Di Stefano (CasaPound): “Non ci preoccupa la Corte dei Conti, noi delusi dalle periferie”

Interviste

Ammonterebbe a 4 milioni e 600 mila euro il danno erariale provocato dall’occupazione dello stabile di Via Napoleone III a Roma dove ha sede CasaPound. Lo hanno stabilito i magistrati della Corte dei Conti alla chiusura di un’indagine che vedrebbe coinvolte in totale dodici persone, tre delle quali nel frattempo decedute. L’immobile, di proprietà dello Stato, nel settembre del 1958 è stato concesso in uso governativo dal ministero delle Finanze (direzione Generale del Demanio) al ministero della Pubblica Istruzione. Nel 2003 è stato occupato a seguito di un trasloco dei vecchi uffici. Ora le persone chiamate in causa dovranno presentare le controdeduzioni rispetto alle conclusioni dei magistrati contabili. E naturalmente la notizia ha dato fiato a quanti, compresa la sindaca di Roma Virginia Raggi, da tempo stanno puntando il dito contro il Ministro dell’Interno Matteo Salvini accusandolo di “tollerare” l’occupazione dello stabile da parte del movimento di estrema destra. Lo Speciale ne ha parlato con il segretario nazionale di CasaPound Simone di Stefano. 

La Corte dei Conti sostiene che l’occupazione del palazzo di Via Napoleone III a Roma avrebbe provocato un danno allo Stato di circa 5 milioni di euro. Come risponde?

Rispondo che quando c’è da menare CasaPound tutto torna utile. Non dimentichiamo che a meno di un chilometro da noi c’è un altro stabile occupato, dove qualche amministratore capitolino è andato a promettere che non ci saranno mai sgomberi e dove dal Vaticano sono andati pure a riattaccare l’energia elettrica interrotta per morosità. In quel luogo sembra tutto regolare e nessuno ha niente da dire. La priorità del sindaco Raggi sembra essere soltanto quella di sgomberare CasaPound, così come per la sinistra. Pensano in questo modo di colpire Salvini, senza rendersi conto invece di regalargli altri voti, come le elezioni europeee hanno confermato”. 

Però qui non si tratta più della Raggi o della sinistra. C’è una valutazione fatta dai giudici della magistratura contabile. Ci sono numeri, non posizioni ideologiche.

“La valutazione della Corte dei Conti a nostro giudizio è discutibile, perché se si divide quella somma per i diciotto appartamenti occupati abbiamo 1500 euro al mese ad alloggio moltiplicati per 15 anni. Quando il palazzo è stato occupato non c’erano però diciotto appartamenti pronti per il mercato privato. Era un ufficio pubblico e se il Demanio avesse voluto trasformare i locali in appartamenti da mettere sul mercato a 1500 euro l’uno, avrebbe dovuto spendere almeno due milioni e mezzo di euro soltanto per i necessari interventi edilizi e i conseguenti cambi di destinazione d’uso. Il calcolo fatto dalla Corte dei Conti sembra non tenere conto dei costi che il Comune di Roma non ha sostenuto per dare un alloggio alle diciotto famiglie che ci vivono. Il Campidoglio qui non ha mai speso un euro in favore di queste persone. Bisognerebbe anche tenere conto di quanto il Comune ha risparmiato nel non dover provvedere alla loro regolare sistemazione. Il danno erariale a nostro giudizio non c’è e se il Demanio volesse far fruttare quei locali, potrebbe affittarli alle diciotto famiglie che ci vivono ad un canone sociale”.

Dopo il parere della Corte dei Conti pensate che lo sgombero possa avere tempi più rapidi?

Non c’è nessuna emergenza che possa giustificare lo sgombero di CasaPound, anche perché fino ad oggi non c’è stata una richiesta esplicita della proprietà. Adesso non è escluso che alla luce di quanto accertato dalla Corte dei Conti possa arrivare, ma è tutto da vedere. Qualora poi arrivasse davvero, ci sono comunque dei fattori che renderebbero la procedura di sgombero diversa da tante altre sicuramente più urgenti. Tutti gli occupanti della palazzina hanno una residenza, pagano le utenze e la raccolta rifiuti, nello stabile non si sono mai verificati problemi di ordine pubblico. Non ci sono stati morti per overdose, omicidi, risse, ferimenti come avvenuto ad esempio in altri immobili occupati a Roma. CasaPound è al trentesimo posto in una lista di sgomberi da fare stilata dal Prefetto che non sono mai effettivamente partiti. Anche perché questo è un falso problema”.

E quale sarebbe il vero problema?

“L’emergenza abitativa. Ciò che serve è un piano caso in stile Fanfani realizzato da uno Stato sovrano e da enti pubblici capaci di fare investimenti, costruendo appartamenti e garantendo ai cittadini la possibilità di acquistarli come del resto prevede la Costituzione. La casa dovrebbe essere un diritto di tutti, ma molti se ne dimenticano. Possono pure sgomberare CasaPound ma l’emergenza resta e il sindaco Raggi si sta dimostrando totalmente incapace di trovare soluzioni. Scagliarsi contro di noi non le servirà a molto”.

Lei ha detto che l’attenzione nei confronti di CasaPound in realtà serve per colpire Salvini. Non teme che il ministro possa dare lui stesso un segnale e alla luce del parere dei giudici contabili disporre lo sgombero? In questo modo metterebbe a tacere le polemiche?

E perché dovrebbe? Proprio non facendo nulla contro di noi nella piena tempesta mediatica della campagna elettorale è passato dal 17 al 34%. Se la sinistra continuerà ad attaccare CasaPound per colpire Salvini non farà che far salire la Lega al 40% e Fratelli d’Italia al 10″.

Però scusi, attaccano CasaPound e invece che beneficiarne voi i voti vanno a Lega e FdI? Come mai?

“Purtroppo noi subiamo il maggior attacco mediatico senza avere la possibilità di difenderci. Per l’intera campagna elettorale non si è parlato in negativo che di CasaPound, della sua casa editrice, abbiamo subito un fuoco mediatico senza precedenti ad armi totalmente impari, visto che noi siamo sprovvisti dei mezzi adeguati per poter fronteggiare una potenza ostile di tali proporzioni. Gli elettori, nauseati da una campagna elettorale dove ancora una volta si è parlato di un inesistente pericolo fascista, hanno premiato i partiti che hanno avuto spazio e visibilità per poter smascherare le menzogne della sinistra “.

Ma la visibilità non l’avete avuta andando nelle periferie al fianco dei residenti che protestavano contro l’arrivo dei migranti e dei Rom? 

“Non credo continueremo ad andare nelle periferie visto che i risultati elettorali hanno confermato che il voto delle periferie è andato in altre direzioni. Non ci conviene rischiare ogni volta denunce, arresti, processi e attacchi mediatici se poi gli elettori non ci ripagano. Evidentemente non vogliono che CasaPound stia al loro fianco e non resta che prenderne atto. Due terzi dei nostri elettori alle europee hanno votato Lega e Fratelli d’Italia. C’è qualcosa che non va e su cui dobbiamo riflettere. Nelle prossime settimane faremo un’attenta riflessione e decideremo come e da dove ripartire”. 

  

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