Palombini (Amatrice): “Per un commissario del territorio, competente e trasparente”

Interviste

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Non si sono ancora spenti ad Amatrice gli echi delle polemiche sorte in seguito alle elezioni amministrative del 26 maggio scorso, con le accuse e i sospetti di possibili brogli elettorali su cui sta indagando la magistratura. Anche quando c’è stata la visita del presidente Mattarella sui luoghi del terremoto, alcuni giornali hanno descritto il neo primo cittadino Antonio Fontanella, sostenuto da Sergio Pirozzi, come un “sindaco in sospeso”. Intanto la ricostruzione è al palo e il 3 settembre prossimo scadrà l’incarico del commissario governativo Piero Farabollini. Cosa accadrà adesso con la crisi di governo? Di tutto questo abbiamo parlato con Filippo Palombini, ex vicesindaco con Pirozzi, poi sindaco dopo la decadenza di quest’ultimo, e oggi a capo dell’opposizione, dopo aver sfidato il duo Fontanella-Pirozzi il 26 maggio a capo della lista civica “Per Amatrice e le sue frazioni”.

Il quotidiano Il Tempo di qualche settimana fa ha scritto, a proposito delle elezioni ad Amatrice, lo scorso 26 maggio, che i conti non tornano. Ci sono due inchieste relative ai brogli, una in sede giudiziaria, un’altra davanti al Tar. Un altro quotidiano, Il Giornale, in occasione della visita del presidente Mattarella ha parlato di Fontanella, amico di Pirozzi, come di un “sindaco in sospeso”. Lei al momento guida l’opposizione, qual è lo stato dell’arte?

Il gruppo di minoranza da me presieduto ha presentato il ricorso al Tar perché, come tutti ormai sanno, il 26 maggio in un seggio i conti non sono tornati. Ci sarebbero state schede votate superiori al numero dei votanti, altre non timbrate ecc. ed è stato l’unico seggio dove si è registrata un’inversione di tendenza rispetto agli altri dove la nostra lista ha preso più voti. Mi sono quindi sentito in dovere di chiedere trasparenza, anche su sollecitazione del nostro elettorato. Ritengo che un’operazione trasparenza sia indispensabile, soprattutto in paesi di montagna come il nostro, dove la ricostruzione si presenta complessa e dove è necessario dimostrare di essere completamente estranei a vecchie logiche. Certe situazioni non devono verificarsi. Lo Stato già ci ignora, se ci dimostriamo pure inaffidabili e poco seri è davvero difficile pretendere che possa accordarci fiducia. Noi come detto abbiamo presentato un ricorso amministrativo presso il Tar per fare piena luce sulle modalità di svolgimento del voto. Poi sono in piedi indagini della magistratura per verificare le anomalie riscontrare nel seggio e valutare se possano esserci o meno dei rilievi penali. Non so sinceramente se saranno appurati reati, lo stabiliranno i giudici, ma certo è che se da due mesi la Procura sta indagando, forse di trasparenza ce ne è stata davvero molto poca”.

La ricostruzione ancora langue, il governo è alle prese con la crisi aperta da Salvini e tutto sembra fermo. Lei ha duramente polemizzato col commissario Farabollini, la cui carica scade il prossimo 3 settembre. Anche qui, come si riparte davvero? Che giudizio dà della gestione commissariale?

Questo è davvero un momento difficilissimo. Siamo stati completamente abbandonati, forse perché questi paesi di montagna sono troppo piccoli e non portano grandi voti. Quindi la politica preferisce non metterci la faccia. La cosa migliore da fare è quella di nominare un commissario che abbia la capacità di unire il territorio, che sia presente sui luoghi della ricostruzione e sappia quali sono le decisioni migliori da prendere. Non metto in discussione Farabollini come persona ma il suo ruolo. Se il commissario non cambierà e resterà una persona estranea al territorio continueremo a restare abbandonati. Il presidente Mattarella nel corso della sua visita, ha proposto un nuovo patto fra cittadino- Stato ed ente locale. Credo che questo sia davvero indispensabile, altrimenti la ripartenza sarà sempre più complicata”. 

Recentemente ha ipotizzato un patto per il bene di Amatrice. Lo spiega? Quale la sua ricetta?

Ho preso spunto proprio dalla frase del Capo dello Stato. La mia esperienza degli ultimi tre anni mi ha insegnato che questi Comuni hanno bisogno di un vero salto di qualità, perché è altrimenti difficile che uno Stato che ha centralizzato tutto possa restituire loro ruoli e spazi per poter lavorare autonomamente. I nostri Comuni sono tutti lacerati dalla rabbia e dalla sfiducia della gente, sono comunità divise. Noi amministratori eletti dovremmo riuscire a siglare un patto, rinunciando tutti alla visibilità personale, ai ruoli di potere, unendoci per radunare poi tutte le popolazioni. Penso sia l’unico modo per far sì che le nostre comunità possano muoversi all’unisono. Altrimenti fra lotte interne e uno Stato che ci considera meno di zero, attraversare il prossimo inverno rischia di diventare davvero molto triste”. 

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