Roberta Ragusa, Bruzzone: “Giustizia è fatta, ma sono amareggiata dai figli”

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La Cassazione ha confermato la condanna a vent’anni di reclusione per Antonio Logli, accusato dell’omicidio e della distruzione del cadavere della moglie Roberta Ragusa, scomparsa nel gennaio 2012 dalla sua casa di Gello, a San Giuliano Terme (Pisa) e mai più ritrovata. La Corte ha considerato inammissibile il ricorso della difesa e ha reso definitivo il verdetto emesso dalla Corte d’Assise d’Appello di Firenze nel 2018. Lo Speciale ha chiesto un commento alla criminologa Roberta Bruzzone, da sempre convinta della colpevolezza di Antonio Logli e del fatto che Roberta Ragusa non si sarebbe mai allontanata volontariamente da casa abbandonando i figli.

La Cassazione ha confermato in via definitiva che Antonio Logli ha ucciso la moglie Roberta Ragusa distruggendone il corpo. Soddisfatta di questa decisione che sembra mettere fine ad ogni dubbio?

Assolutamente sì. Sono stata sempre convinta che l’impianto accusatorio, confermato in tutti e tre i gradi di giudizio, non lasciasse spazio a dubbi o a piste alternative. Non esistono tracce che possano confermare l’allontamento volontario di Roberta Ragusa o che questa possa essere rimasta in vita dopo la scomparsa dalla sua abitazione nella fatidica notte. I giudici hanno inoltre appurato che tutto ciò che Logli ha raccontato in questi anni non ha trovato riscontri. Qualcuno si è meravigliato del fatto che, pur essendo stato riconosciuto colpevole, gli siano stati dati soltanto venti anni. Ma questa è la logica conseguenza della scelta del rito abbreviato che ha portato a ridurre di dieci anni la pena di trent’anni richiesta dalla Procura”. 

Si può parlare di colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio pur in assenza del corpo della vittima?

“Non è il primo caso in cui si riconosce la colpevolezza di un imputato pur senza aver mai trovato il corpo della persona uccisa. Penso a Guerrina Piscaglia e a Francesca Benetti, casi di cui mi sono occupata personalmente. Posso dirle che quando non c’è il corpo della vittima vengono meno tutta una serie di informazioni investigative che possono però essere compensate dalla raccolta di elementi molto focalizzati sul profilo della vittima e che ci permettono comunque di dimostrare la tesi dell’omicidio. La stessa cosa è avvenuta con Roberta Ragusa. Il dubbio che questa donna possa essersi allontanata volontariamente, è stato definitivamente spazzato via da una serie di riscontri che hanno finito per costituire una prova logica”.

Nelle ultime ore c’è chi è tornato a mettere in dubbio la credibilità del supertestimone Gozi, colui che dichiarò di aver visto un uomo e una donna litigare in strada e poi salire sull’auto di Logli. Secondo i giudici quei due non potevano che essere Logli e la moglie considerando che in un paesino sarebbe impensabile che in piena notte ci possano essere altre due persone con una macchina identica che litigano. E’ d’accordo?

“Io mi baso sulle valutazioni e conclusioni degli inquirenti e dei giudici dei vari gradi. Sicuramente Gozi mostrava degli elementi di criticità dal punto di vista personale, ma non aveva alcun motivo di inventarsi una storia come quella raccontata ai magistrati. Gli inquirenti hanno inoltre appurato l’inesistenza di motivi di acredine nei confronti di Antonio Logli ed escluso la possibilità che possa aver testimoniato il falso per altre finalità. Tenga conto poi che le sue dichiarazioni sono state circostanziate anche da altre testimonianze. Quindi quanto da lui riferito è da considerarsi assolutamente credibile”. 

Che effetto le ha fatto vedere in Tribunale a battersi per la verità le cugine di Roberta, mentre i due figli hanno sempre difeso il padre e stringendosi fino all’ultimo intorno a lui?

“Questo è forse l’unico motivo di amarezza in una giornata che ha finalmente reso giustizia alla povera Roberta. L’amarezza di pensare che i figli possano aver creduto alla tesi dell’allontanamento volontario sempre sostenuta dal padre, quando è stato invece dimostrato che i due erano l’unica ragione di esistenza della donna. Roberta, come testimoniato da tutti quelli che la conoscevano e l’hanno frequentata, aveva improntato la sua vita proprio in funzione dei due ragazzi, quindi è impossibile che possa averli abbandonati”.

Forse c’è un rifiuto preventivo ad accettare una verità per loro terribile, ossia l’uccisione della madre ad opera del padre?

Non riesco francamente a capire quali moventi psicologici possono spingerli a credere all’assurdità dell’allontanamento volontario. Ognuno è liberissimo di avere i suoi convincimenti, ma da quello che è emerso nel corso delle indagini non vi è alcuna possibilità di ritenere credibile che Roberta possa aver abbandonato i suoi figli. Capisco che dal loro punto di vista possa risultare molto difficile accettare ciò che il padre ha fatto, e posso anche capire il timore di perdere anche l’altro genitore, ma tutto questo a mio giudizio non può giustificare un comportamento che considero inaccettabile. Spero che un giorno possa sciogliersi questo incantesimo che sembra averli catturati e possano finalmente accettare la realtà dei fatti e la verità processuale sulla morte della madre”. 

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