Craxi vent’anni dopo: chi sono i grandi assenti ad Hammamet

Politica

C’erano circa mille persone ad Hammamet per partecipare alla commemorazione del ventennale della morte di Bettino Craxi.

La cerimonia si è svolta nel cimitero cattolico della città, dove il leader socialista ha voluto essere sepolto, con la tomba che guarda verso il mare in direzione dell’Italia. Insieme alla vedova Anna e ai figli Stefania e Bobo sono arrivati quasi tutti i quadri dirigenti del vecchio Partito Socialista riuniti nonostante la diaspora degli ultimi vent’anni. C’erano il fedelissimo Ugo Intini, l’ex ministro e braccio destro di Craxi Claudio Martelli, il senatore Riccardo Nencini., Fabrizio Cicchitto, Margherita Boniver, Maurizio Sacconi. Ma erano presenti anche delegazioni di altri partiti, Forza Italia soprattutto (non c’era Silvio Berlusconi), rappresentata dalla capogruppo al Senato Anna Maria Bernini. Presenti anche gli azzurri Stefano Caldoro e Alessandro Cattaneo. C’era anche Armando Siri della Lega.

Presente anche il sindaco di Bergamo Giorgio Gori del Pd che però ha dovuto specificare di essere intervenuto a titolo personale e non come rappresentante dei dem. Ugualmente ha dovuto fare Gianni Pittella. Gori non ha mancato di criticare il Pd per non aver inviato una delegazione ufficiale all’evento. “Il Pd fa un errore se regala Craxi alla destra, ecco perché sono venuto ad Hammamet” ha tenuto a specificare.

Ma per il Pd è davvero così difficile fare i conti con la figura di Craxi? “Sono venuti in mille – ha detto Stefania – come quelli di Garibaldi. La testimonianza che Craxi é vivo, al contrario dei tanti morti che pretendono di discutere sui suoi errori prima ancora che sui loro”.

Tuttavia la figlia non ha potuto non evidenziare l’assenza di delegazioni del governo giallorosso. ”Grazie al ministro che era con noi questa mattina all’inaugurazione della mostra fotografica, in rappresentanza del governo tunisino che c’è sempre stato e c’era anche oggi contrariamente al Governo italiano vergognosamente assente” ha tuonato.

Ma del resto, visti i numerosi fronti aperti nella maggioranza, se ne poteva aprire un altro proprio su Craxi? Con i 5 Stelle contrari a qualsiasi possibile riabilitazione della figura dell’ex primo ministro? E con il Pd che continua ancora ad essere composto in larga parte da ex comunisti che negli anni di Mani Pulite stavano in televisione a puntare il dito contro Craxi e ad augurargli la galera? (i programmi di Santoro di quegli anni potrebbero davvero servire da archivio della memoria).

Stefania Craxi ha voluto però mostrare apprezzamento per  gesto di Giorgio Gori e gli ha reso pubblicamente grazie: “Voglio salutare il sindaco Giorgio Gori, un amico della giovinezza. Il suo gesto generoso, onesto e solitario fa emergere ancora di più quanto quel Pd ancora non è in grado di fare i conti con Craxi. Grazie Giorgio di essere qui”.

Il figlio Bobo ha voluto tenere i riflettori accesi sulle cause che determinarono la fine politica del padre: “C’è una duplice lettura – ha detto – siamo obbligati al ricordo e alla memoria, ma anche obbligati a ricordare che fu vittima di una persecuzione senza pari, come disse il presidente della Repubblica 10 anni fa”.

A distanza di venti anni dunque la figura di Craxi continua a dividere. Eppure ricordare l’ex leader del Psi non significa necessariamente riabilitarlo o stabilire che i giudici che lo inquisirono furono dei “malfattori”. Significa soltanto riconoscere il valore di un uomo politico e di un capo di governo che, nel bene e nel male. ha servito il suo Paese e ne ha anche accresciuto nel mondo il prestigio internazionale.

E fa decisamente una certa impressione notare che, fra i leader dell’ex Pci, vi sia ancora tanta difficoltà a riconoscere i meriti di Craxi separando la sua vicenda giudiziaria da quella politica. E si tratta poi degli stessi leader che firmano petizioni internazionali in favore del presidente brasiliano Lula, sostenendo che la sua esclusione dalla politica a causa delle vicende giudiziarie che lo vedono protagonista, è “ingiusta e antidemocratica”.

Sembra un paradosso, ma in Italia un’intera classe politica fu a suo tempo spazzata via dalle inchieste della magistratura, con la politica che, per convenienza e per codardia, preferì fare un passo indietro lasciando che fossero i magistrati a chiudere un’epoca storica e a seppellire un sistema di potere.

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