Usa-Iran, l’esperto Margelletti: “Trump si è spinto troppo oltre……”

Politica

“Nessuna vita americana o irachena è andata perduta e ci sono stati danni minimi. Le nazioni hanno sopportato troppo a lungo le azioni distruttive dell’Iran. Quei giorni sono finiti”. Ha esordito così il presidente Usa Donald Trump nel discorso agli americani in seguito all’attacco sferrato dall’Iran contro le basi militari statunitensi in Iraq come reazione all’uccisione del generale Soleimani. Chi si aspettava toni bellicosi e una dichiarazione di guerra in piena regola è rimasto forse deluso. Il discorso del Presidente è apparso duro ma a tratti distensivo. “L’Iran non avrà il nucleare finché sarò presidente” ha detto Trump annunciando nuove sanzioni contro Teheran. Poi però rivolgendosi al popolo iraniano ha detto: “Dobbiamo raggiungere un accordo che vi permetta di crescere e prosperare. Gli Stati Uniti sono pronti alla pace, con tutti quelli che la desiderano». Dunque nessuna risposta armata, soltanto nuove misure di carattere economico e la decisione di chiedere una presenza più massiccia della Nato in Medio Oriente. Pericolo scampato dunque? O dovremo aspettarci nuove provocazioni e un’escalation della tensione internazionale? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali, già consigliere strategico del Ministero della Difesa, esperto di scenari geopolitici.

Come giudica il discorso di Trump alla Nazione?

Ormai l’errore gli Usa lo hanno commesso e non si può più tornare indietro purtroppo. Un prezzo l’Occidente dovrà pagarlo”.

Quindi come giudica le dichiarazioni del presidente Usa? Distensive? Prudenti? Strategiche?

“Vuol dire che l’America non scatenerà una guerra, ma ciò non toglie che gli Usa si troveranno in condizioni molto complesse nel prossimo futuro”. 

Pensa che alla guerra si arriverà comunque?

Questo no, la guerra non ci sarà, ma gli americani avranno seri problemi a restare in Medio Oriente. Aumenteranno le ostilità nei loro confronti e dell’Occidente in generale”.

La risposta militare iraniana della notte scorsa come dobbiamo valutarla?

Se avessero voluto avrebbero potuto fare molti più danni. Direi che si è trattato di un intervento tutto sommato contenuto e tale da non provocare un innalzamento della tensione internazionale”.

Turchia e Russia sembrano al momento i due attori principali sullo scenario medio orientale. Qual è effettivamente il loro ruolo in questa delicatissima partita e a cosa potrà portare?

Guardi, il vero grande attore del futuro in Medio Oriente sarà la Cina. Russia e Turchia discuteranno in maniera approfondita essenzialmente di Libia”.

Perché pensa che la Cina assumerà un ruolo strategico?

Perché la Cina ha una strategia globale e anche una straordinaria capacità di implementarla, avendo soprattutto le risorse per farlo”. 

Pensa quindi che fra Pechino e Teheran si costituirà un asse strategico?

“Certamente con l’Iran i cinesi avranno una vicinanza maggiore rispetto a quella che possono avere con gli Stati Uniti. Su questo non c’è dubbio”.

L’Europa come si è comportata in queste ore e che ruolo può giocare?

“Nessun ruolo, l’Europa è stata totalmente assente”. 

E nella crisi libica?

“Assente anche su quel fronte”.

Haftar e Al Sarraj troveranno un accordo o vinceranno le armi?

“Un accordo mi pare molto difficile, a meno che non venga imposto dall’esterno”.

Chi vincerà dunque?

Adesso mi chiede troppo sinceramente. Dipenderà dagli equilibri esterni alla Libia”.

Da Putin ed Erdogan?

“Anche. I due hanno tutto l’interesse a diventare le potenze dominanti nel Mediterraneo. La mediazione saranno loro a trovarla e decideranno anche le sorti della Libia”. 

L’Italia in Libia ha ancora una partita da giocare o può ormai considerarsi fuori dai giochi?

“Dipenderà da quanto l’Italia vorrà impegnarsi. La palla sta nel nostro campo. Dobbiamo decidere se giocare in campo o limitarci a seguire dagli spalti la partita giocata da altri”. 

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