Carola Rackete, Meluzzi: “Noi profanati di ciò di più sacro per un loro folle progetto”

Interviste

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“Non volevo speronare la motovedetta ma solo salvare vite” . Così si è giustificata Carola Rackete comandante della nave della Ong Sea Watch 3, che oggi dovrà sostenere l’interrogatorio di garanzia davanti al Giudice per le Indagini preliminari di Agrigento. Rischia una pena fino a dodici anni per aver forzato il posto di blocco della Guardia di Finanza impattando con la motovetta delle Fiamme Gialle e rischiando di mettere seriamente a rischio la vita dei finanzieri a bordo che le intimavano l’alt. Lei si giustifica sostenendo di aver agito in uno stato di necessità perché a bordo pare ci fossero dei migranti che, stremati, minacciavano il suicidio. Saranno ora gli inquirenti a fare luce sulla vicenda. Lo Speciale ne ha parlato con lo psichiatra, opinionista e criminologo forense Alessandro Meluzzi. 

Come giudica il fatto che tanti italiani stanno comunque dimostrando solidarietà al comandante Carola al punto da aver raccolto 800mila euro per il pagamento delle spese legali e delle eventuali multe?

“Non mi stupisco di questo sinceramente, dal momento che esiste un’area di questo Paese il cui senso critico e la cui capacità di analisi razionale, è gravemente compromessa dall’ideologia. Attenzione però, perché quando si parla di ideologia non si deve pensare al marxismo che animava l’antico e glorioso Partito Comunista di Gramsci, Togliatti, Longo, e successivamente seppur con forme diverse anche di Berlinguer. Nell’ambito di una cultura davvero gramsciana, un personaggio come Carola Rackete non sarebbe mai diventata una eroina. E non si deve neanche pensare al cattolicesimo, che prima dell’avvento di Papa Bergoglio non aveva mai avuto una matrice migrazionista e globalista. Oggi ci troviamo di fronte ad un’alleanza fra un’area post comunista che ha dimenticato la classe operaia e i lavoratori, e un’area post cattolica che sembra aver ormai adottato una dottrina terzomondista. Questo ha dato vita ad un coacervo catto marxista di cui forse personaggi come Del Rio sono la massima espressione”.

C’è chi dice che in nessun altro Paese del mondo cittadini di quello Stato avrebbero tifato per una nave che, battendo bandiera straniera, ha rischiato di mettere a rischio la vita di militari impegnati a difendere i confini. E’ d’accordo?

“Senza dubbio. Carola è osannata perché, comunque la si pensi, ha posto in atto un’operazione politica contro Salvini per mettere in difficoltà questo governo legittimo e sovrano. E badi bene che qui non c’era in gioco soltanto l’interesse del nostro Paese, ma anche il destino di quei 42 migranti a bordo, portati qui in nome di quello che io definisco il ‘piano piatto della globalizzazione’, ossia la libera circolazione di uomini e merci con l’evidente obiettivo di omologare tutti sotto un grande meticciato planetario. Capisce bene quanto questo comandante donna, vegana e punk, per giunta tedesca e con alle spalle pare diversi imprenditori della Germania pronti a sostenere le sue imprese, abbia tutti i titoli per diventare un’eroina”.

C’è però chi ha accusato Salvini di aver bloccato per giorni la nave in mezzo al mare mentre a Lampedusa frotte di migranti arrivavano comunque con le carrette. Non è questo un controsenso?

“Guardi che qui il disegno è unico, sbagliato fare una differenza fra i migranti che arrivano con le navi delle Ong e quelli che scendono dai barconi. A monte c’è la stessa fallimentare strategia che porta tanti immigrati a spostarsi in direzione della Libia da dove poi scappare con la scusa che lì c’è una guerra e ci sono violazioni dei diritti umani. grazie ai bombardamenti della Francia che hanno destabilizzato il Paese creando il caos. Poi ci sono quelli che scappano con i barconi e quelli che vengono caricati dalle navi Ong. Se uno del Bangladesh si fa 20mila chilometri, e invece di prendere l’aereo per venire in Italia e cercare di avere un visto legittimamente, preferisce andare in Libia sapendo che una volta salito su un gommone godrà di uno status privilegiato, è evidente che si è in presenza a mio giudizio di un disegno ben strutturato”.

A chi dice che alla fine si è fatto un braccio di ferro sul nulla facendo credere che questi 42 migranti fossero un problema, come risponde?

“Vede, in Africa ci sono 200 milioni di persone, di cui circa un milione fermi in Libia, in attesa di capire quello che avviene in Italia. Nel momento in cui una nave straniera è potuta entrare illegalmente in un porto italiano e chi ha compiuto una simile azione potrebbe farla franca grazie alla mobilitazione nazionale ed internazionale, ci troveremmo di fronte  alla migliore dimostrazione della nostra impotenza. Se la magistratura non punirà a dovere quanto avvenuto, facendo passare l’idea che le Ong straniere sono in grado di battere il legittimo governo italiano, altro che 42 migranti, qui ne arriveranno a milioni. In Africa secondo alcune stime ci sarebbero circa 200 milioni di giovani disoccupati che vorrebbero venire in Europa. C’è la parte più ricca che è disposta a spendere tremila dollari per venire qua sottraendo energie all’Africa e creando in Italia un esercito di diseredati senza alcuna possibilità di una vera occupazione se non quella di finire nelle grinfie del caporalato e della schiavitù. Il tutto soltanto con il fine di realizzare un folle progetto di sradicamento dei popoli, in favore di un’omologazione planetaria fatta di consumatori senza patria, identità, storia, memorie, radici e tradizioni”.

Fra le accuse mosse nei confronti del comandante quale secondo lei è la più grave?

“Mio nonno ha combattuto sul Piave nel 1918 per difendere i sacri confini della nostra Patria. Per difendere questo principio per altro sancito dalla nostra Costituzione, che stabilisce essere dovere di ogni cittadino proteggere i confini della nazione, sono morte centiniaia di migliaia di giovani di tante generazioni. Calpestare l’idea della sovranità nazionale è secondo me il più grave dei reati, anche più dello speronamento della motovedetta della Finanza. Questo vuol dire violare e profanare ciò che di più sacro abbiamo per il nostro passato e per il nostro futuro. Se perdiamo passato e futuro il nostro presente diventerà un inferno e un futuro forse nemmeno lo avremo”. 

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