Forza Italia. La strategia del Capitano Toti: guidare gli azzurro-verdi

Politica

C’era una volta un partito azzurro che si chiamava degli italiani e aveva quasi il 40% dei voti (stesso destino del Partito democratico-della nazione di Renzi, e stessa fine).

C’era un partito che alcuni decenni fa, ha inaugurato la seconda Repubblica, il bipolarismo centro-destra vs centro-sinistra, e che ora non c’è più: ridotto ad un marginale 8% europeo e ad un secondario 14% alle politiche del 4 marzo. E questo nonostante la ulteriore, ennesima, discesa in campo di Silvio Berlusconi, eterno viatico e tappo per gli azzurri.

Il partito si chiamava e si chiama Forza Italia. C’erano una volta tanti delfini nominati per decreto regio di Arcore, da Alfano a Toti, e tutti finiti nel tritacarne. O fedeli come Tajani, o nemici come Alfano e Toti.
Il governatore della Liguria, ha scelto poi, una via difficile, complessa. Non se ne è andato sbattendo la porta, non è tornato nell’anonimato, ma ha deciso di rompere le scatole, con due piedi in una scarpa.

Prima, ha minacciato la clamorosa rottura con Fi, organizzando (con una comunicazione adeguata) la kermesse di Roma, che avrebbe dovuto sancire una clamorosa scissione e la costituzione di un soggetto politico, funzionale al disegno sovranista-conservatore, del nuovo centro-destra che verrà, a guida Salvini- Meloni. Poi, da neo-coordinatore, insieme alla Carfagna, ha dovuto frenare, pur non rinunciando alla prova di forza.

E la reazione di Berlusconi è stata immediata: ti abbiamo coinvolto nel rinnovamento del partito e tu mi lanci la sfida?

Logico e legittimo l’astio del Capo: è rimasto scottato dai tradimenti dei delfini.
Toti a questo punto non può fermarsi, la manifestazione romana la doveva fare (prova di forza interna ed esterna), e ormai è percepito come il nuovo segretario del partito. Certo, dovrà vedersela con l’ultimo soviet azzurro (Tajani, Carfagna, Bernini, Gelmini), ma le sue richieste (“la rivoluzione d’ottobre”) sono legate comunque ad una strategia ben precisa: rivoluzionare, smottare Fi (con le primarie non azzurre, ma di tutto il centro-destra), per guidare un processo generale, minacciando però, continuamente la rottura.

Un gioco che può finire bene come male. Comprensibili i sospetti di Berlusconi e i suoi. L’altra coordinatrice (Mara Carfagna) è stata chiara: “i cambiamenti si fanno dentro il partito, non bombardando. Toti ha le idee confuse e in quanto alle primarie, prima facciamole per i nostri iscritti”.
Insomma, una strategia limpida, ma un gioco pericoloso, quello di Toti.
Ma sarà utile al centro-destra?

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