Torna Silvio. Dall’Opa su Fi all’Opa sugli azzurri filo-Salvini

2 minuti di lettura

Non è più (S)Forza Italia, sondaggi ed ultimi risultati elettorali permettendo. Dopo la convention di Viterbo, se si può tentare una sintesi giornalistica, ci sono due novità: il ritorno di Silvio e il fatto che il Capo sta ricominciando a dialogare, a consultarsi con i “berlusconiani doc” e non con quelli che, a detta di molti, lo usano, o attendono soltanto la sua fine politica.

Cosa è cambiato e sta cambiando in casa azzurra (una forza parlamentare di 99 deputati e 62 senatori), per mesi giudicata statica (le difficoltà della riorganizzazione) e in balia di un’opposizione a Salvini col vento in poppa?
Che Salvini, da animale ferito che si è procurato da solo le ferite, non ha più il vento in poppa. Guida una sorta di Repubblica popolare, mediatica e parallela rispetto alla Repubblica vera, quella parlamentare, che ha partorito il governo giallorosso, mettendolo all’angolo.

E che il Cavaliere ha ridato le carte, giocando la partita del centro, andando a rioccupare uno spazio geografico e politico importante nel nuovo bipolarismo che verrà. Competendo direttamente con le analoghe operazioni di Renzi, Conte e Calenda.
Un riposizionamento che dentro Fi significa però, resa dei conti.

Berlusconi è stato chiaro. Con i suoi: “Chi guarda al governo o alla nuova forza di Renzi, si pone fuori dal partito”. E chiaro con la Lega (ma pure con qualcuno dei suoi che conta): “L’Opa su Fi è fallita”. Alludendo al listone unico proposto dal Salvini ancora vincente nel Conte-1.
Il forte distinguo sul sistema elettorale è già un segno: la quota proporzionale del Rosatellum2.0 non va abrogata, i soli collegi uninominali favorirebbero chi vuole essere l’uomo solo al comando (Matteo).
Ma il dato elettorale nasconde un messaggio ancora più forte: chi tra gli azzurri simpatizza per Salvini sappia che o si è sovranisti o si è forzisti. Un appello-monito non da poco per gli equilibri interni.

Vediamo il mutevole borsino quotidiano di Arcore.
La pioggia che ha tenuto a terra l’elicottero destinazione-Viterbo ha in fondo tolto molte castagne dal fuoco. Scendono le quotazioni di Tajani, alla ricerca di un blasone cui attaccarsi saldamente. Il duo Mulè-Bernini è stato avvertito: basta eccessivi entusiasmi nei confronti della Lega. Con l’incontro ad Arcore ha recuperato la Carfagna (che continua a pagare il suo ticket estivo col fuggitivo Toti): non se ne andrà, né sarà cacciata, come sperano in molti. Lei ha assicurato che il suo gruppo non è una corrente, ma un contenitore che vuole recuperare agibilità politica e non essere schiacciato dai filo-leghisti.

Emblematica, infatti, la risposta del Cavaliere a una precisa domanda su chi eventualmente andrebbe con Renzi: “Non conosco nessuno che intenda farlo”; evidentemente rassicurato dal tete a tete con lei.

La Ronzulli arranca. Postando alcune foto con larghi spazi vuoti viterbesi, ha messo il suo zampino sulla mancata visita di Silvio a Viterbo, allo scopo di vendicarsi del suo ex amico Tajani. Ma tant’è. Il “cerchio” intorno a lei si sta stringendo. E rischia di allontanarsi sempre di più dal nuovo “cerchio magico”. Di cui daremo conto prossimamente.

Oltre al ritorno di Silvio si registra pure il ritorno di Gianni Letta, insostituibile ambasciatore e consigliere di Berlusconi dei tempi migliori. Un’altra sassata per chi voleva soffocare Silvio. Resta ora il lavoro culturale che dovrà accompagnare il riassetto organizzativo: non basta la scelta di campo, al di qua della sinistra, né è pensabile il mero collante liberista.

La scommessa è un’idea-forza capace di far ripartire la rivoluzione italiana. Come nel 1994.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Primi sondaggi buoni per Renzi che va da Giletti e “ringrazia” Salvini

Articolo successivo

Angry Birds 2, ecco le interviste ai doppiatori Maccio Capatonda e Alessandro Cattelan

0  0,00