Il complotto contro Salvini e i suoi errori, parla Sapelli e svela il giallo

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Ci fanno o ci sono i leghisti? E’ un po’ la domanda che si stanno facendo tutti. E quando le domande sono tante a rispondere è un professore. E cosa dice Giulio Sapelli dell’ inchiesta sui presunti fondi russi alla Lega? Che «va collegata a molte cose”. Nell’intervista al Giornale  si parla anche di quanto accaduto in Austria, “dove il giochetto è servito a liquidare una maggioranza di governo sgradita all’ Ue” e del “caso Metropol” che “è esploso dopo che la sindaca di Parigi ha concesso la massima onorificenza della città, la medaglia Grand Vermeil, alla capitana Rakete. C’è un concerto internazionale e nazionale per far fare a Salvini la fine di Craxi. Ovviamente i francesi sono in prima fila”.

Alla fine è stato Trump o Putin a colpire quasi a morte Salvini? Per il Corriere della Sera sono i servizi segreti italiani che monitoravano i movimenti di Gianluca Savoini e di Claudio D’ Amico ritenuti emissari leghisti per i rapporti con la Russia. Ma quanto sono vere le ipotesi di influenze e ingerenze dei russi in Italia?

Per Sapelli non sono stati gli Usa questo è certo, gli “pare piuttosto il tipico gioco della disinformacija russa: dare a tutti i cani un piccolo bocconcino, in modo che girando qua e là, li diffondano”.

Dietro a questo scenario un altro attira l’attenzione dell’economista. “L’Ue sta implodendo, tutto è molto più complicato da gestire anche per loro” avverte.

Quanto ai 5 Stelle, ma di cosa stiamo parlando? “Alcuni sono manovrabili, altri no e questo crea grandi problemi. Anche se sono stati scelti con cura per il loro compito”. E qual era questo compito? “Continuare il lavoro di Monti. L’esempio più chiaro è sotto gli occhi di tutti: l’accanimento sull’Ilva. Se chiudono l’Ilva, i 5 Stelle hanno assolto il loro compito” ma poi il punto è che il “M5s non serve più. All’Italia invece serve la Lega. Ma qui Salvini paga il suo più grande errore: invece di corteggiare Orbán, avrebbe dovuto dare battaglia al Fiscal Compact dall’ interno del Ppe”.

Tradotto: “Serve una politica estera”. Con Trump.

Marta Moriconi

La velocità e la capacità di individuare subito la notizia sono le mie qualità. Sono laureata in Giurisprudenza con il massimo di voti ma lascio la pratica forense e i Tribunali ben presto per gettarmi nella mia passione. Inizio la carriera nel monitoraggio radiotelevisivo, passo per gli uffici stampa, arrivo ai giornali online.

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