Finita la terza serie de “I Medici”: ma chi sono i nuovi Savonarola?

Politica

Si è conclusa ieri sera con uno straordinario successo di pubblico la terza edizione della fiction “I Medici- Nel Nome della Famiglia” incentrata sulla figura di Lorenzo il Magnifico e trasmessa da RaiUno.

La terza serie è finita con la morte del Magnifico, dopo aver ricevuto l’estrema unzione e l’assoluzione da parte del grande nemico Girolamo Savonarola: il quale non manca di preannunciare a Lorenzo la distruzione di tutto ciò che lui ha creato dal punto di vista culturale ed artistico e che agli occhi del domenicano è simbolo di corruzione e devianza morale.

L’ultima puntata è stata proprio caratterizzata dallo scontro fra il Magnifico e il priore di San Marco, fra intrighi, complotti, omicidi commissionati e poi sventati, vendette ecc. 

Emerge nella fiction la figura di Savonarola (interpretato da Francesco Montanari), forse uno dei più fulgidi esempi di una visione moralistica della società che ha tentato di tradursi in azione politica. Con risultati devastanti se si pensa che durante il periodo del suo governo, a Firenze furono distrutti ingenti capolavori dell’arte nei famigerati “falò delle vanità”.

Si evince chiaramente come Savonarola, dopo aver vestito i panni dell’arruffapopolo, essersi guadagnato la stima del popolo predicando un Vangelo puro e senza compromessi e condannando la decadenza dei costumi, riesca ad abbattere la dittatura instaurata da Lorenzo dei Medici e a costituire un governo del popolo. Un popolo che non ci mette davvero nulla a passare dall’esaltazione del Magnifico alla sua denigrazione.

Un popolo che, anni dopo, si rivolterà contro il monaco stesso, che diversamente dal Medici non avrà il privilegio di morire nel proprio letto ma sarà bruciato sul rogo.

C’è chi in Savonarola ha sempre visto una forza profetica straordinaria e una grande capacità di interpretare il Vangelo alla lettera: ma se questo può fare grande un santo, fa di un politico un fanatico. E Savonarola è stato proprio questo, un grande religioso ma un fondamentalista pericoloso, che ha tentato di imporre un modello di governo teocratico fondato sulla morale. Ma un puro alla fine trova sempre un puro più puro di lui che lo epura.

Il popolo sa amare e odiare con disinvoltura, e in esso il confine fra questi due sentimenti è sempre tanto labile. Sbaglia infatti il politico che fonda il suo consenso, solo ed unicamente, sulle parole d’ordine che il popolo ama ascoltare, e sbaglia ancora di più il politico che fonda tutto su una presunta purezza ideologica. Di esempi se ne sono visti tanti in questi secoli, da Savonarola appunto a Robespierre. Chi incita il popolo alla rivolta pensando poi di controllarlo, finisce per restarne irrimediabilmente vittima, chi taglia teste in nome della moralità finisce per perdere la sua.

Ma anche il governo del popolo, come nella migliore tradizione, è destinato, prima o dopo, a diventare potere, a trasformarsi in lobby, con la differenza che alla delusione per aspettative tradite si aggiungono la rabbia e l’odio per il proprio simile che è diventato potente e che a differenza del resto del popolo gode privilegi che altri non hanno.

Forse oggi dovrebbe guardare al Savonarola soprattutto chi fa del populismo l’arma del proprio successo, si chiamino Salvini, Renzi, Di Maio ecc. Perché il popolo non perdona chi non è poi in grado di soddisfare fino in fondo i suoi istinti.

Il Movimento 5 Stelle ne è la prova. Del resto chi meglio di Beppe Grillo ha vestito per un certo periodo meglio di altri i panni del capopolo arrabbiato, del fustigatore della casta, del difensore del popolo contro le lobby. Oggi i 5 Stelle stanno pagando più di tutti gli altri il costo di una propaganda populista che non è stata capace di tradursi in azione di governo, generando anche contraddizioni clamorose. E la volubilità del voto è la prova più evidente di un popolo incapace di perdonare i moderni Savonarola.

Condividi!

Tagged