Omicidio in Second Life, parla Meluzzi: “Dietro vedo una precisa psicosi”

Interviste

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Emerge un curioso retroscena nell’omicidio di Vittorio Veneto e l’uccisione di Paolo Vaj. Le due presunte responsabili, la compagna dell’uomo e la sua amica del cuore, pare si siano conosciute nel mondo virtuale del gioco Second Life, dove l’una recitava il ruolo della madre e l’altra della figlia di 3 anni. Le due, secondo gli inquirenti, sarebbero legate da un “rapporto patologico” e potrebbero uccidere ancora. Hanno dichiarato inizialmente di aver agito per legittima difesa dopo che l’uomo, tornato a casa ubriaco, avrebbe aggredito la sua compagna come pare avesse già fatto altre volte. Davanti al gip però le due non hanno confermato la versione iniziale e gli inquirenti sospettano che l’omicidio dell’uomo possa essere stato attuato con l’intento di liberarsi definitivamente di lui e vivere il loro rapporto in maniera esclusiva. Un rapporto “anomalo” come detto, nato su Second Life, che avrebbe portato le due a vivere una sorta di vita parallela virtuale, che ha finito però con il sovrapporsi e confondersi con la vita reale. Al punto che alla fine avrebbero deciso di conoscersi personalmente e di diventare madre e figlia anche al di fuori dei social. Un gioco di ruoli che ha finito per deformare la realtà, al punto che anche davanti ai giudici le due avrebbero dichiarato di essere madre e figlia. Ne abbiamo parlato con lo psichiatra e criminologo forense Alessandro Meluzzi.

Nella vicenda di Vittorio Veneto è davvero possibile che la vita virtuale possa aver finito con il soppiantare e sostituire quella reale?

“Può succedere spesso, soprattutto in alcune psicologie dove la finzione prende il posto della realtà e la dimensione dell’immaginario prevale sulla dimensione della vita vissuta. E’ un evento destinato a verificarsi soprattutto in alcune personalità narcisistiche, con difficoltà di adattamento nella vita reale”.

Il fatto che queste due donne, dopo aver svolto nel gioco di ruolo di Second Life la funzione di madre e figlia, abbiano sentito il bisogno di incontrarsi e quindi rendere reale il loro rapporto che sta a significare?

“Siamo in presenza di una recita che nel tentativo di somigliare alla vita reale finisce per far venire meno i confini fra il reale e l’immaginario. Al punto che, persa la distinzione dei ruoli, il piano della fantasia, dell’immaginazione e dell’irrealtà, prende il sopravvento sulla vita vissuta”.

E’ quindi probabile che in un simile scenario le due abbiano deciso di eliminare Paolo Vaj?

E’ molto probabile, nel momento stesso in cui l’uomo rischiava di essere il principale ostacolo alla trasformazione della finzione in realtà. Del resto mi pare che sia emerso chiaramente come la vittima non guardasse di buon occhio la relazione fra la compagna e l’amica e non fosse quindi disponibile ad accettare il fatto che le due vivessero realmente la loro vita parallela”. 

Gli inquirenti descrivono il rapporto fra le due come “patologico”. Siamo quindi in presenza di una patologia vera e propria?

“Siamo in presenza di gravi disturbi della personalità che creano paranoia e dipendenza e quando questi disturbi finiscono con l’intrecciarsi e sovrapporsi possono costituire una psicosi. Al punto che anche la Cassazione considera questi disturbi elementi dirimenti in materia di imputabilità. Questa vicenda mi sembra il classico caso di ‘follia 2′”.

Ovvero?

Avviene quando la follia dell’uno alimenta quella dell’altro e viceversa. Due follie che finiscono per supportarsi a vicenda”.

Ma come si può arrivare a confondere vita reale e vita virtuale in modo così assurdo fino a saldare un legame genitoriale che non ha alcun fondamento?

“Ma guardi che questo avviene frequentemente, anche in forme modeste. Quando c’è una particolare fragilità emotiva si verifica spesso un’amplificazione che porta l’immaginario mentale a sostituire completamente un’analisa clinica, logica ed obiettiva della realtà. Avviene soprattutto quando vengono meno i legami sociali e non si ha una vita relazionale sana e gratificante”. 

Che idea si è fatto dell’omicidio di Vittorio Veneto?

“Penso sia necessaria un’attenta e approfondita perizia psichiatrica, su questo non c’è dubbio. Non tanto per stabilire l’effettivo grado di imputabilità, quanto per chiarire le componenti oggettive del reato e quindi le eventuali aggravanti o attenuanti”. 

Pensa che il racconto sull’omicidio fatto inizialmente dalle due donne, l’aggressione in casa da parte dell’uomo e la sua uccisione prima con un bastone poi con un cuscino che lo avrebbe soffocato, sia reale o come sospettano gli inquirenti un prodotto di fantasia?

“Esprimersi non è facile, bisognerebbe conoscere a fondo il caso e la personalità delle due presunte colpevoli. Il fatto che possano essersi inventate le modalità dell’omicidio, magari riproponendo una scena già vista in qualche videogioco, in un film o letta in un romanzo giallo ci può stare, così come non si può escludere che il racconto sia invece verosimile. Ma in questo caso pronunciarsi sarebbe come tirare una monetina”. 

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