Prescrizione, Becchi: “Di Maio e Renzi hanno un nemico comune. Inizia con la C….”

Interviste

“Sapevamo che il sistema voleva cancellare le nostre leggi ma allora c’è una sola risposta: il popolo italiano, che deve manifestare pacificamente contro questo osceno atto di restaurazione che inizia con la questione dei vitalizi. Io il 15 febbraio sarò con voi”. Lo ha detto il ministro degli Esteri ed ex leader del M5S Luigi Di Maio in una diretta Fb. “Abbiamo fatto la prescrizione e vogliono cancellarla, abbiamo fatto il reddito di cittadinanza e vogliono un referendum per toglierlo” attacca l’ex capo politico che chiama tutti alla piazza. Nel governo insomma le cose si mettono male. Che significa la mossa di Di Maio? Un tentativo di ricompattare l’anima movimentista dei 5 Stelle contro la politica del compromesso di Conte e Grillo? Lo abbiamo chiesto al filosofo Paolo Becchi che ha pubblicato ultimamente, insieme a Giuseppe Palma, il libro “Ladri di Democrazia” edito da Historica, che evidenzia fra l’altro come Di Maio abbia subito il Conte 2 e le mosse di Grillo per scongiurare la ricomposizione della maggioranza con la Lega.

La prescrizione sembra stia mettendo in crisi l’esecutivo giallorosso. Fra Renzi e Bonafede è guerra aperta. Chi cederà?

La riforma Bonafede è sbagliata, l’ho sempre detto, e lo dimostra il fatto che a contestarla sono tutti, avvocati, magistrati, giuristi, costituzionalisti ecc. Ciò premesso, è evidente che il M5S non può tornare indietro su questo, perché perderebbe la faccia. Sarebbe la dimostrazione lampante di come, pur di restare al governo, i pentastellati sono pronti a svendere la loro identità, le loro battaglie, i loro principi. Sarebbe la fine”.

Nelle ultime ore è tornato in campo Di Maio che ha invocato la piazza a difesa delle battaglie del Movimento. Che significa?

Significa che Di Maio si sta rendendo conto di non poter continuare a lasciare campo libero a Conte. Perché, ormai è chiaro a tutti, come il premier stia lavorando per costruirsi un futuro politico a capo di un movimento di centro, all’interno di un’area di centrosinistra. E questo avverrà ovviamente a scapito dei 5 Stelle. Vedi il caso Fioramonti. L’ex ministro si è dimesso dal governo e ha abbandonato il Movimento, ma ha giurato fedeltà a Conte. Il quale da parte sua si è limitato a dire che Fioramonti doveva aspettare, che è stato troppo tempestivo. Ma è chiaro che il premier sta lavorando per andare oltre il Movimento. E Di Maio, che non è uno stupido, non ha nessuna intenzione di stare a guardare”. 

Sta dicendo che il ministro degli Esteri è pronto a far saltare il banco?

Non ho più avuto contatti con Di Maio, quindi non so esattamente cosa abbia in mente. Di certo lui ha subito tutte le scelte che sono state fatte da agosto in poi. Fosse stato per lui questo governo non sarebbe mai nato. Si è dimesso alla vigilia delle regionali ben consapevole di come, la sicura sconfitta in Emilia Romagna e in Calabria, sarebbe servita per sparargli addosso. Ma di certo non ha nessuna intenzione di farsi da parte. Si è tolto la cravatta per tornare al movimentismo delle origini”.

Qual è quindi la sua strategia?

“Quella di rilanciare le battaglie del Movimento. Di Maio è consapevole di come non si possa cedere sulla prescrizione, sui vitalizi, sul taglio dei parlamentari, sul reddito di cittadinanza, e di come sia necessario anteporre la coerenza alle poltrone. I 5 Stelle, anche se nel Paese non hanno più voti, sono comunque ancora la forza di maggioranza relativa in Parlamento, quindi non possono farsi dettare l’agenda dal Pd o da Renzi. L’unico modo che il M5S ha per rilanciarsi è tenere duro e non cedere”.

Ma così non c’è il rischio di far cadere il governo?

Se fossi in Di Maio avrei tutto l’interesse a far cadere l’esecutivo in modo da liberarsi politicamente una volta per tutte di Conte. Vede, sul premier io ho espresso dubbi sin dall’inizio, ho anche criticato Salvini per aver voluto il terzo nome, quando in realtà sarebbe stato molto più giusto che il premier lo avesse fatto Di Maio in quanto capo del primo partito italiano. Proposi loro anche l’ipotesi della staffetta. Invece hanno tirato fuori dal cilindro questo signore senza alcuna esperienza politica, che prima si è liberato di Salvini e poi di Di Maio. Quest’ultimo adesso ha un’ottima carta da giocare: impedire a Matteo Renzi di spuntarla sulla prescrizione e riconquistare fiducia e consenso fra la base delusa”.

Ma i voti di Renzi sono determinanti per tenere in piedi il governo. Quindi?

“Quindi adesso la partita si gioca tutta fra Bonafede e Renzi. Chi cederà per primo? Io penso che cederà facilmente Bonafede perché saranno Grillo e Conte a convincerlo al passo indietro per non mettere in crisi il governo. Di Maio lo ha capito e per questo ha convocato la piazza per stoppare l’operazione. E non è detto che alla fine la crisi non sia anche l’obiettivo di Renzi”.

Ossia?

“Il progetto di Conte è destinato a scontrarsi con quello di Renzi. Entrambi desiderano occupare uno spazio al centro ritagliandosi una leadership, ma non c’è posto per tutti e due. Conte potrebbe rappresentare per Renzi un pericoloso concorrente nell’area dei moderati e quindi non averlo più a capo del governo tornerebbe utile anche a lui. Tenga conto che, un’eventuale crisi, non necessariamente condurrebbe ad elezioni anticipate. Non è detto che non possa formarsi una nuova maggioranza in Parlamento con un altro Presidente del Consiglio”. 

Quindi Di Maio potrebbe rientrare in gioco a tutti gli effetti?

Di Maio sta ritornando in forma. Chiama la piazza e si riprende il partito. Per due anni si è dimenticato degli attivisti ma soltanto lui, con l’aiuto di Di Battista, può oggi recuperare il contatto con la base. Mentre le dirigenti romane, Lombardi e Taverna in testa, premono per un’alleanza stabile col Pd, lui vuole far capire che senza la revoca delle concessioni, senza blocco della prescrizione e ripristinando i vitalizi, non si va da nessuna parte. Chi sta portando il Movimento alla rovina non è lui, ma Grillo e i suoi fedelissimi, pronti ad affidare la guida alla Taverna”. 

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