Lo sfogo di Ricolfi: anche lui contro il politicamente corretto e la censura

Politica

“L’Europa ci complica la vita con mille norme e noi ce la ricomplichiamo con un ulteriore diluvio di commi, paragrafi, adempimenti e procedure. Ma, naturalmente, prima di emettere la mia sentenza devo studiare”. E se lo dice un professore come Luca Ricolfi, da sinistra, allora il problema c’è ed è grosso. Insomma euro sì o euro no non è tanto questo il punto, c’è qualcosa che non va in generale e finalmente qualcuno lo può dire.

Ma la questione di comunicare liberamente sui temi, su ogni tema (escludendo ovviamente l’uso di espressioni violente, hate speech e quant’altro), non riguarda solo l’Europa. 

Sono anni che il clima è da caccia alle streghe non allineate. Lo sa bene chi vive in prima linea: in trincea gli orrori della guerra arrivano prima. Gli scomodi e controcorrente che non mandano il cervello all’ammasso delle tifoserie e delle strumentalizzazioni di parte, dei nuovi pre-potenti, possono testimoniarlo. Il pensiero non è più libero da tempo. Il dibattito non è gradito. Il dialogo è a senso unico.

Lo dice con altre parole lo stesso professore: “Siamo alla paralisi della comunicazione: che si parli dei gay o del clima tutti ripetono lo stesso blabla e se esci dal solco si alzano grida e strepiti. Siamo alla censura delle critiche, naturalmente nel nome della libertà”. Un cortocircuito che Ricolfi intende denunciare: il professore saluta, il fustigatore promette di non abbandonarci scrive Zurlo per Il Giornale.

Quanto al suo lavoro, avverte che ha in mente sei o sette libri da scrivere, “ma – dice – penso che il prossimo sarà un saggio sul politicamente corretto. Pochi giorni fa Federico Rampini ha definito l’America una collezione di minoranze suscettibili”.

Ecco a proposito di economica e stile di vita, il suo ultimo libro, “La società signorile di massa”, lo consigliamo vivamente. Ottima lettura. 

Un quadro inquietante per mettere a fuoco dati e problematiche dell’epoca moderna, moderna per modo di dire, involuta sarebbe più corretto come termine. Il tema della produttività è il grande dramma dell’ Italia. Vedremo ancora meglio a che livello siamo arrivati, il prof. ci sa fare con dati e algoritmi.

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