CasaPound fra Facebook e Sardine, Di Stefano: “Abbiamo vinto due volte”

Interviste

Il Tribunale civile di Roma, ha accolto il ricorso di CasaPound e ha ordinato a Facebook la riattivazione del profilo chiuso lo scorso 9 settembre. Il giudice ha stabilito che “il soggetto che non è presente su Facebook è di fatto escluso (o fortemente limitato) dal dibattito politico italiano”. Nella sentenza è anche scritto che “Il rispetto dei principi costituzionali e ordinamentali costituisce per il soggetto Facebook ad un tempo condizione e limite nel rapporto con gli utenti che chiedano l’accesso al proprio servizio”. La pagina di CasaPound era stata rimossa perché, a detta del social, violava le sue regole politiche. Da qui il ricorso. Ne abbiamo parlato con il segretario nazionale Simone Di Stefano.

CasaPound ha vinto, Facebook dovrà riattivare la vostra pagina. Soddisfatto?

La sentenza può definirsi storica, considerando che il giudice cita l’articolo 49 della Costituzione italiana che disciplina la libertà e la vita dei partiti; riconosce inoltre a Facebook un ruolo preminente nel mondo dei social imponendogli di dare voce a tutti. In secondo luogo è ribadito chiaramente che le responsabilità di un singolo soggetto, pur appartenente ad un’associazione, non possono essere imputabili all’associazione stessa. Non si può insomma oscurare un’organizzazione, soltanto perché un suo esponente ha commesso un errore. Questo significa che CasaPound ha il diritto di esistere, sia su Facebook che come movimento politico”.

Cosa vi aspettate ora da Facebook?

“Ci auguriamo innanzitutto che non faccia ricorso contro la sentenza, che come detto stabilisce dei principi citando la Costituzione. Speriamo non nasca un braccio di ferro con la magistratura italiana circa l’interpretazione stessa dei principi costituzionali. Il nostro auspicio è che la nostra pagina venga subito riaperta e che non si decida più arbitrariamente chi possa o non possa avere visibilità nel mondo dei social. Spetta alla magistratura, e non ad altri, stabilire se un’organizzazione politica ha o meno diritto di esistere, ha o meno diritto di parola. Soltanto un giudice può appurare se un movimento istighi o meno all’odio razziale e vada quindi censurato. Facebook può agire in tal senso soltanto dopo un pronunciamento di un Tribunale”. 

Facebook è un’azienda privata che è comunque responsabile di ciò che viene pubblicato. Come pensate di regolarvi da adesso in poi per evitare altre vertenze legali?

“Mi pare che questa sentenza spazzi via ogni dubbio, sancendo che ogni soggetto politico partecipato dai cittadini, non può essere escluso da una piattaforma che ha un ruolo preminente sullo scenario politico nazionale. Quindi laddove un social viene a svolgere un servizio di carattere pubblico e politico, non può agire com logiche privatistiche. Insomma, il proprietario di un social può pure avere antipatia per un partito politico, ma non può decidere arbitrariamente di oscurarlo se non dietro autorizzazione dei giudici. Penso che il confine fra ciò che il privato può decidere sulla propria piattaforma e il dovere di garantire il pluralismo nel momento in cui si svolge un pubblico servizio, sia ora ben regolamentato”.

Passiamo alle Sardine. Non vi hanno voluto in piazza con loro domani. Siete dispiaciuti di questo?

Guardi, il nostro scopo è stato centrato in pieno ed era quello di dimostrare che queste Sardine non sono affatto apolitiche e plurali come vogliono far credere. Altro che libertà e partecipazione. Di fronte all’invito di un loro rappresentante che ha definuto la piazza inclusiva e aperta a tutti, CasaPound compresa, abbiamo annunciato la nostra partecipazione. Ecco che subito è arrivata la levata di scudi, la chiusura netta nei nostri confronti sulla base della natura antifascista delle Sardine. Insomma, alla fine abbiamo dimostrato che sono la quinta colonna di quella sinistra che, non avendo più il coraggio di scendere in piazza con i propri simboli, si nasconde dietro movimenti cosiddetti spontanei”.

Ma voi in piazza a San Giovanni domani ci sarete?

Se esponenti di CasaPound decideranno di andare in piazza nessuno potrà loro impedirlo. Non andremo ufficialmente con le nostre bandiere e i nostri simboli, quello certamente no, non lo abbiamo neanche fatto quando c’è stata la manifestazione della Lega. Chi di noi vorrà andarci sarà libero di farlo, anche se con le Sardine mi sembra impossibile parlare di temi politici”.

Anche voi ritenete che le Sardine non siano affatto un movimento spontaneo ma costruito a tavolino?

Di spontamneo qui non c’è assolutamente nulla. Lo dimostra anche la vicenda di CasaPound. Appena si è ventilata la possibilità di una nostra partecipazione, sono subito scesi in campo i presunti quattro leader per dire che non ci volevano, perché loro sono antifascisti e cantano Bella Ciao. Ma chi li ha eletti costoro? Abbiamo invece appurato che fra gli animatori ci sono esponenti del Pd e riconducibili a vario titolo all’area della sinistra. L’unico movimento davvero spontaneo che si è visto negli ultimi anni in Italia è stato quello dei Forconi”.

 

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