Conte2. La vecchia Italia, i perdenti e le poltrone col sì della piattaforma Rousseau

Politica

Anche se sarà dura (da domani bisognerà vedere lo schema di governo, il numero dei vicepremier, la compatibilità dei programmi, le ambizioni poltroniste dei diretti interessati), la notizia è che l’esecutivo giallorosso è partito. E a complicare le cose ci si è messo pure Beppe Grillo a chiedere tecnici e non politici, evocando proprio lui il ricordo di Monti. E’ l’eterogenesi dei fini.

Adesso Conte “l’ex-gialloverde”, che da notaio tra i due Dioscuri (Salvini e Di Maio), era diventato arbitro, grazie alle conquistate simpatie di Bruxelles e del Colle, sarà un vero presidente del Consiglio, dotato di una sua forza e autonomia. Premier di fatto “pentastellato”, riuscendo a svuotare pure la leadership di Di Maio.

Sarà, quindi, l’ex “avvocato del popolo” ora “avvocato del ceto politico” (almeno da percezione popolare); ceto politico che ha paura di Salvini e che teme di perdere il proprio seggio. Sarà lui (in solitaria?) a formulare ipotesi di lavoro, individuare percorsi, scegliere i nomi dei ministri da proporre al capo dello Stato.

Il tema non è tanto la governabilità, la certezza di essere Repubblica parlamentare e non presidenziale o meramente mediatica, tutto legittimo, ma il “come” si garantisce la governabilità cioè, la faccia da non perdere rispetto ai cittadini. E crediamo che Mattarella non sia molto contento dello scadimento oggettivo della qualità politica in cui versa il nostro Paese.

Il senso della storia ha una sua logica. Come fa, ad esempio, di Maio, come ha ribadito nel discorso ieri, dopo il colloquio col presidente, ad essere movimento post-ideologico, che considera le ricette non di destra o sinistra, ma giuste o sbagliate, a passare dall’identità anti-élites (dentro la categoria “alto-basso”, popoli contro caste, identità contro globalizzazione, sovranità contro economia finanziaria), a un governo proprio con il partito che quella casta, politica, economica, sociale, culturale, rappresenta?

Partito, il Pd (il simbolo delle banche, di Bibbiano, dei garantiti, della Fornero, dei porti aperti, del jobs act etc), che ha combattuto aspramente su ogni versante. Tutto dimenticato, cancellato?
La realtà è che i grillini sono ormai un partito liquido, non post-ideologico, dove le ambizioni di potere vengono mascherate da motivazioni alte.

Stesso percorso quello del Pd, “poltrona democratica”, che ha perso da secoli il suo dna storico. Da partito degli ultimi a partito dei primi, a partito liberal, radicale di massa.
Infatti, la sintesi che dem e pentastellati troveranno sarà sicuramente quella sui temi etici, che chiameranno diritti civili, e sull’economia. Resterà da vedere se Di Maio e Conte accetteranno di smantellare completamente l’impianto costruito con la Lega (sulla sicurezza, l’immigrazione).

In quanto al post-ideologico, la verità è che da adesso in poi, il quadro politico registrerà una regressione paurosa. Lega e 5Stelle rappresentavano un fronte populista-sovranista (identità, popolo, euroscetticismo), contrapposto al fronte liberal (Forza Italia e Pd). Col governo giallorosso-Conte-2, si tornerà inevitabilmente alle vecchie categorie. L’Italia riproporrà plasticamente il vecchio bipolarismo destra-sinistra: Lega, Fi, Fdi da una parte e 5Stelle, Pd, Leu, radicali dall’altra.

E’ l’Italia del 1994. Un Paese tutt’altro che coeso ed omogeneo. Una democrazia dell’alternanza basata sul nulla e che ha fatto solo danni: schieramenti eterogenei, con dentro tutto e il contrario di tutto (a destra liberali, sociali, liberisti, statalisti, cattolici, laici, europeisti e nazionalisti, e a sinistra idem). Una storia antica già fallimentare, che abbiamo sperimentato. E che paradossalmente dovrà essere approvata dal suo contrario, dalla sua negazione: la piattaforma Rousseau, 100mila iscritti della rete e gli iscritti dem. E i milioni di italiani reali, privati del voto?

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