Sea Watch. Ecco cosa c’è dietro il milione di euro per Carola

Politica

Come è possibile che si possa raggiungere in pochissimi giorni la cifra ragguardevole di un milione di euro (donazioni grazie a due fondi, lanciate da un sito tedesco e via facebook in Italia), per sostenere economicamente le spese processuali e moralmente, la vita futura di una donna, Carola Rackete, arrestata quasi per pirateria, per violazione delle leggi italiane, per aver speronato due motovedette della nostra Guardia di Finanza? Una Capitana-anti-Capitano, dopo Greta, novella eroina della sinistra liberal, radical e globalista, a corto di miti e simboli.

Una donna che dice di sé di essere bianca, nata bene, ricca, conosce 5 lingue, e che deve riscattare la sua condizione di superiorità, facendo del bene e salvando il mondo? Gli europei (e gli italiani) sono tutti pazzi, invasati, buonisti, malati di furore giacobino? O c’è dell’altro?

Un milione di euro raccolti con una velocità pazzesca, ritmo mai seguito per altre vicende, come i poveri italiani, bimbi che non vanno abortiti, anziani che non vanno abbandonati, i nostri giovani tossicodipendenti nelle comunità di recupero, oppure piccoli inguaribili ma non incurabili come Charlie Gard e Alfie Evans. O in ausilio alle amministrazioni senza soldi, che non riescono a governare le città e i territori, assicurando sufficienti servizi e minima qualità della vita.

E’ vero che gli italiani sono sempre stati un popolo solidale (si è visto in occasione dei terremoti o di altri eventi drammatici), ma ora la svolta ideologica della mobilitazione appare evidente. E si tratta di una mobilitazione unicamente contro Salvini che fa il gioco di Salvini. E contro l’Italia, in questo momento in rotta di collisione verso alcuni paesi, i primis la Germania e poi, guarda caso, l’Olanda e la Francia.

Resta da chiedersi per quanto tempo ancora questo gioco farà il gioco di Salvini.
E non occorre ricordare la non reversibilità dei comportamenti, se a farlo sono gli italiani (provate a violare le sovranità altrui): l’Italia ormai è considerata il paese del Bengodi, dove tutti possono entrare e ognuno fa quello che vuole, tanto le leggi da noi sono meri optional.

Se c’era ancora da capirlo, adesso è tutto chiaro: anche sulla vicenda Sea Watch lo scontro è tra due incompatibili tipologie antropologiche, che solo da qualche anno hanno trovato traduzione politica e legittimazione culturale: i legalitari e i professionisti dell’umanità. Ora i legalitari stanno a destra. Un duello tra chi ritiene prioritarie le leggi e quindi di fatto, il concetto di identità statuale, la sovranità di un paese, e chi invece, ritiene che in nome dell’umanità si possano violare, oltrepassare, le leggi, per emergenza, opportunità e diritto internazionale.

Sono i globalisti di mente e di fatto, i cosmopoliti, i cittadini del mondo “modello-Riace”. Che fanno il paio col “disagio sociale”, “l’abusivismo di necessità”, che servono a limitare le condanne quando a compiere i reati sono gli immigrati; e fanno il paio col “diritto diseguale” (vecchia idea di Magistratura democratica), in base al quale veniva punito diversamente un reato se compiuto in zone povere o ricche (marxismo giuridico).

Una guerra antica con un’altra postilla non da poco: in Italia c’è sempre stata un’“anti-Italia” tosta, agguerrita e intransigente.
Che ha preferito l’ideologia all’appartenenza, al punto da boicottare pregiudizialmente tutte le scelte dei governi non in linea con l’umanitarismo, il pacifismo (dal Risorgimento alla liberazione di Trento e Trieste, a Nassiriya). Un’anti-Italia che ridicolizzando l’identitarismo (facilitato anche dalla retorica fascista e dai suoi successivi seguaci), oscilla tra l’autolesionismo nazionale e l’esterofilia. E che tifa sempre per i nemici dell’Italia.

Noi siamo prima di destra e di sinistra, prima comunisti e anticomunisti, prima fascisti e antifascisti, poi italiani. Atteggiamento che non riguarda, ad esempio, francesi, inglesi, americani: prima di essere conservatori, laburisti, gollisti, socialisti, democratici, repubblicani, sono patrioti.
Salvini riuscirà a invertire la tendenza, o dovrà accettare questo dualismo italico?

Anche perché il patriottismo tedesco anti-italiano si è visto con i soldi da raccogliere per Carola. Noi non l’avremmo fatto.

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