Effetto-Lotti ed effetto-Toti. Pd e Fi: insieme nati, insieme muoiono

Politica

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Forza Italia e Partito democratico: due partiti sull’orlo di una crisi di nervi. O forse due partiti che hanno da tempo perso la bussola e si avviano all’estinzione.

Gli azzurri, perché legati al tramonto fisico del loro capo supremo, il Cavaliere, quello che ha scritto le pagine del bipolarismo italico (centro-destra vs centro-sinistra), quello che ha portato in Italia il partito leggero-americano, quello che ha coinciso con un processo politico ormai imploso.

Primo, perché il centro-destra del futuro, al massimo sarà a guida Salvini, cioè a trazione leghista (la Lega è destinata a vampirizzare tutti). Secondo, perché il luogo geografico centrista non corrisponde più al luogo politico centrista: i moderati, i cattolici, i liberali, il blocco sociale che dal 1994, sulle ceneri del pentapartito della prima Repubblica (ucciso dalla scure di Tangentopoli), non solo sono morti, sono unicamente un’astrazione giornalistico-intellettuale; ma si sono pure ripartiti trasversalmente.

Il Pd, dal canto suo, non ha più idee, una linea politica distinguibile, ed è falcidiato da correnti, le une contro le altre armate. Cos’è oggi il Pd? Un 20% anti-Salvini, come in passato era anti-Silvio, anti-fascista (sempre anti e mai pro). E’ un partito laburista, social-democratico, clintoniano, progressista, radicale di massa?

Nessuno sa dirlo. E Zingaretti con la sua dirigenza morbida e felpata, non sembra riuscire a bissare il modello-Lazio elevato al Nazareno. Si è visto con la scelta della segreteria che ha messo nella condizione i Giachetti, i Calenda, i Gentiloni e i renziani, di restare al palo velocizzando il lavoro del noto progetto lib-dem, alla destra del partito.

Un caos diventato drammatico con l’“affaire Lotti” e le implicazioni istituzionali del caso, che hanno certificato il funerale della superiorità morale-dem, il partito delle mani pulite, intransigente quando si doveva colpire il conflitto di interessi e le opacità giudiziarie di Berlusconi, garantista e indulgente con i suoi.
Il Pd da partito degli ultimi è inesorabilmente diventato il partito dei primi, delle banche, dei magistrati, delle lobby.
Un partito così finisce.

Come Forza Italia, che dovrebbe passare dalle badanti del Cavaliere al partito dei giovani, con il suo penoso 9% preso alle europee.
I suoi dirigenti, infatti, stanno guardando con ansia e speranza segreta, all’incontro che Toti ha organizzato per il prossimo 25 giugno a Roma. Il governatore della Liguria si aspetta 2000 persone e molti sono alla finestra per vedere come andrà. Già in tanti sono saliti sul carrozzone della Lega o di Fdi. E non a caso, Toti ha in mente un soggetto politico-cerniera tra Lega e Fdi.

E i resti azzurri legittimisti andrebbero inevitabilmente verso il Pd, come in un nuovo grottesco Nazareno2.0.
D’altra parte da mesi sono sulle stesse posizioni: liberisti in economia, liberali in politica, laicisti sui temi etici, ultragarantisti sulla giustizia, ultraeuropeisti.
Solo che due debolezze non faranno mai una forza, ma una debolezza al quadrato.

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