Crisi-5Stelle, tra il sovranismo “arcorizzato” di Salvini e l’europeismo dem. Soli o male accompagnati?

Politica

Il M5S è in uno stato confusionale. Il suo capo politico Luigi Di Maio non ha compreso che una forza politica deve fare i conti con i sistemi elettorali in vigore che impongono le aggregazioni ma soprattutto con il quadro politico che si sta delineando.

Nessun sistema elettorale può garantire la governabilità se non la serietà dei protagonisti della politica e nessun sistema elettorale può evitare le aggregazioni elettorali magari sotto una casa comune, seppur provvisoria (i contenitori).
In virtù di ciò il primo errore è stato commesso alle elezioni amministrative comunali dove non è stata presa in considerazione una possibile alleanza con le liste civiche autentiche sparse nei territori.

Il civismo è un fenomeno ormai consolidato ed esprime una politica post ideologica, la voglia di partecipazione e l’obiettivo di un’idea di città attraverso programmi precisi e concreti da non confondere con le cosiddette liste civetta.
Risulta che si stesse ragionando su questo, ma poi si è tutto arenato con risultati molto deludenti in quanto ha prevalso, come spesso accade, il voto utile, ossia la presa di coscienza dell’elettorato sul valore del proprio voto. Non solo testimonianza di un dovere civico ma un voto che deve contare e pesare.

Sulle regionali sembrava ci fosse la presa di coscienza che le alleanze fossero un passaggio obbligato. Il primo esperimento in Umbria partiva in salita. C’era una giunta di centro sinistra colpita dagli scandali e caduta sotto i colpi delle denunce dello stesso M5S e di questo ne erano tutti a conoscenza. La nuova strategia regionale andava a cozzare con il sentimento di una dirigenza locale e di un popolo umbro che ha mal sopportato questa alleanza e una candidatura, quella di Bianconi, francamente debole.

Una alleanza spacciata per civica quando di civico c’era solo il candidato o meglio espressione della società civile. Un singolo non può trasformare un’alleanza elettorale tra partiti e movimenti nazionali in un processo civico che ha delle caratteristiche ben definite dal tempo e dal radicamento nel territorio.

C’è da chiedersi se il M5S credeva realmente a questo nuovo progetto politico di alleanza elettorale organica con il PD oppure è stato un tentativo sapendo bene che, dopo l’esperienza umbra, sarebbe stato archiviato per sempre.
Se fosse così sarebbe un altro grave errore perché il prossimo voto regionale in Emilia Romagna decreterà la vita o la morte del governo Conte due e spianerà la strada ad un falso sovranismo neoliberista “Arcorizzato”, che strizza l’occhio al capitalismo assistito e con striature verdi autonomiste e indipendentiste molto forti.

Un mostro con due teste, quella della Lega Nord per l’indipendenza della Padania, concetto ancora ribadito nell’articolo 1 del proprio statuto, e quella nazionale, ossia la Lega per Salvini premier.
Il M5S prenda coscienza che per avere come obiettivo quello di raggiungere il 51% di consensi rischia l’estinzione. Il popolo italiano mai darà la maggioranza assoluta ad un solo partito sia per ragioni storiche, mai nessun partito ha raggiunto tale risultato dal 1946 ad oggi, sia per la frammentazione del sentimento politico. Un quadro che si può semplificare con partiti plurali a vocazione maggioritaria che prescindono dal sistema elettorale ma che rappresentano anche sensibilità diverse e garanzia di molteplicità di vedute.

Non si vede all’orizzonte un partito in grado di raggiungere un tale consenso da gestire allegramente i cosiddetti pieni poteri.
La politica delle alleanze non è solo una necessità ma è nella natura della politica italiana e il M5S, dopo questa prima fase che l’ha vista protagonista di un certo cambiamento della politica dovrà darsi un’anima, una diversa organizzazione e un nuovo progetto politico.

Insieme all’utilizzo di una democrazia diretta, alla cultura della legalità e alla difesa dei ceti più deboli deve guardare alle nuove generazioni e guardare all’Europa con meno diffidenza e consapevole che l’Italia ha contribuito a fondarla.
Le prossime elezioni politiche divideranno gli italiani tra europeisti e sovranisti. Quest’ultimi una costellazione che va da coloro che sono critici nei confronti dell’Europa, a chi ne vorrebbe uscire fuori a partire dai movimenti no euro. Questo sarà il terreno del confronto e il risultato, se il M5S si aprirà ad alleanze sia esse contrattuali o organiche, non sarà scontato.

Non conta solo il peso elettorale soprattutto se si corre in solitario ma anche il potere d’interdizione o l’essere determinanti per una vittoria o una sconfitta. Quell’ago della bilancia che ha caratterizzato il cosiddetto centro politico nella prima e nella seconda repubblica.

di Amedeo Giustini

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