Parla la bersaniana Geloni: “Equivoco finito. Renzi sarà il nuovo Verdini”

Interviste

“Lascio il Pd ma sostengo il governo”. La tanto annunciata scissione di Matteo Renzi si è materializzata, con un’intervista dell’ex premier a Repubblica e una telefonata al premier Giuseppe Conte al quale ha comunque assicurato lealta. Il primo passo sarà la costituzione di gruppi parlamentari autonomi, con una trentina circa fra deputati e senatori pronti ad aderire. “I gruppi autonomi nasceranno già questa settimana – annuncia Renzi – E saranno un bene per tutti: Zingaretti non avrà più l’alibi di dire che non controlla i gruppi pd perché saranno “derenzizzati”. E per il governo probabilmente si allargherà la base del consenso parlamentare, l’ho detto anche a Conte”. Dalle parti del governo arriveranno le ministre Teresa Bellanova (Agricoltura) e Elena Bonetti (famiglia), la viceministra Anna Ascani e il sottosegretario Ivan Scalfarotto. Ma cosa accadrà adesso? L’uscita di Renzi dal Pd favorirà il rientro al Nazareno di Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema e la truppa di Articolo 1- Mdp? Ed è probabile come molti pensano, che i nuovi gruppi possano fungere da zattera per quanti in Forza Italia non vogliono l’alleanza con la Lega? E il nuovo partito di Renzi che sarà ufficializzato alla Leopolda si collocherà nell’area di centrodestra insieme a Calenda, o in un centrosinistra modello Ulivo 2.0. Abbiamo provato a dare risposte a questi quesiti con la politologa e giornalista “bersaniana” Chiara Geloni, responsabile del sito online di Articolo 1-Mdp, che è in questi giorni in cima alle classifiche dei libri più venduti con il suo Titanic- Come Renzi ha affondato la sinistra.

Dopo un anno di annunci, smentite, accelerazioni e frenate, la scissione di Renzi alla fine è arrivata. Cosa pensa? Per il Pd è poi così nefasta questa notizia?

“Diciamo che ci troviamo di fronte ad un momento di grande chiarezza e alla fine di una stagione di grandi bugie. Personalmente non mi sembra che vada vissuta come un dramma. Ognuno farà le sue scelte e se ne assumerà le responsabilità. Almeno adesso non staremo più un altro anno a discutere se Renzi farà o meno la scissione”.

Ora che il Pd è “derenzizzato” sarà più facile per Zingaretti ricostruire la sinistra? E c’è da aspettarsi il ritorno a casa di Bersani, D’Alema e quanti se ne erano andati in polemica con l’ex premier?

“Su questo è giusto che si pronuncino i diretti interessati e i dirigenti politici di Articolo 1 quando sarà il momento di farlo. Io penso invece che questa scissione certifichi il fallimento del progetto politico del Pd. Inutile andare avanti con la politica delle porte girevoli. Ancora una volta abbiamo avuto la dimostrazione di come questo progetto, in cui tanti hanno creduto, soprattutto io, non riesca più a restare in campo senza una proposta politica nuova”.

Da Renzi dobbiamo aspettarci un’iniziativa politica più ancorata ad un’ottica di centrosinistra o piuttosto di centrodestra, magari in feeling con Carlo Calenda, Matteo Richetti e altri?

La linea politica di Renzi in questi anni mi sembra sia stata sempre la stessa, ovvero l’idea di un partito che nel centrosinistra fosse in grado di intercettare il voto di destra. Il tutto, sia grazie ad una graduale cancellazione delle battaglie identitarie della sinistra, sia attraverso l’assunzione di posizioni sempre più moderate o presunte tali. Si tratta però di una scomessa che abbiamo già visto fallire tante volte e che penso sarà destinata a fallire ancora. Ma Renzi evidentemente continua a crederci”. 

C’è chi prevede uno smottamento in Forza Italia con l’ala cosiddetta moderata e anti-sovranista pronta ad abbracciare il progetto renziano. Possibile a questo punto uno svuotamento del partito azzurro con Toti da una parte e i filo Renzi dall’altra?

A livello di movimenti parlamentari è molto probabile che ciò possa avvenire, del resto abbiamo visto più volte in azione i cosiddetti ‘partiti taxi’ pronti a trasportare deputati e senatori dall’opposizione alla maggioranza. Quando le legislature sono destinate a prolungarsi, è normale che nascano formazioni come quella di Denis Verdini la volta scorsa. Renzi potrebbe essere il Verdini di questa legislatura. Poi però tutto finisce qui, perché alla fine si tratta soltanto di spostamenti tattici non supportati da visioni politiche e quindi destinati a morire sul piano elettorale”. 

Renzi ha rassicurato Conte dicendo che con la sua mossa il governo uscirà rafforzato. E’ davvero così?

Sicuramente questa operazione non comporterà la caduta dell’esecutivo, almeno nell’immediato. Non è interesse di nessuno, Renzi in primis, mettere in crisi il governo appena nato. Non sarebbe neanche intelligente dal punto di vista strettamente politico. Anzi, penso che Renzi a questo punto sia il più interessato a che la legislatura duri fino alla fine. Prevedo tuttavia che per la maggioranza le cose si complicheranno molto”.

C’è chi ritiene che l’uscita di Renzi, Boschi e company potrebbe favorire una maggiore saldatura fra Pd e M5S rendendo ancora più probabile il passaggio da un accordo di governo ad un’alleanza politica ed elettorale. E’ davvero così?

“Questa possibilità c’è oggi come c’era in realtà anche ieri. La presenza di Renzi, che ci ha abituati ai tatticismi delle sue operazioni politiche, non sarebbe stato comunque un ostacolo insormontabile. Credo esista lo spazio per una naturale contaminazione di idee e di percorsi politici in grado di abbattere i muri che hanno diviso fino ad oggi la sinistra dai 5 Stelle. Questo a prescindere da Renzi e dalla sua intervista a Repubblica”. 

 

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