Ursula, il partito geneticamente modificato di Bruxelles e il “tradimento” grillino

Politica

Ursula von der Leyen è stata eletta presidente della Commissione europea con soli 9 voti di maggioranza.

Cosa vuol dire? Che il suo mandato è debole e forte. Debole, perché legato ai numeri, molto esigui e quindi, esposto ad ogni ricatto. Forte, perché si regge su un vecchio, solido e consolidato puntello: il quadro politico, che a dispetto della logica bipolare della democrazia dell’alternanza (principio che dovrebbe valere dovunque), in Europa, da tempo, è contraddetto nella sostanza dalla prassi istituzionale.

Si tratta del “grande centro”, del mega-inciucio conservatore che ormai governa Bruxelles appiattisce le differenze, e omologa destra e sinistra. Stiamo parlando dell’asse popolari-socialisti-liberali (con verdi come risorsa-variante). Soggetti politici che non hanno più molto da dire e che evidentemente al di là di minime sfumature, la pensano nello stesso modo: sono liberali in politica, liberisti in economia, sociali in superficie, laicisti sui temi etici.

Questo è il mastice che li lega. E’ l’ideologia con cui si è sempre arroccata la Ue e che continuerà ad usare. Specialmente di fronte al pericolo sovranista, che diviso, dal canto suo, ha dimostrato tutti i suoi limiti.
Che significa definirsi oggi popolari, socialisti, liberali? Nulla. Hanno perso ogni riferimento rispetto al passato. Tanto converrebbe che si fondano.

Ursula von der Leyen è l’esempio fisico di questo partito geneticamente modificato. La definiscono di destra conservatrice, ma a conti fatti, ha sposato tutte le tesi laiciste, liberal, radical e tutte le politiche trasversali. Nel discorso in cui ha chiesto i voti al parlamento europeo, ha brillato per “gentile trasversalismo”: un pizzico di libertarismo, di solidarietà per i migranti, regole sui confini, tanta retorica europeista e astio anti-sovranista.
Il commento più significativo l’ha espresso da noi Franco Bechis, direttore de Il Tempo, su Twitter: “Il fatto che a guidare la Ue sia un ministro della difesa tedesca, mi mette i brividi”.

E questo senza contare che la donna viene esaltata come madre di tanti figli, ma in patria ha approvato ogni spinta laicista sui diritti civili, trans nell’esercito compresi.

Ma torniamo ai 9 voti di maggioranza. I 5Stelle hanno subito messo il cappello sul dato, affermando che i loro numeri sono stati determinanti e che, da ago della bilancia, condizioneranno da italiani la futura governance. Non sappiamo se il doppio salto mortale degli ex populisti grillini, un tempo anti-Ue e anti-euro, oggi dentro de facto la maggioranza liberale-popolare e socialista, sia un vanto politico. Quello che è certo è che la scelta di Di Maio ha ulteriormente aggravato, appesantito la conflittualità interna al governo italiano. Salvini, ovviamente non ha digerito la svolta “conservatrice” degli alleati.

La notizia, infatti, è che i pentastellati hanno votato come l’opposizione italiana, da Fi al Pd. Che siano prove tecniche di nuova maggioranza? E’ noto che ci sia un riavvicinamento tra 5Stelle e Pd (qualora il ministro degli Interni pensi di andare a elezioni). Come è noto che il presidente della Camera Fico stia guidando il partito anti-Salvini, sul caso-Savoini, insistendo ossessivamente sulla Commissione d’inchiesta e sull’obbligo morale del capo della Lega a venire a riferire in parlamento sui presunti finanziamenti russi.

Da Bruxelles a Mosca i giochi si toccano e si assomigliano.

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