Suicidio assistito, la Consulta divide politica e web

Politica

Suicidio assistito, la Corte Costituzionale ha giudicato non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, “chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili”.

E’ stata questa la decisione che i giudici della Consulta hanno adottato in riferimento alla vicenda di Marco Cappato, finito sotto inchiesta per aver accompagnato Dj Fabo in Svizzera dove gli è stato praticato il suicidio assistito.

La Corte costituzionale ha previsto “specifiche condizioni e modalità procedimentali”, perché l’aiuto al suicidio rientri nelle ipotesi non punibili, “per evitare rischi di abuso nei confronti di persone specialmente vulnerabili, come già sottolineato nell’ordinanza 207 del 2018”.

Il testo della Consulta precisa dunque che l’aiuto al suicidio non è punibile nel caso in cui il paziente sia “pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”. I magistrati sottolineano però che sul tema è a questo punto “indispensabile l’intervento del legislatore”.

Comunque la si pensi si è di fronte ad una nuova, eclatante, sconfitta della politica che ancora una volta si è vista scavalcata dalla Corte Costituzionale non essendo il Parlamento tiuscito finora a regolamentare una materia tanto delicata.

E come era inevitabile la decisione dei giudici ha subito provocato reazioni contrastanti, visto che si tratta di un tema etico, prima ancora che politico e giuridico.

La Cei ha espresso “forte preoccupazione” per una decisione che rischia di costituire un grave precedente. “La preoccupazione maggiore – spiegano i vescovi – è relativa soprattutto alla spinta culturale implicita che può derivarne per i soggetti sofferenti a ritenere che chiedere di porre fine alla propria esistenza sia una scelta di dignità”.

Le gerarchie ripongono ora speranza nel Parlamento affinché possa disciplinare la materia tenendo conto dei dubbi e delle perplessità che stanno giungendo da più parti.

Sulla stessa lunghezza dei vescovi, su questa questione, si colloca il leader della Lega Matteo Salvini che commenta: “Sono e rimango contrario al suicidio di Stato imposto per legge. Parliamo con i medici, parliamo con le famiglie però la vita è sacra e da questo principio non tornerò mai indietro”.

Sul fronte opposto il Pd che per bocca di Debora Serracchiani dichiara: ““E’ una decisione che ha rispetto per l’umanità e la dignità delle persone, del dolore e della sofferenza, ma che non apre le porte all’eutanasia. Una decisione che investe la politica della responsabilità anche morale di legiferare finalmente in materia di fine vita. Questo atto della Consulta era atteso da tante persone e non si pone in contrapposizione con le convinzioni di ogni individuo”.

Soddisfatti anche i 5 Stelle che in una nota plaudono ai giudici: “Prendiamo atto con estremo favore della sentenza della Corte costituzionale, che non esitiamo a definire storica. Spetta ora al legislatore dare seguito con coerenza alle indicazioni della Consulta. Riprenderemo al più presto l’iniziativa in Parlamento”.

Anche il web si divide. Ecco alcuni tweet

 

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