea americana in Iran rischia di spingere l’Italia verso una posizione di guerra, il che non è certamente positivo. Stesso discorso per ciò che riguarda il Venezuela dove Salvini è sembrato più volte invitare gli americani a fare gli americani più di quanto lo siano già e di quanto lo siano stati in passato. La tattica è giusta, ma non bisogna esagerare. Anche perché rischia così di interpretare una linea americana che non è propriamente la stessa di Trump. Dire per esempio che l’Italia intende porsi in contrapposizione alla Cina, equivarrebbe ad assumere una posizione strategica di estrema importanza sullo scacchiere internazionale, favorendo la prevalenza all’interno dell’Amministrazione americana delle frange più oltranziste e polemiche con il resto del mondo. Questa è una posizione che non può pagare e che alla lunga potrebbe ritorcersi contro lo stesso Salvini”.

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