Attentato in Iraq, parla G.Chiesa: “Temo altri attacchi ovunque”

Interviste

L’isis ha rivendicato l’attentato contro i militari italiani in Iraq. Una rivendicazione che era nell’aria già nei minuti immediatamente successivi. Tutto è avvenuto il 10 novembre scorso intorno alle 11 locali, nella zona di Suleymania, nel Kurdistan iracheno. Ad essere coinvolti sono stati i commandos della task force presente in quell’area, che stava svolgendo un’attività di supporto ad una unità di forze speciali dei Peshmerga. Sulla vicenda abbiamo chiesto il parere del giornalista Giulietto Chiesa, direttore di Pandora Tv ed esperto di scenari geopolitici.

Isis ha rivendicato l’attentato contro i soldati italiani in Iraq. Credibile tale rivendicazione? 

“In generale non credo alla veridicità delle rivendicazioni. Chiunque può rivendicare un attentato, a seconda dei propri interessi o per un comando preciso che gli viene trasmesso. In particolare, poiché sarebbe ampiamente accertato che l’ISIS (o Daesh che dir si voglia) è stato uno strumento e un alleato di diversi servizi segreti, tra cui sicuramente il Mossad Israeliano, la CIA, i servizi segreti turchi, quelli dell’Arabia Saudita e via elencando, una tale rivendicazione secondo me risulta in sommo grado sospetta”.

Quanto la recente guerra di Erdogan contro i curdi in Siria ha permesso una recrudescenza del terrorismo in Iraq?

“La recrudescenza del terrorismo in Iraq non è l’effetto della protesta contro Erdogan. È, secondo me, l’effetto dei calcoli di chi non è soddisfatto della tregua decisa da Putin e Erdogan sul confine turco-siriano. L’”aggiustamento” provvisorio non è gradito a molti, in particolare credo non lo sia a Israele. Che penso abbia tutto l’interesse ad una continuazione dei combattimenti. Israele, e quelli che io considero i suoi agenti curdi, rischierebbero di restare altrimenti tagliati fuori. Temo che l’attentato possa essere uno dei modi con cui mantenere in tensione la situazione nelle diverse enclave curde. Se non sul confine siriano, almeno su quello iracheno”.

Ma il Califfato è stato o no sconfitto?

“Il cosiddetto Califfato è stato sconfitto dal preciso e mirato intervento della Russia. Il fronte degli occidentali, a mio giudizio, intratteneva rapporti molteplici con i terroristi e li proteggeva, oltre che finanziarli e informarli delle mosse del nemico. Ma sconfitto non significa liquidato. Chi dispone di denaro e appoggi può ricostituire facilmente bande armate composte di sbandati e di nuove reclute, ben pagate. Dunque, come già ho scritto nei giorni scorsi, c’era da attendersi una serie di provocazioni mascherate da azioni di Daesh. Ho scritto che qualcuna di queste, destinata all’Europa, era sicuramente in programma. Si potrebbe dire che ho indovinato a metà. La prima è stata organizzata contro l’Italia, ma su territorio irakeno. Invece di fare retorica sulla azione italiana in terra straniera, che considero palesemente illegale sotto il profilo del diritto internazionale, faremmo molto bene a stare attenti a quello che potrebbe accadere tra non molto in qualche capitale europea”.

Dicono che i militari italiani sono impegnati nell’addestramento di soldati iracheni e curdi nella lotta all’Isis. Ma cosa c’è di vero e cosa invece non ci viene effettivamente raccontato?

“Troppe cose non sono state dette. La foglia di fico dell’”addestramento” dei curdi non spiega niente. Intanto è anch’essa un’azione militare che, come ho più volte sostenuto, non sarebbe stata autorizzata. L’Italia era là per proteggere una diga, non per partecipare ad addestramenti di truppe altrui, per giunta comandate di fatto dai servizi segreti occidentali. La spiegazione è però semplice: le nostre truppe ritengo stiano agendo al comando dei servizi segreti. E dunque fanno gli interessi di altri.  A mio giudizio, i nostri comandi militari starebbero  violando la Costituzione italiana e, per giunta, lo farebbero secondo gli interessi altrui. Chi paga siamo noi e quelli che ci rimettono la pelle sul campo”.

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