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Rimpasto. Da Fontana alla Locatelli. I cattolici tra il papa e Salvini

6 minuti di lettura

Stai con papa Francesco o con Salvini? Un tema che Repubblica ha lanciato enfaticamente, tanto per stabilire un confine, una linea netta di demarcazione tra i credenti autentici e la Lega, tra il bene e il male assoluto.

Un referendum – va detto – che non fa il bene né del papa né della politica (al di là delle singole posizioni, tutte rispettabili).
Del pontefice, perché un conto è la dimensione universale della fede, un conto l’amministrazione della cosa pubblica che attiene ai governi, alla ragionevolezza, alla realtà. Della politica, perché la si appesantisce di contenuti non suoi.

Una cosa è certa: l’immigrazione è ormai un fenomeno planetario e la categoria dei rifugiati politici (chi scappa dalla guerra), non è più sufficiente. L’immigrazione diverrà sempre più climatica, economica. Aspettiamoci, pertanto, esodi biblici. Ma le singole nazioni europee, i governi, i singoli Stati, non possono fronteggiare da soli l’apocalisse.

La distinzione, ad esempio, tra accoglienza, che deve essere garantita a tutti, e integrazione (con relativa cittadinanza), che a sua volta, deve seguire regole precise (dato culturale, sociale, lavorativo, giuridico), è fondamentale. E su questo la Chiesa è in grande ritardo. E’ ferma a categorie superate. Spingere sullo ius soli vuol dire stare dentro vecchi schemi (significa separare il suolo, ridotto a mero spazio dove si mettono i piedi, dalla storia, l’identità, e la cultura di un popolo che ci vive da secoli, ci abita, ci lavora). Mentre la politica annaspa tra demagogia e pregiudizio.

Certo, la coincidenza sospetta (lo scontro Carola-Salvini e la messa con le Ong, i volontari e i migranti), non ha contribuito a rasserenare gli animi. Gli “ultimi” sono anche gli italiani, i nostri poveri, i bimbi che non nascono, i malati, gli anziani lasciati soli, gli inguaribili ma non incurabili, come Alfie Evans, Charlie Gard e adesso Lambert.

Perché il rapporto tra questi ultimi e i migranti, in termini di comunicazione e di fatti concreti, è di 1 a 1000? Questa priorità è voluta? E perché?
E qui si torna a Salvini: l’ultimo sondaggio dimostra chiaramente (Agorà di oggi), che i credenti stanno con le sue politiche forti in tema di sbarchi e sicurezza. Apriti cielo, sconfessate tutte le manipolazioni e interpretazioni ideologiche da pensiero unico, si pensi alla “sindrome padre Sorge” (Salvini è il diavolo, i suoi no agli sbarchi sono come le leggi razziali del 1938).

Il sondaggio, come il voto alle europee, evidenzia infatti, lo scollamento tra le indicazioni della Chiesa, le posizioni della Cei e le scelte elettorali degli italiani. La maggior parte dei credenti continuerà a votare Lega? Soltanto i cattolici-progressisti o cattocomunisti militanti insisteranno nelle loro scelte, di esaltare Carola, le Ong, quel globalismo che offre il cuore cristiano a Soros?

Non è un tema da poco, considerando il fatto che ci sono seri dubbi sulla coerenza di Salvini.
Per importanti esponenti del Family Day, il sospetto che il Capitano pensi unicamente al consenso e miri a svuotare l’identità cristiana dai suoi veri precetti, è forte.
E ciò non riguarda il fatto che la Lega si appresta a diventare un partito-omnibus da 40% e come tale eterogeneo sui valori, specialmente i principi non negoziabili, cari ai credenti (primato della vita, centralità della famiglia naturale, non alle famiglie arcobaleno, alle adozioni gay, al gender); un partito fritto-misto, aperto a credenti, non credenti, laicisti, nazionalisti, europeisti, liberisti e sociali. Riguarda pure la cronaca di ieri.

Come leggere lo spostamento di un cattolico doc come il ministro Fontana, da un ministero che si chiama della Famiglia (già al centro di infuocate battaglie e visto come fumo negli occhi da parte dei liberal e dei radical di governo e di opposizione), ad un ministero altrettanto complesso come quello degli Affari Europei?
Se Fontana, senza portafoglio, non è riuscito ad incidere efficacemente, come avrebbe voluto, riuscirà nell’ancora più difficile battaglia sovranista-identitaria a Bruxelles?

Forse sarebbe stato preferibile mandare Bagnai, certamente più indicato per gli aspetti economici. Ma la scelta di Salvini la dice lunga sul recente indirizzo moderato del suo partito, che fa il paio con la strategia di Conte e Tria per evitare la procedura di infrazione.

E come leggere l’arrivo della Locatelli, che si è affrettata a dire che a “Verona non c’era?”. Tanto per prendere le distanze da posizioni (quelle del Congresso mondiale delle Famiglie), ritenute troppo impegnative e imbarazzanti? Legittima, quindi, la preoccupazione delle organizzazioni pro-life in tal senso.
E’ un passaggio nel segno della furbizia o dell’annacquamento leghista?
Saranno i fatti a rispondere. Ma temi come i valori antropologici, l’immigrazione, la sicurezza, l’economia, la Ue, non devono essere lasciati alle parole in libertà o al marketing.

Fabio Torriero

Come giornalista, ho attraversato la comunicazione a 360 gradi (carta stampata, tv, radio, web). Ho lavorato presso Cenacoli, Fondazioni (Fare Futuro), sono stato spin doctor di ministri e leader politici, ho scritto una ventina di libri (politologia, riforme etc.) e i miei direttori storici e maestri sono stati Marcello Veneziani e Vittorio Feltri. Insegno all'Università comunicazione politica. Il giornalismo online è la mia ultima vocazione.

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