Verso il Conte bis in versione giallorossa: totoministri e nodi da sciogliere

Politica

Ore decisive per la nascita del nuovo governo giallorosso.

Questo pomeriggio al Quirinale riprenderanno le consultazioni, ma un accordo fra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle sembra ancora lontano. Neanche la riunione di questa notte a Palazzo Chigi e il faccia a faccia fra Zingaretti e Orlando da una parte, Di Maio e Conte dall’altra, sembra aver sciolto i nodi sul tavolo.

Il Pd, secondo i resoconti giornalistici e le indiscrezioni fuoriuscite dai palazzi, sarebbe pronto a far cadere le pregiudiziali su un Conte bis, ma nel contempo come contropartita avrebbe posto delle condizioni molto difficili da accettare per i pentastellati. 

In primo luogo la richiesta di un vicepremier unico, sbarrando in questo modo la strada ad una riconferma per Di Maio. Per questo incarico sarebbe in pole Paola De Micheli fedelissima del segretario dem.

Il Pd poi punterebbe ad occupare la poltrona di ministro dell’Interno; Zingaretti la vorrebbe assegnare ad Andrea Orlando, ma Renzi spinge perché al Viminale vada il capo della Polizia Franco Gabrielli. 

Altra poltrona che i dem vogliono a tutti i costi è quella dell’Economia per Antonio Misiani o Roberto Gualtieri.

Poi c’è il nodo delle Infrastrutture. Sembra ormai scontata la rimozione di Toninelli, ma anche qui si sarebbe innescato un braccio di ferro, visto che quel ministero farebbe gola al capogruppo dem alla Camera Andrea Marcucci.

Infine il Ministero degli Esteri. In corsa per la Farnesina vi sarebbero Dario Franceschini e Paolo Gentiloni, anche se non è esclusa del tutto la possibilità che possa essere riconfermato l’attuale ministro Moavero Milanesi.

Di Maio poi vorrebbe blindare il Ministero della Giustizia per il fedelissimo Bonafede per portare avanti la riforma tanto cara al Movimento, ma il Pd non sarebbe dello stesso avviso.

Gli incontri riprenderanno stamattina ma la strada per un accordo appare tutta in salita, anche se alla fine sono tutti convinti che si troverà.

L’ala renziana lo vuole a tutti i costi e accusa Zingaretti di alzare troppo la posta; il segretario da par suo non ha nessuna intenzione di incassare un accordo al ribasso. Digerire la riconferma di Conte a Palazzo Chigi è già molto difficile, quindi impensabile cedere di fronte alle ulteriori pretese dei 5 Stelle.

Nel Movimento è probabile l’ingresso nella squadra di governo dei capigruppo di Senato e Camera Stefano Patuanelli e Francesco d’Uva, dell’attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità Vincenzo Spadafora.

Di Maio punterebbe a mantenere Elisabetta Trenta alla Difesa e Alfonso Bonafede alla Giustizia, ma il Pd sarebbe deciso a limitare ai soli Conte e Di Maio la presenza di ministri legati alla precedente esperienza gialloverde, nonostante proprio Trenta e Bonafede siano stati protagonisti di duri scontri con Salvini e la Lega.

Di Maio per il momento, convincendo il Pd a far cadere la pregiudiziale sul Conte bis, sembra aver scongiurato il rischio da lui più temuto, ovvero l’ascesa a Palazzo Chigi del presidente della Camera Roberto Fico gradito ai dem.

Una simile scelta avrebbe aumentato la conflittualità in corso all’interno del Movimento e aperto la strada alla leadership dello stesso Fico.

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