Torna Silvio. Dall’Opa su Fi all’Opa sugli azzurri filo-Salvini

Politica

Non è più (S)Forza Italia, sondaggi ed ultimi risultati elettorali permettendo. Dopo la convention di Viterbo, se si può tentare una sintesi giornalistica, ci sono due novità: il ritorno di Silvio e il fatto che il Capo sta ricominciando a dialogare, a consultarsi con i “berlusconiani doc” e non con quelli che, a detta di molti, lo usano, o attendono soltanto la sua fine politica.

Cosa è cambiato e sta cambiando in casa azzurra (una forza parlamentare di 99 deputati e 62 senatori), per mesi giudicata statica (le difficoltà della riorganizzazione) e in balia di un’opposizione a Salvini col vento in poppa?
Che Salvini, da animale ferito che si è procurato da solo le ferite, non ha più il vento in poppa. Guida una sorta di Repubblica popolare, mediatica e parallela rispetto alla Repubblica vera, quella parlamentare, che ha partorito il governo giallorosso, mettendolo all’angolo.

E che il Cavaliere ha ridato le carte, giocando la partita del centro, andando a rioccupare uno spazio geografico e politico importante nel nuovo bipolarismo che verrà. Competendo direttamente con le analoghe operazioni di Renzi, Conte e Calenda.
Un riposizionamento che dentro Fi significa però, resa dei conti.

Berlusconi è stato chiaro. Con i suoi: “Chi guarda al governo o alla nuova forza di Renzi, si pone fuori dal partito”. E chiaro con la Lega (ma pure con qualcuno dei suoi che conta): “L’Opa su Fi è fallita”. Alludendo al listone unico proposto dal Salvini ancora vincente nel Conte-1.
Il forte distinguo sul sistema elettorale è già un segno: la quota proporzionale del Rosatellum2.0 non va abrogata, i soli collegi uninominali favorirebbero chi vuole essere l’uomo solo al comando (Matteo).
Ma il dato elettorale nasconde un messaggio ancora più forte: chi tra gli azzurri simpatizza per Salvini sappia che o si è sovranisti o si è forzisti. Un appello-monito non da poco per gli equilibri interni.

Vediamo il mutevole borsino quotidiano di Arcore.
La pioggia che ha tenuto a terra l’elicottero destinazione-Viterbo ha in fondo tolto molte castagne dal fuoco. Scendono le quotazioni di Tajani, alla ricerca di un blasone cui attaccarsi saldamente. Il duo Mulè-Bernini è stato avvertito: basta eccessivi entusiasmi nei confronti della Lega. Con l’incontro ad Arcore ha recuperato la Carfagna (che continua a pagare il suo ticket estivo col fuggitivo Toti): non se ne andrà, né sarà cacciata, come sperano in molti. Lei ha assicurato che il suo gruppo non è una corrente, ma un contenitore che vuole recuperare agibilità politica e non essere schiacciato dai filo-leghisti.

Emblematica, infatti, la risposta del Cavaliere a una precisa domanda su chi eventualmente andrebbe con Renzi: “Non conosco nessuno che intenda farlo”; evidentemente rassicurato dal tete a tete con lei.

La Ronzulli arranca. Postando alcune foto con larghi spazi vuoti viterbesi, ha messo il suo zampino sulla mancata visita di Silvio a Viterbo, allo scopo di vendicarsi del suo ex amico Tajani. Ma tant’è. Il “cerchio” intorno a lei si sta stringendo. E rischia di allontanarsi sempre di più dal nuovo “cerchio magico”. Di cui daremo conto prossimamente.

Oltre al ritorno di Silvio si registra pure il ritorno di Gianni Letta, insostituibile ambasciatore e consigliere di Berlusconi dei tempi migliori. Un’altra sassata per chi voleva soffocare Silvio. Resta ora il lavoro culturale che dovrà accompagnare il riassetto organizzativo: non basta la scelta di campo, al di qua della sinistra, né è pensabile il mero collante liberista.

La scommessa è un’idea-forza capace di far ripartire la rivoluzione italiana. Come nel 1994.

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