Prescrizione-caos. Leghisti, dem e grillini: nessuno in Bonafede

Politica

Un tempo la destra era sinonimo di ordine e legalità. Così sono nati i partiti conservatori che la storia dell’Occidente conosce.
Da noi il Msi venne premiato alle elezioni amministrative del 1993 e poi alle politiche del 94 (con la doppia sigla Msi-Dn-verso Alleanza Nazionale), in quanto partito pulito, estraneo alla corruzione di Tangentopoli e alternativo al consociativismo della prima Repubblica.
Era il partito dalle Mani pulite e del piccone-Cossiga.

L’abbraccio con Berlusconi snaturò per mere esigenze di governo, questo dna. E il centro-destra, a guida forzista, si trasformò in un fronte garantista, liberale, spesso artefice di operazioni di mero riciclaggio del personale della prima Repubblica (socialisti, democristiani).
Nei decenni a seguire, la sinistra spinse l’acceleratore sul giustizialismo, etico, democratico, moralista e moralizzatore. Questa impostazione sostituì completamente l’impianto socialista, comunista, progressista, basati sulla lotta di classe. Lo scontro tra padroni e lavoratori divenne lo scontro tra puliti e disonesti.

Il Pci-Pds-Ds e Pd, fece il verso alla prima Lega (forcaiola) e vide nel Cavaliere la fonte di tutti i mali: corruzione, libertinaggio, fascismo, autoritarismo, disuguaglianze. L’anti-berlusconismo fu progressivamente e irreversibilmente, garanzia di democrazia e moralizzazione della vita pubblica. La sinistra, in stretto contatto con la magistratura, si impossessò della bandiera di Mani Pulite (non a caso Di Pietro finì a sinistra). Col risultato di cambiare il bipolarismo italico: una sinistra giacobina e una destra libertaria.

E questa è storia. Chi ha ripreso oggi la parola “Onestà”? Chi combatte per la moralizzazione della politica (i tagli ai parlamentari, i costi della nomenklatura, i privilegi in genere)? E chi invece, è tornato nell’alveo del garantismo? I Grillini, di fatto, sono la moderna riedizione della sinistra post-comunista. Il Pd, nella sostanza, si è messo a fare il movimento post-berlusconiano. Per non parlare della nuova Italia viva, che sembra l’incarnazione della prima Forza Italia.

Ecco spiegato il senso del caos sulla riforma-Bonafede che è scoppiato mercoledì in Commissione Giustizia. Un voto che ha spaccato la maggioranza. I renziani (garantisti) hanno votato con gli azzurri e i sovranisti contro l’emendamento pentastellato, espressione del governo, mirato a sopprimere la proposta di legge di Costa, che avrebbe messo in seria difficoltà la riforma Bonafede.

E’ un vero spettacolo vedere sulla prescrizione come gli ex forcaioli leghisti e gli ex giustizialisti destristi difendano oggi i diritti degli imputati, e vedere come oggi gli ex giustizialisti di sinistra, si dividano in girotondini-moderati, come quelli del Pd, che hanno lavorato per arrivare ad un compromesso: la distinzione tra sentenze di condanna e sentenze di assoluzione per far scattare la prescrizione, e in giacobini, assolutamente irriducibili, vicini ai veri giacobini del momento: i grillini.
Ma d’altra parte, l’Italia ci ha abituato a cambi di casacca, di poltrone, transumanze di idee, spostamenti geografici. Siamo la patria del trasformismo e dell’illusionismo.

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