Mes, parla Claudio Borghi: “Il messaggio di Salvini e quel mio scontro con Tria”

Interviste

“Non firmiamo un c….o”. Sarebbe questo il contenuto di un messaggio inviato da Matteo Salvini lo scorso 12 giugno. Come scrive Dagospia, sarebbe stato riportato alla luce dai parlamentari della Lega Claudio Borghi e Alberto Bagnai. Dimostrerebbe, a detta dei due, come Salvini sia stato sempre contrario alla riforma del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità che introduce nuove regole per l’accesso al fondo Salva-Stati da parte dei Paesi dell’eurozona. Borghi ha addirittura minacciato di trascinare il premier Giuseppe Conte in Tribunale ipotizzando un “reato di indefedeltà in affari di Stato”, un tradimento in piena regola, non avendo informato il Parlamento di come stavano evolvendo le trattative in sede europea. Accusa ovviamente tutta da provare ma che la dice lunga sul clima politico che si respira in questi giorni. Oggi il premier si è presentato in aula e ha ribadito di aver agito con la massima trasparenza, di non aver firmato nulla in segreto, accusando le opposizioni di aver lanciato contro di lui illazioni prive di fondamento. Lo Speciale ha contattato Borghi presidente della Commissione Bilancio della Camera, in prima linea nella battaglia contro il Mes che, a suo giudizio, darebbe il colpo di grazia all’economia italiana.

Ci parli del messaggio di Salvini datato 12 giugno e rilanciato da Dagospia. Questo smentirebbe tutti coloro che sostengono che Salvini avesse dato l’avvallo sulla ratifica del Mes?

“Salvini sappiamo tutti che ama usare un linguaggio colorito, e nei nostri confronti si rivolge spesso con istruzioni un po’ crude ma precise. Questo dimostra quanto siano ridicole le affermazioni di chi sostiene che la Lega fosse d’accordo quando stava al governo, e abbia fatto marcia indietro soltanto ora che sta all’opposizione. Salvini sapeva tutto di ciò che stava avvenendo e si è sempre espresso contro la riforma del Mes. Il problema semmai ce l’hanno Conte e Gualtieri nel momento in cui tentano di giustificarsi aggrappandosi ad aspetti puramente formali, sostenendo di non aver firmato nulla ma comunicando al tempo stesso che il testo è ormai inemendabile. Capisce bene che è tutta una presa in giro”.

Lei nei giorni scorsi ci è andato pesante con Conte, ha minacciato di trascinarlo in Tribunale. Il premier oggi in aula ha respinto ogni accusa e rivendicato di aver agito in assoluta trasparenza. Quindi?

“Conte ha sempre ribadito di non aver firmato niente e ci ha detto di stare tranquilli, quando noi gli chiedevamo conto del perché non emergesse chiaramente il dissenso dell’Italia sul progetto di riforma. Le sue risposte sono state sempre molto evasive di fronte alla nostra insistenza nel pretendere che si pronunciasse contro il Mes come gli chiedevamo sia noi della Lega che i 5 Stelle. Ci rispondeva che era ancora tutto in discussione. Poi siamo venuti a sapere che il testo non si può più modificare, e a questo punto come non sospettare un tradimento del mandato ricevuto? Poi ci sono gli atti”.

Tipo?

“A luglio ho presentato un’interrogazione all’allora ministro dell’Economia Tria con la quale chiedevo espressamente, al ministro dell’allora mio governo, di chiarire se l’Italia si fosse opposta o meno alla riforma del Mes. Questo la dice lunga anche sul clima di tensione che si stava respirando in quel momento all’interno della vecchia maggioranza. Tria, con un giro di parole, evase la mia domanda e al termine del suo intervento mi dichiarai insoddisfatto della risposta, visto che non aveva spiegato se l’opposizione dell’Italia fosse stata manifestata o meno. Era evidente sin dall’inizio come l’operazione si stesse svolgendo nella totale assenza di chiarezza”. 

Tria dice il contrario, sostiene che Salvini non potesse non sapere?

“Tria non dica sciocchezze, la notizia che il testo fosse inemendabile è caduta come un fulmine a ciel sereno per tutti. Tenga conto che eravamo in tanti ad essere convinti che il negoziato fosse ancora in corso, non soltanto il sottoscritto, ma anche personalità molto lontane da me; come Carlo Cottarelli per esempio, che ha mandato il suo vice Giampaolo Galli in audizione in Parlamento per esprimere chiaramente l’esigenza di modificare il trattato. Poi c’è stato l’appello di Visco a prestare massima attenzione. Se tutti avessero saputo che il testo era inemendabile non avrebbero perso tempo a discutere di questioni inutili”.

Come giudica la posizione del Movimento 5 Stelle che sembra molto più in linea con la vostra che con quella di Conte e del Pd?

Mi sembra una posizione logica, dal momento che la notizia non può non essere risultata molto grave anche per loro. Vede, con i 5 Stelle nel periodo del Conte 1 siamo stati in disaccordo su molti punti ma questo del Mes era forse uno dei pochi ad unirci senza dubbi”.

La riforma del Mes in cosa è davvero pericolosa per l’Italia?

Il Mes è uno strumento appositamente progettato per farci pagare quando i soldi servono agli altri e per farci fare default sul debito qualora dovessero servire a noi. Noi non siamo la Grecia, ma rischiamo di ritrovarci in una situazione simile a quella greca in cui abbiamo dovuto pagare per gli altri. La Grecia l’abbiamo pagata noi per intenderci e non eravamo creditori”.

Cosa rimane da fare a questo punto?

Bisogna bloccare questa riforma, riaprire la trattativa, arrivare ad uno smantellamento del Mes e alla creazione di un’altra e diversa forma di garanzia sui debiti degli Stati basata sul ruolo della Banca centrale europea. Come del resto era scritto nero su bianco nel programma dei 5 Stelle. Siamo uno dei primi tre Paesi dell’Unione europea, non si capisce perché si debba avere tanto timore nel gestire le negoziazioni facendole guidare sempre e solo dagli altri”. 

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