Libia, l’Italia a un bivio: o i propri interessi o quelli anglo-franco-americani

Politica

Importante novità nel panorama della politica internazionale.

Ieri mattina si è tenuta la conferenza, organizzata dall’Istituto Milton Friedman presso l’Hotel Nazionale di Roma, dal titolo “La situazione in Libia”. Ospite d’onore S.E. Abdulahdi Ibrahim Lahweej, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dello Stato di Libia.

La novità è che si tratta di un Ministro del governo del Generale Haftar. Un governo non riconosciuto dall’Italia e dall’Onu. Che senso ha quindi, questo incontro, questa conferenza? In quale quadro si colloca, proprio nel momento in cui il nostro Paese è impegnato a rinegoziare i rapporti con la Libia, relativamente alla problematica dell’immigrazione? Punto delicato di snodo delle politiche estere che vanno da Minniti a Di Maio, passando per Salvini? Politiche le une contro le altre armate?

Ma andiamo per ordine.
Il governo italiano come l’Onu, dopo che la Libia è sprofondata nella guerra civile a seguito della morte di Gheddafi, ha riconosciuto come legitimo il governo di Fayez al Sarraj.
Recentemente, però, l’uomo forte di Bengasi, il Generale Haftar, con il suo esercito ha preso il controllo del 90% del territorio dell’intera Libia, ma il suo governo continua a non godere del consenso e del riconoscimento internazionale.

Perciò, nel momento in cui, in seno al governo ed al parlamento italiano, ci si interroga sulla sorte dello storico MEMORANDUM sottoscritto tra Italia e Libia nel 2008, il Generale Haftar si è precipitato a mandare a Roma un membro del suo governo, per l’appunto S.E. Abdulahdi Ibrahim Lahweej. Una scelta non a caso. Una bomba destinata a stravolgere lo scacchiere internazionale.

Nel corso della breve conferenza, il Ministro ha precisato che il problema della Libia non è politico, bensì un problema di sicurezza, dal momento che in Libia impazza il caos delle milizie armate. E sono le milizie che – letteralmente – “vendono uomini, i migranti, e ricavano tanti soldi”. “Dalle coste che noi controlliamo – ha aggiunto il Ministro – non partono barconi carichi di migranti.

Il governo di Haftar, che a detta del Ministro, è riconosciuto anche dal Parlamento libico, vorrebbe disarmare le milizie, ripristinare la pace, la sicurezza e la democrazia; altrimenti l’incendio potrebbe propagarsi in tutto il Mediterraneo, anche in considerazione del fatto che la Turchia sta rimandando in Libia i terroristi in rotta dalla Siria.

Nel fare ciò il governo Haftar vorrebbe collaborare con l’Italia, dal momento che vi sono tra i popoli, italiano e libico, profondi legami storici, culturali ed economici.
Cosa farà il governo italiano, dopo gli innumerevoli errori che sono commessi in relazione alla Libia? Curerà gli interessi italiani o quelli anglo-franco-americani?

di Francesco Tallarico

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