Libia, perché Di Maio difende l’accordo sui migranti

Politica

Sì, no, ni. Sugli accordi con la Libia la maggioranza di governo si spacca ancora.

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio vuole prorogare gli accordi sottoscritti con il Paese africano per ciò che riguarda le partenze dei migranti, mentre diversi parlamentari del Pd, di Leu e di Italia Viva chiedono che siano definitivamente sospesi avendo provocato, secondo loro, reiterate violazioni dei diritti umani.

Di Maio ha detto no alla revoca delle intese, ma si è dichiarato comunque favorevole a convocare la commissione italo-libica per rivedere i contenuti del memorandum e migliorarlo.

“Una riduzione dell’assistenza italiana potrebbe tradursi in una sospensione delle attività della Guardia costiera libica con conseguenti maggiori partenze, tragedie in mare e peggioramento delle condizioni dei migranti – ha detto Di Maio intervenendo al question time alla Camera- Il documento può essere modificato e migliorato, ma è innegabile come abbia contribuito, attraverso il rafforzamento delle capacità operative delle autorità libiche, a ridurre in modo rilevante gli arrivi dalla Libia, da 107.212 del 2017 a 2.722 a ottobre del 2019 e conseguentemente le morti in mare. L’Italia è l’unico partner effettivo delle autorità libiche nella lotta al traffico di esseri umani: un’eventuale denuncia di questa intesa rappresenterebbe un vulnus politico in una fase già delicata di conflitto militare”. 

Il Ministro ha poi aggiunto: “Il governo intende lavorare per modificare in meglio i contenuti del memorandum con particolare attenzione ai centri ed alle condizioni dei migranti e tal fine proporrò la convocazione della commissione congiunta italo-libica prevista dall’articolo 3 del memorandum. Dovremo in particolare favorire un ulteriore coinvolgimento delle Nazioni Unite, delle organizzazioni della società civile e della comunità internazionale per migliorare l’assistenza dei migranti salvati in mare e le condizioni dei centri, alla luce del fatto che la Libia non è firmataria della convenzione sullo status dei rifugiati”.

Ventiquattro parlamentari fra Pd, Leu, Sinistra e Libertà e Italia Viva chiedono che il governo italiano “sospenda con effetto immediato gli accordi attualmente in essere che riguardano il supporto ed il coordinamento della Guardia costiera libica e la gestione dei centri di detenzione per migranti e che contestualmente avviii la dismissione della missione di supporto alla guardia costiera libica”. Il tutto con l’obiettivo di ripartire da zero e ridiscutere daccapo gli accordi con i libici.

Appare evidente come nel governo si stiano confrontando due linee contrapposte. Quella del M5S che teme di favorire una nuova ondata di sbarchi dalla Libia portando acqua al mulino della propaganda salviniana, e quella della sinistra che invece vuole buttare a mare tutta la politica sull’immigrazione targata Minniti prima e Salvini successivamente. Politiche, quelle del governo Gentiloni in cui rientra anche l’accordo con la Libia, che a detta dei detrattori sarebbero state dettate dall’esigenza di rincorrere la Lega sul terreno dell’immigrazione e della sicurezza, senza con questo ottenere il risultato sperato: fermare l’avanzata del leader del Carroccio e bloccare l’emorragia di consensi in fuga dal Pd alle politiche del marzo 2018.

 

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